Nel mirino Belize, Cambogia e Guinea

Pesca illecita, la Commissione Ue spara sanzioni e cartellini gialli

Avvertimenti a Corea del Sud, Ghana e Curaçao. Migliorano Figi, Panama, Sri Lanka, Togo e Vanuatu

[26 novembre 2013]

Un anno fa la Commissione europea aveva diramato un avvertimento ufficiale sulla pesca illegale e oggi ha indicato il Belize, la Cambogia e la Guinea come «paesi terzi non cooperanti i quali, nonostante l’intenso lavoro svolto dalla Commissione con le loro autorità nazionali per l’adozione di misure di gestione e di controllo della pesca efficaci, non hanno ancora ovviato ai problemi strutturali, né hanno dimostrato una reale volontà di affrontare il problema della pesca illegale». Ora la Commissione propone ora al Consiglio dei ministri europei di «Adottare misure commerciali nei confronti di questi tre Paesi per colpire i vantaggi commerciali derivanti da queste attività illecite».

La decisione su Belize, Cambogia e Guinea offre agli Stati membri dell’Ue uno strumento supplementare per verificare e, se necessario, rifiutare l’importazione di prodotti della pesca. La Commissione promuove un approccio coordinato e la sua proposta di introdurre un divieto di commercio, una volta adottata dal Consiglio europeo, si tradurrà nel divieto di importare nell’Ue  i prodotti della pesca catturati da pescherecci battenti bandiera dei 3 Paesi; inoltre, le navi europee dovranno cessare le attività di pesca nelle acque di Belize, Cambogia e Guinea e non saranno più possibili altre forme di cooperazione con questi Paesi, quali le operazioni di pesca congiunta o accordi di pesca.

Il regolamento 1005/2008 del Consiglio Ue, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Illegal, unreported and unregulated fishing – Iuu), costituisce uno strumento fondamentale nella lotta contro la pesca illegale, volto a consentire l’accesso al mercato dell’Ue unicamente ai prodotti della pesca che siano stati certificati come legali dallo Stato di bandiera o dallo Stato di esportazione interessato. Con queste decisioni, l’Unione non garantisce semplicemente il rispetto delle sue norme, ma anche il rispetto delle norme sulla pesca Iuu adottate dall’Onu e dalla Fao, in linea con i suoi impegni internazionali. Tutti i paesi identificati sono venuti meno ai loro obblighi in quanto Stati di bandiera, Stati di approdo, Stati costieri o Stati di commercializzazione e non hanno rispettato la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) né l’accordo delle Nazioni Unite sugli stock ittici.

In una nota la Commissione spiega che «La decisione è coerente con l’impegno internazionale dell’Ue di garantire lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca sia nelle sue acque che all’estero. L’approccio dell’Ue in materia di lotta contro la pesca illegale parte dall’assunto che la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Iuu) costituisce un’attività criminale su scala mondiale, deleteria non solo per i pescatori e i mercati dell’Ue, ma anche per le comunità locali nei paesi in via di sviluppo».

C’è da giurarci che molti Paesi non prenderanno bene queste sanzioni e questi avvertimenti, visto che le flotte pescherecce dell’Ue sono spesso accusate di sforare le quote fissate negli accordi con i Paesi terzi e anche di rifornirsi attraverso la pesca Iuu e di penetrare in aree riservate alla pesca artigianale locale o in aree marine protette. Inoltre spesso quelli accusati di Iuu sono Paesi piccoli e poveri, che subiscono più che essere protagonisti della pesca illegale, magari con accordi capestro con Paesi più grandi.

Nel 2012 l’Ue aveva emesso avvertimenti formali anche per Figi, Panama, Sri Lanka, Togo e Vanuatu, ma ora dice che questi 5 Paesi «hanno compiuto progressi credibili in stretta collaborazione con la Commissione. Questi paesi hanno avviato l’iter per adottare una nuova legislazione e hanno migliorato i sistemi di monitoraggio, controllo e ispezione. Per questo si è deciso di prolungare il dialogo con loro fino alla fine di febbraio 2014 e di valutare i progressi compiuti la prossima primavera».

Invece oggi è partito un avvertimento formale nei confronti di Corea del Sud, Ghana e Curaçao per mancato rispetto degli obblighi internazionali di lotta contro la pesca illegale. La Commissione dice di aver «constatato inadempimenti concreti, quali l’assenza di interventi per rimediare a carenze nel monitoraggio, nel controllo e nella sorveglianza delle attività di pesca, e propone azioni correttive per porvi rimedio. Questi “cartellini gialli” non comporteranno, in questa fase, misure commerciali. Come nel caso dei  Paesi elencati in precedenza, l’Ue lavorerà al loro fianco nell’ambito di un dialogo formale e di una cooperazione più intensa per risolvere i problemi riscontrati e attuare i necessari piani d’azione».

La commissaria Ue agli affari marittimi e alla pesca, Maria Damanaki, ha concluso: «Le decisioni odierne dimostrano la nostra determinazione nella lotta contro la pesca illegale. A subirne le conseguenze sono sia i pescatori locali che i pescatori dell’Ue e il mercato interno. Continueremo a fare pressione sui Paesi che alimentano la catena di approvvigionamento della pesca illegale in quanto Stato costiero, Stato di bandiera, o bandiera di comodo. L’Africa occidentale è stata individuata come un’importante fonte di pesca illegale ed è mia intenzione adottare ora lo stesso approccio nel Pacifico».