Il nuovo pesce farfalla delle profondità nel Papahanaumokuakea Marine National Monument

Nel più grande parco marino del mondo voluto da Obama, un patrimonio di biodiversità precedentemente sconosciuto

[8 settembre 2016]

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Gli scienziati del Bishop Museum e della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) hanno pubblicato su  ZooKeys lo studioPrognathodes basabei, a new species of butterflyfish (Perciformes: Chaetodontidae) from the Hawaiian Archipelago”, nel quale Richard Pyle e Randall  Kosaki  descrivono una nuova specie di pesce farfalla che vive nelle barriere coralline profonde  delle Northwestern Hawaiian Islands», nel Papahanaumokuakea Marine National Monument.

La scoperta è stata resa nota proprio mentre alle Hawaii è in corso il World conservation congress dell’International union for conservation of nature (Iucn) e dopo che, il  26 agosto, il presidente Usa Barack Obama ha decretato l’ampliamento del Papahanaumokuakea Marine National Monument da 139.797 miglia quadrate di 582.578 miglia quadrate, facendone l’area marina protetta più grande del mondo.

Pyle, del Bishop Museum e principale autore dello studio,  spiega che «I pesci farfalla sono il glamour  delle barriere coralline: Sono colorati, belli e sono stati molto ben studiati in tutto il mondo. Trovare una nuova specie di pesce farfalla è un evento raro».

Le barriere coralline di profondità – note anche come ecosistemi corallini mesofotici o coral-reef twilight zone  – si estendono a una profondità tra i  45 e i 150 metri e sono tra gli ecosistemi marini più scarsamente esplorati: sonoa una profondità maggiore di quanto la maggior parte dei subacquei possono avventurarsi e meno profondi rispetto alla maggior parte delle esplorazioni basate su Rov o sommergibili. Secondo la Noaa, «Queste barriere rappresentano una nuova frontiera per la ricerca sulla barriera corallina».

Kosaki, scienziato Noaa  e co-autore dello studio, è d’accordo: «Scoperte come questa sottolineano quanto poco siano esplorate e quanto poco sappiamo sulle nostre barriere coralline di profondità. Praticamente, ogni immersione profonda che facciamo avviene su una reef che nessun essere umano ha mai visto».

La “nuova” specie era stata osservata la prima volta in video girato da sommergibili con equipaggio più di 20 anni fa, a profondità di oltre 180 metri.  Allora Pyle era un biologo marino dell’università delle Hawaii e individuò subito il pesce come una potenziale nuova specie. Tuttavia, a causa delle alte profondità, ci sono voluti molti anni prima che dei subacquei, equipaggiati con rebreather elettronici avanzati a circuito chiuso, fossero in grado di raccogliere e conservare campioni, in modo tale da consentire la corretta documentazione scientifica di una specie non ancora descritta.

Recentemente, il “nuovo” pesce farfalla è stato rilevato regolarmente durante le immersioni esplorative profonde fino a 100 metri effettuate dagli scienziati subacquei della Noaa a Papahanaumokuakea. La descrizione del Prognathodes basabei  si basa su questi campioni  e il nuovo pesce prende il suo nome scientifico  da Pete Basabe, un esperto subacqueo locale, proveniente da Kona, che per anni ha assistito gli scienziati nella raccolta di pesci di barriera per numerosi studi ed esposizioni educative. Basabe, un subacqueo di profondità esperto,  è stato determinante nel fornire il supporto necessario per realizzare le immersioni che hanno portato alla cattura del primo esemplare del pesce farfalla  che oggi porta il suo nome.

Oltre ai campioni utilizzati per lo studio, esemplari vivi del nuovo pesce arfalla sono stati raccolti durante una spedizione Noaa a Papahanaumokuakea, nel giugno di quest’anno. I pesci sono ora in mostra al Bishop Museum di Honolulu e al Mokupāpapa Discovery Center a Hilo. Un altro esemplare è esposto nella mostra sulle barriere coralline profonde in corso al Waikiki Aquarium.

Kosaki conclude: «Questa nuova scoperta dimostra il valore della salvaguardia di grandi aree marine protette. Non solo proteggono la biodiversità, che già conosciamo, ma proteggono anche la biodiversità dobbiamo ancora scoprire. E c’è molto ancora da scoprire».