Sul mercato italiano sbarcato e venduto illegalmente pesce spada fresco durante il fermo pesca

Pesce spada, svelati i documenti Ue che provano la pesca illegale

Lo rivela Oceana

[29 ottobre 2014]

Mentre a Bruxelles gli Stati Membri dell’Ue discutono della gestione di specie ittiche altamente migratorie come  tonno rosso e pesce spada, Oceana, l’Ong internazionale per la difesa del mare,  rivela un rapporto della Commissione Europea «che prova come la flotta italiana clamorosamente violi le attuali misure internazionali di pesca in vigore per il pesce spada in Mediterraneo» Gli ambientalisti hanno avuto accesso alla documentazione dopo richiesta di accesso alle informazioni rivolta alla Direzione enerale are dell Commissione Ue.

Maria Jose Cornax, responsabile della  campagna pesca di Oceana Europa, sottoline che «L’UE dovrebbe essere la prima a richiedere all’Iccat (nternational Commission for the Conservation of Atlantic Tuna, ndr) misure di gestione atte a garantire il recupero del pesce spada in Mediterraneo dal momento che detiene il 90% della flotta che pesca questo stock e ha un obbligo legale sancito dalla PCP (Politica comune della pesca, ndr) di gestire gli stock a livelli che consentano di produrre il rendimento massimo sostenibile (Msy) entro il 2015 o il 2020 al più tardi. Al contrario, questo rapporto mostra che l’Ue – e l’Italia in particolare – pesca, sbarca e vende illegalmente questa specie già pesantemente sovra-pescata».

Secondo il rapporto di Oceana, « gli ispettori dell’Ue in missione nelle regioni dell’Italia meridionale durante marzo del 2013 hanno riportato le seguenti infrazioni durante la chiusura della pesca, iniziata il primo marzo:  Diffusa presenza di pesce spada del Mediterraneo sul mercato, sia di individui sotto-taglia che adulti; Sbarchi fino a 2 tonnellate al giorno per barca; Mancanza di documenti necessari: logbook, dichiarazioni di sbarco; Totale mancanza di intervento da parte delle autorità deputate al controllo».

Gli ambientalisti non hanno dubbi: «Il rapporto prova la totale violazione della chiusura alla pesca del pesce spada in Mediterraneo nel mese di marzo: una misura internazionale giuridicamente vincolante stabilita nel 2011 dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico (IccatT). Inoltre, il rapporto mostra come la mancata applicazione del regolamento favorisca l’entrata sul mercato locale di pesce spada pescato illegalmente a prezzi elevati fino a € 30/kg».

Secondo le associazioni ambientaliste è da più di 10 anni che nel Mediterraneo si pescano molti più pesci spada di quanto sia sostenibile ed Oceana evidenzia che «Questo stock è pescato senza nessun limite di cattura da una flotta autorizzata di oltre 12.000 imbarcazioni di cui il 90% battono bandiera europea. Le chiusure temporali della pesca non sono sufficienti a consentire la ripresa dello stock, specialmente considerando che 75% delle catture sono composte da individui di pesce spada giovanili che non avranno mai l’opportunità di riprodursi».

Il prossimo summit dell’Iccat si terrà a Genova  dal 10 al 17 novembre ed Oceana parteciperà al meeting come osservatore per reclamare la gestione precauzionale di tonno rosso atlantico e mediterraneo, pesce spada mediterraneo e squali, intanto l’Ong  esorta l’Ue  a «proporre al prossimo meeting Iccat misure in linea con l’obblighi legale dell’Ue di raggiungere livelli di gestione della pesca sostenibili entro il 2015 o 20120 al più tardi. Se queste misure non vengono messe in atto e adottate all’Iccat di quest’anno, non sarà possibile raggiungere questo obiettivo».

Ilaria Vielmini, scienziata marina di Oceana Europa, conclude: «E` ora evidente che le chiusure temporali alla pesca del pesce spada sono solo su carta. E’ arrivato il momento di mettere fine a questa farsa e introdurre un piano di gestione basato su limiti di catture e con un obiettivo di recupero chiaro. Altrimenti, la pesca non sarà mai correttamente regolamentata e il pesca spada del Mediterraneo non recupererà mai».