Petroceltic pagherà 5,16 euro per km/q per bucare i 373 km/q di fondale marino

Petizione per fermare le trivellazioni offshore alle Tremiti e a Pantelleria

Emiliano: «Renzi così evita solo il referendum prendendo in giro la volontà popolare»

[12 gennaio 2016]

trivelle Tremiti

La petizione “Fermiamo le trivellazioni di Tremiti e Pantelleria”, promossa dalla Federazione dei Verdi su change.org, invita a firmare per chiedere al ministero dello sviluppo economico di fermare le trivellazioni al largo dell’arcipelago delle Tremiti e di fronte all’Isola Pantelleria.

La petizione, che tra i ptrimi firmatari/promotori vede Giobbe Covatta, Angelo Bonelli, Syusy Bladi, Domenico Finiguerra, Vincenzo Fornaro, Fulvia Gravame, Simona Internò, Gregorio Mariggiò, Luana Zanella, Francesco Alemanni e Gianfranco Mascia, sottolinea che «il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato le ricerche di petrolio di fronte ad uno dei gioielli ambientali più’ importanti d’Europa: le isole Tremiti.  Il 22 dicembre 2015 con decreto n.176 e’ stato conferito il permesso B.R274.EL alla società Petroceltic Italia srl di fronte ad un paradiso ambientale e su una superficie di 373,70 Km/q ed in un’area dalla ricca biodiversità marina verranno utilizzate le tecniche piu’ devastanti come l’air gun per le ricerche di idrocarburi, e siccome siamo in periodo di saldi la Petroceltic Italia pagherà allo Stato italiano per bucare i 373 km/q di fondale marino, la cifra di euro 5,16 per km/q per un totale di 1928,292 euro l’anno.

Ma non finisce qui. Altri paradisi ambientali sono in pericolo perché sono in corso di autorizzazione permessi di fronte l’isola di Pantelleria per un’estensione di 4124 Km/q e nel golfo di Taranto per estensione di 4025 km/q a favore della Schlumberger Italiana. Sempre a Pantelleria è stato sospeso un permesso all’Audax Energy, non revocato, in attesa di un idoneo impianto di perforazione. In Italia sono vigenti permessi di ricerca per idrocarburi per un totale di 36.462 km/q di cui sulla terraferma sono 90 per un totale di 27.662,97 Km/q e nel sottofondo marino sono 24 i permessi per 8.800 Km/q: si sta perforando un territorio equivalente a quello della Lombardia e Campania messe insieme».

Secondo i Verdi, «L’Italia deve fermare le trivelle non i referendum, valorizzare i suoi tesori ambientali, tutelare l’economia della pesca, dell’agricoltura e del turismo che sono messe a rischio dalle tecniche invasive e distruttive di perforazione. Il futuro non e’ il petrolio, ma una politica energetica 100% rinnovabile perché la lotta ai cambiamenti climatici non si fa bucando la terra per trovare petrolio, ma avviando la modernizzazione dell’Italia che in questo campo è’ stata contrastata dalle lobby del petrolio».

Angelo Bonelli aggiunge: «Chiediamo al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governo di fermarsi e revocare le autorizzazioni concesse nell’area delle isole Tremiti. Il mare per l’Italia rappresenta un patrimonio unico che va tutelato e che non può essere svenduto a 5 euro al chilometro quadrato alle multinazionali che cercano petrolio. I permessi di ricerca non solo sono propedeutici alle trivellazioni ma attraverso la tecnica dell’airgun sono esse stesse devastanti per l’ambiente e la biodiversità marina.Per l’Adriatico, che è un mare “chiuso” e quasi senza ricambio, sarebbe urgente una moratoria europea alle trivellazioni perché il rischio di un incidente come quello del golfo del Messico lo esporrebbe a conseguenze catastrofiche. Il governo dimostri coraggio e seguendo quanto emerso dalla Conferenza di Parigi e si doti rapidamente di un piano energetico 100% rinnovabili, come stanno facendo molti paesi europei. L’Italia non deve perdere il treno della conversione energetica perché fare a meno del petrolio e dei combustibili fossili non solo è possibile ma può essere una straordinaria occasione di progresso, innovazione e benessere oltre che uno straordinaria opportunità per creare tantissimi nuovi posti di lavoro».

Ma l’attacco alla posizione del governo sule trivellazioni offshore arriva anche dal presidente PD della Regione Puglia, Michele Emiliano che,  intervistato da Giovanni Minoli a Mix24 su Radio24.  Ha detto: «Lo dice lo stesso governo che è una follia, perché dopo aver autorizzato moltissime trivellazioni e dopo che le regioni avevano, per la prima volta nella storia d’Italia, chiesto un referendum – 10  regioni delle quali 9  governate dal PD avevano chiesto il referendum – a un certo punto il governo aveva deciso di fare marcia indietro e ha presentato nella Stabilità un emendamento».

Per Emiliano Renzi avrebbe tradito o patti: «Praticamente quando il governo, resosi conto della reazione delle regioni che hanno chiesto il referendum, ha tentato di evitarlo anche per evitare la coincidenza tra il referendum sulle trivelle e il referendum sul mutamento costituzionale, sostanzialmente si è detto allora torniamo indietro, facciamo l’emendamento nella Stabilità e revochiamo tutte le autorizzazioni finora concesse. Dopodiché quest’operazione in qualche modo è stata parata dal governo stesso e il 22 dicembre, cioè il giorno prima dell’approvazione della legge di Stabilità, con l’emendamento che chiudeva questa situazione incresciosa, praticamente in questa maniera si salvano tutte le autorizzazioni già concesse e quindi si evita solo il referendum prendendo in giro la volontà popolare».