Piani di bacino, ruolo delle province, parchi: c’è qualcosa che non torna

[30 ottobre 2013]

Legambiente ha manifestato più d’una perplessità per la decisione della regione Liguria e di quella Toscana sul Magra dove da anni ha opera una autorità di bacino che riguardava la gestione di entrambe le sponde.

Il Magra invece non era gestito unitariamente per quanto riguardava e riguarda le aree protette perché la parte ligure era ed è gestita da un parco regionale mentre quella Toscana solo da qualche ANPIL. Di questi temi si è occupato per alcuni anni un Centro studi sulle aree protette fluviali presso il parco di Montemarcello-Magra che ebbi l’onore di dirigere e che approfondì seriamente questi temi –non solo nella dimensione locale- sollecitando entrambe le regioni a raccordarsi sia per il piano di bacino che per una pianificazione congiunta delle rispettive aree protette. Ciò che emerse con grande chiarezza dalle ricerche e iniziative del Centro Studi è che la pianificazione dei bacini idrografici come dei parchi e delle aree protette ha senso e incidenza effettiva solo se opera non sulla base dei confini amministrativi ma di quelli ambientali.

Oggi come denuncia Legambiente con decisione sottratta a qualsiasi consultazione e approfondimento da parte delle due regioni si è proceduto invece seguendo criteri ‘amministrativi’ accentuando quegli elementi di separatezza mai del tutto superati.

In questi giorni stando alle dichiarazioni del ministro Delrio le province stanno per fare fagotto e lasciare il posto ad una gestione dei comuni delle loro attività; le province diventeranno agenzie dei comuni ovviamente non a carattere elettivo. Ecco un altro aspetto che anche a prescindere dalle implicazioni costituzionali apre non pochi interrogativi sulle programmazione e pianificazione dell’area vasta. Dalla dimensione locale si passerà a quella regionale con implicazioni –vedi le polemiche in Toscana- tutt’altro che chiare ma soprattutto tutt’altro che rassicuranti.

Infine si sta discutendo al senato sul ruolo dei parchi e delle aree protette con il rischio di stravolgere per più versi proprio il loro ruolo pianificatorio.
Insomma il panorama nazionale e regionale per quanto riguarda il governo del territorio e proprio in un momento mai così turbolento e rovinoso non appare davvero confortante.

Ecco perché le denunce non bastano se non si tornerà presto ad un confronto serio e non clandestino tra tutti i livelli istituzionali.