L’amministrazione deve decidere

Piano cave a Livorno, che fare col nuovo sito estrattivo a Gozzone?

[6 settembre 2013]

La sostenibilità intesa come convergenza di interessi ambientali, sociali ed economici ancora una volta può rappresentare il faro per illuminare la strada da intraprendere: certo, nessuno ha la bacchetta magica, ed il caso della potenziale apertura di una nuova cava in località “Il Gozzone ” a Castelnuovo della Misericordia, legata all’adozione del piano cave della provincia di Livorno, si presenta complesso. A contrapporsi sono diverse concezioni di sviluppo del territorio con opportunità di lavoro che pare siano alternative. Da una parte ci sono i lavoratori della Donati Laterizi, cassa integrati o con contratto di solidarietà, il cui futuro dipende direttamente dalla vicenda della nuova area estrattiva. Dall’altra le imprese agricole presenti sul territorio, che rischiano di vedere compromessi gli investimenti effettuati od in procinto di effettuare, con ripercussioni anche in questo caso sull’occupazione e deprezzamento delle proprietà.

A difendere questi ultimi interessi sono scese in campo le organizzazioni dell’agricoltura Cia, Coldiretti e Confagricoltura, che nei giorni scorsi hanno fatto presente le loro perplessità al presidente della Provincia di Livorno Kutufà, all’assessore all’Agricoltura Pacini e l’assessore alla Difesa del suolo Sposito. Le associazioni sostengono che lo sviluppo di un territorio come quello delle colline di Rosignano Marittimo deve necessariamente passare attraverso la valorizzazione delle attività agricole e agrituristiche. Una zona di alto pregio, inserita nel Parco delle Colline Livornesi, non può essere danneggiata dall’uso estrattivo, con tutto quello che comporta in termini di impatto ambientale.

«Non sarebbe comprensibile un eventuale ripensamento da parte del comune di Rosignano Marittimo, che a suo tempo aveva espresso la propria contrarietà ad un ulteriore sfruttamento estrattivo nel proprio territorio comunale- ha dichiarato Cinzia Pagni, presidente Cia- tra l’altro in una area sottoposta a vincolo paesaggistico».

Il direttore di Coldiretti Aniello Ascolese, ha espresso  rammarico per la mancata attenzione al mondo agricolo mentre il direttore di Confagricoltura, Paolo Rossi  ha invitato le amministrazione a prendere una decisione «e non rimandare una questione che per effetto delle norme rischia di essere assunta dalla Regione Toscana; l’ultima parola deve spettare comunque alle comunità locali».

Le associazioni sono ovviamente preoccupate anche per i lavoratori della Donati Laterizi e quindi hanno avanzato una proposta alternativa. A loro avviso  un migliore utilizzo dell’attuale sito estrattivo in Località Staggiano, risolverebbe le problematiche, coniugando le esigenze di salvaguardia ambientale, con quelle economiche della impresa di laterizi, presente in località Gabbro.

La politica e quindi in questo caso l’amministrazione provinciale, deve dare risposte ad alcune domande che sono palesi: sono coniugabili le attività suddette (attività estrattive, agricoltura, agriturismo) nel territorio interessato? Quale vincoli ci sono sul territorio e quale sviluppo (che non deve essere contrapposto alla tutela ambientale) si propone per l’area? Ci sono alternative alla localizzazione del sito e soprattutto ci sono alternative alla tipologia di materiali estratti dalla cava vergine, ad esempio utilizzando inerti di riciclo? I lavoratori dell’azienda possono trovare reimpiego in altri settori?

Nessuno deve essere lasciato solo ma qui si tratta di fare delle scelte di governo del territorio, trovare un “punto di caduta” che tuteli il più possibile – e in modo sostenibile – i legittimi interessi in gioco e poi decidere, sapendo che comunque ogni decisione ha un prezzo.