Piano del paesaggio toscano, domani l’incontro col ministero. L’ultimo appello ambientalista

[16 marzo 2015]

Il Piano del paesaggio della Toscana ha continuato a subire modifiche prontamente condannate dagli ambientalisti nei giorni scorsi, quando in commissione Ambiente è saltato anche l’ultimo tappo fissato dal presidente Rossi, ovvero il tabù della riapertura (e addirittura ampliamento) delle cave marmifere sulle vette apuane oltre i 1.200 metri di quota. Spinta dagli strali della Confindustria – «Il futuro dell’industria apuo-versiliese è in serio pericolo» – la patata bollente ora passa nelle mani del governo, nella persona di Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali.

«Ho concordato con lui un incontro per martedì mattina – ha dichiarato il presidente Rossi – Com’è noto, il Piano del paesaggio si potrà approvare solo con l’intesa con il ministero. Ciò ci consentirà di evitare passi falsi e bocciature postume come purtroppo già avvenuto per il lavoro svolto nella precedente legislatura, quando il Ministero non riconobbe il piano perché elaborato senza l’intesa. In ogni caso la mia opinione è semplice: qualora i contrasti non fossero ricomponibili in una formulazione condivisa ritengo sia preferibile tornare al testo esistente, quello già approvato in consiglio regionale da una larga maggioranza e dall’assessore Marson».

Una possibilità che in questo momento sembra l’ultimo baluardo rimasto a difesa delle posizioni ambientaliste, le quali però rilanciano proprio alla vigilia dell’incontro ministeriale. Venticinque grandi firme si sono riunite rivolgendo «un ultimo accorato, vibrante appello al Consiglio regionale toscano affinché non indebolisca gli strumenti di tutela di un piano paesaggistico così a lungo studiato e approfondito in anni di “buona urbanistica”, rendendo tutto quanto inutile. Per questo rivolgiamo con forza lo stesso appello al ministro Dario Franceschini e al sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni affinché non lascino perpetrare questo nuovo e più generale attentato alla bellezza storica dei paesaggi toscani».

«Il paesaggio – osservano – è strategico: la Toscana può rappresentare un esempio positivo per tutti sul piano paesaggistico e territoriale, oppure dare, all’opposto, un segnale politico e culturale negativo disastroso a tutto il mondo, tornando ad assecondare (e non a governare) processi in atto da anni che ne consumano e ne dissipano i beni primari, a cominciare dal suolo […]Il piano proposto dalla Giunta regionale toscana, dal presidente Enrico Rossi, dall’assessore Anna Marson, nasce dal Codice per il Paesaggio e dalla co-pianificazione da esso prescritta fra Ministero e Regioni. Il MiBACT vi è dunque direttamente implicato e ne è corresponsabile. Non può lavarsene le mani. E’ una classica riforma senza spesa che può decidere per decenni del destino di una regione-simbolo spronando anche le altre, sinora lontane, a parte la Puglia, da questo civile traguardo previsto in origine ben trent’anni fa con la legge Galasso lasciata colpevolmente cadere aprendo il varco ad ogni sorta di brutture speculative. Non lasci, signor ministro, ripetere quella storia avvilente e dissipatrice di beni comuni».

E sulla stessa linea d’onda si schiera di nuovo anche Green Italia, che in una nota firmata da Monica Frassoni, Fabio Granata, Annalisa Corrado e Oliviero Alotto definisce ormai il testo stravolto del Piano paesaggistico come «vergognoso».

«L’approvazione del testo attuale, che accoglie le istanze espresse da quanti vogliono proseguire nello sfruttamento speculativo delle coste, delle colline, delle zone boschive, delle cave, dei bacini fluviali, renderebbe nei fatti più debole anche l’ambiziosa e innovativa legge urbanistica regionale approvata lo scorso novembre, finalmente indirizzata a mettere un freno al consumo di suolo e alla cementificazione selvaggia del territorio.  Come hanno ben sottolineato anche 25 intellettuali stamattina (tra cui Montanari e Settis), con il loro accorato ed indignato appello, il Paesaggio, bene non rinnovabile, e’ un tassello imprescindibile del patrimonio culturale e della stessa identità toscana e nazionale e va difeso e tutelato secondo i principi della Costituzione, della convenzione europea sul Paesaggio e del buon senso, e di questo dovrebbe farsi garante senza indugi il governatore della Toscana Enrico Rossi, fin troppo timido sulla vicenda, in difesa del lavoro di altissimo livello della assessore Anna Marson». Questione di ore ormai, e il paesaggio toscano – in un senso o nell’altro – scoprirà i propri orizzonti.