Piano per la conservazione e la gestione del lupo, Legambiente: «Il documento è migliorato»

«Ma dove sono risorse economiche e chiare indicazioni operative per prevenire i conflitti con gli allevatori e fermare il bracconaggio?»

[24 gennaio 2017]

Andrà in discussione nella giornata di oggi, in Conferenza Stato Regioni, la nuova bozza elaborata nel novembre 2016 del “Piano d’azione nazionale sulla conservazione e gestione del lupo” che rappresenta uno strumento importante per vincere la sfida della tutela di questa specie in Italia e in Europa, ancora oggi vittima di persecuzioni, avvelenamenti e bracconaggio.

E’ un tema delicatissimo e centrale nel rapporto tra attività produttive e presenza di fauna selvatica poiché negli ultimi anni, il successo internazionale in tema di conservazione della biodiversità, che ha portato alla ricomparsa del Lupo in intere zone dell’Appennino ha anche rappresentato un motivo di scontro con gli allevatori e di illegalità con fenomeni di bracconaggio.

Occorre innanzitutto segnalare che il Piano, per imposizione del Ministero dell’Economia e Finanza, non prevede l’individuazione di risorse economiche, indispensabili per l’attuazione delle diverse misure previste. Quindi si dice cosa bisognerebbe fare ma non si danno gli strumenti materiali per farlo: una bella contraddizione per un Piano! Il precedente Piano nazionale del 2002 fallì anche e soprattutto per la mancanza di attori, tempi e risorse chiaramente predefinite.

La nuova bozza di Piano presenta notevoli miglioramenti soprattutto perché valorizza azioni innovative per la riduzione dei danni e applica metodiche di accertamento e indennizzo del danno già sperimentate positivamente dalle aree protette attraverso l’esperienza del progetto comunitario Life Wolfnet

Inoltre lo stesso Piano mantiene ancora il capitolo III.7 relativo alle “Deroghe al divieto di rimozione di lupi dall’ambiente naturale”, seppur migliorato e ricondotto alla situazione attuale e già codificata all’interno della Direttiva Habitat: in pratica, nel Piano, si indica la possibilità di sopprimere esemplari di lupo in quanto previsto da sempre dalla direttiva europea in questione. Una possibilità, va detto, che il Ministero dell’Ambiente, in tutti questi anni, non ha mai esercitato non essendo la specie ancora fuori pericolo (condizione questa che per effetto della stessa direttiva esclude la possibilità di abbattimento) poiché ancora a rischio in molte aree del nostro Paese dove si contano annualmente oltre un centinaio di esemplari morti per cause non naturali (bracconaggio, incidenti stradali…).

Il capitolo III.7 sulla rimozione di lupi dall’ambiente naturale, se permanesse tra le azioni possibili nei cinque anni di durata del Piano deve, a nostro avviso, chiaramente esplicitare che per far ricorso alla deroga l’Ente richiedente deve dimostrare, in modo oggettivo, l’attuazione delle misure di prevenzione del conflitto in tutte le aziende del territorio e delle misure per la riduzione del randagismo canino, per il quale al momento si rimanda ad un generico, e non vincolante, criterio sulla valutazione di dati di presenza su cani randagi e vaganti.

Serve perciò un protocollo operativo, chiaro e condiviso, che stabilisca il percorso da seguire e le prescrizioni da ottemperare affinché le Regioni, come estrema ratio e dopo aver dimostrato l’inefficacia di tutti le altre azioni previste, devono seguire per poter ottenere dal Ministero la deroga che, per come la definisce la Direttiva Habitat, non è un obbligo ma una eventualità.

Tutte quelle misure che, come dicevamo, non hanno a diposizione risorse per essere attuate e che quindi risulteranno gioco forza inefficaci spianando la strada all’abbattimento!!!!

Legambiente chiede quindi al Ministro e ai Presidenti delle Regioni di porre particolare attenzione agli aspetti segnalati, trovando risorse che ci consentano realmente politiche preventive quali la difesa dei domestici (cani da pastore, recinzioni, ricoveri provvisori, presenza dell’uomo, ecc.) per far si che l’approvazione del Piano possa segnare una forte e coerente azione in seno alle politiche di conservazione della natura in Italia e non rappresentare una inutile forzatura o, peggio, creare l’ennesimo conflitto in seno in cui a farne le spese alla fine sarà il lupo!

di Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, per greenreport.it