Piano lupo: le Regioni bloccano tutto rinviando. Esultano i pasdaran anti-lupo di Alto Adige e Veneto

Wwf, Lav e Enpa vedono il bicchiere mezzo pieno

[7 dicembre 2017]

Rinviato l’accordo sull’ultima versione del Piano lupo presentato ieri dal ministero dell’ambiente alla Conferenza Stato-Regioni, di fatto le regioni bloccano il Piano e  il presidente della Liguria Giovanni Toti ha spiegato che «Ci sono pareri discordanti perché “non c’è un’intesa unanime. C’è chi è più penalizzato come le regioni agricole del Nord, ci sono altre regioni dove le ragioni degli ambientalisti hanno fatto più breccia: vi è tutto un lavoro ancora da fare».

La solita Italia che invoca decisioni immediate e irrevocan bili ma che poi, quando viene presentata una sintesi di una discussione/confronto lunghissima, sceglie di non scegliere in nome di un localismo che ha ben pocop a che vedere con la gestione scientifica di una specie.

Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), ha ammesso che «Non vi è accordo tra le Regioni quindi è inutile andare a disputare su una questione che è meglio approfondire ulteriormente. Rinviamo il punto, non vi è una condivisione unanime tra le diverse regioni e vogliamo ulteriori approfondimenti. Incontreremo le associazioni nei prossimi giorni».

Il Wwf vede il bicchiere mezzo pieno: « È importante che la Conferenza Stato Regioni abbia deciso di non forzare la mano su un Piano di gestione del lupo nella versione che ancora prevedeva abbattimenti. Ora è necessario riaprire al più presto il confronto per arrivare ad un Piano senza abbattimenti ed in tal senso le dichiarazioni del presidente della Conferenza, Stefano Bonaccini, sono certamente positive».

Ma secondo gli ambientalisti «Non si può sprecare altro tempo perché si rischia di prolungare e amplificare i conflitti che spesso, purtroppo, sfociano in uccisioni illegali: un piano lupo, dal quale devono essere eliminati gli abbattimenti, serve, con urgenza, per dare gambe e finanziamenti ad una tutela vera ed efficace della specie simbolo italiana e a prevenire i conflitti. E’ assurdo che poche regioni, convinte, irragionevolmente, di risolvere i problemi condannando a morte i lupi, abbiano affossato uno strumento che, depurato dai riferimenti agli abbattimenti, avrebbe senz’altro aiutato anche gli allevatori. Il Wwf continuerà ad impegnarsi affinché sia affrontato il grande tema della coesistenza tra uomo e grandi carnivori nel terzo millennio e affinché gli aspetti positivi del lavoro fatto in questi mesi non vadano sprecati. Nel frattempo, grazie all’aiuto di volontari e sostenitori, il WWF continuerà ad impegnarsi per supportare misure di prevenzione e ricerca scientifica, mettere in sicurezza tratti stradali a rischio e contrastare il bracconaggio con le proprie guardie volontarie e con azioni del proprio ufficio legale».

Posizioni che dovranno fare i conti con quelle dei pasdaran dell’abbattimento dei lupi  – che, è inutile nasconderselo, sono quelle che hanno determinato il nuovo rinvio del Piano Lupo – ben rappresentate dal’assessora della Provincia autonoma di Bolzano, Martha Stocker, secondo la quale «L’attuale versione del piano non consente una adeguata tutela per gli animali di allevamento. Alla Provincia di Bolzano è riuscito di ampliare l’alleanza delle Regioni che rifiutano l’attuale proposta di piano: a Trentino e Val d’Aosta si sono aggiunte Toscana e Veneto».

Anche se il “rischio lupo” sembra inesistente in Alto Adige, dove Tra il 2010 e il 2016 si è registrata annualmente la presenza di 2 o 3 esemplari di lupo, saliti a 7/8 nel 2017, la Schuler ha inviato una lettera alle altre Regioni per chiedere regole condivise nella gestione del lupo: «Il piano deve essere realistico e attuabile, compresa la possibilità dei prelevamenti. Servono chiare competenze a livello locale nella gestione dell’animale nei 1736 alpeggi dove pascolano mucche e pecore, perché la situazione non si combina con lo sviluppo del lupo».

Ma sembra essere il Veneto ad aver preso la testa della crociata anti-lupi: l’assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, ha detto che quello presentato dal ministero dell’ambiente è «Un piano non aggiornato, ambiguo, privo di adeguata copertura finanziaria, lesivo dell’autonomia e della specificità dei diversi territori. Ecco perché la Regione Veneto ha ribadito il proprio dissenso.  Sono soddisfatto che la decisione sul piano formulato dal ministero dell’Ambiente sia stata rinviata a tempo indeterminato perché si tratta di un documento datato, costruito con dati generici e non aggiornati. Basti pensare che, per quanto riguarda il Veneto, il piano evidenzia solo la presenza del branco in Lessinia, mentre la situazione attuale vede la presenza di altri 5 branchi riproduttivi tra Lessinia orientale, Altopiano di Asiago, Massiccio del Grappa, Valbelluna e Val di Fassa. Inoltre, il piano non è chiaro su chi debba pagare i costi del programma di monitoraggio genetico, né riconosce sufficiente autonomia alle Regioni e alle Province autonome nell’adattare le azioni risarcitorie e gli interventi di prevenzione alle esigenze dei propri territori. Ma il punto più debole del piano proposto dal ministero dell’Ambiente sta nell’aver subordinato l’eventuale autorizzazione in deroga a contenere la presenza del lupo alla preventiva adozione di strumenti di prevenzione. Un principio inattuabile, là dove le azioni di prevenzione (recinti elettrificati, cani pastore, ricoveri notturni e strumenti di dissuasione) risultino inapplicabili e inefficaci».

In un comunicato la Lega antivivisezione –  Lav fornisce una versione diametralmente opposta rispetto al “successo” rivendicato dagli assessori altoatesino e veneto: «Siamo riusciti a sventare un secondo disperato tentativo delle Regioni Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, di dare il via libera – sul filo della Legislatura in dirittura d’arrivo –  al Ministro Galletti per autorizzare le uccisioni legali dei lupi in Italia, dopo 46 anni di integrale protezione» e  dopo aver incontrato alcuni pPresidenti di Regione prima della Conferenza Stato-Regioni, «esprime la propria soddisfazione per aver contribuito a sventare questo nuovo pericolo, attraverso i colloqui diretti e con la campagna social #CacciaunNO».

L’associazione animalista assicura che «pur soddisfatta, continuerà a vigilare con la massima attenzione su questo tema: “Un risultato importantissimo, che scongiura ancora una volta quella che sarebbe stata una gravissima apertura al “bracconaggio di Stato”, dimostrando chiaramente quale sia la posizione della maggioranza delle Regioni, e dei cittadini da esse rappresentati, mobilitati ormai da mesi insieme alle associazioni in un inequivocabile e fermo NO alle uccisioni dei lupi».

Anche l’Ente nazionale protezione animali ha apprezzato le decisioni della Conferenza Stato-Regioni di rinviare il voto sul piano lupi e «In particolare, l’associazione raccoglie l’invito espresso dal presidente Bonaccini e conferma la propria disponibilità a incontrare le istituzioni per trovare una soluzione condivisa, ma senza alcuna possibilità di uccisioni. Non solo convivere con i lupi è possibile, ma ci sono anche metodi scientifici non cruenti ed efficaci che permettono di evitare possibili situazioni problematiche. Da mesi il ministro Galletti, venendo meno ai propri doveri istituzionali, rifiuta di interloquire con il mondo animalista e ambientalista. Un rifiuto di dialogo di cui si avvantaggiano gli allevatori estremisti e i bracconieri. Ci auguriamo di cuore che le parole di invito al confronto pronunciate oggi dal presidente Bonaccini aprano una fase nuova».

Agli sgoccioli della legislatura, resta da capire chi gestirà questa “fase nuova” e, se saranno gli amici dei leghisti veneti, per il lupo saranno dolori…