Servono scelte chiare e risorse economiche adeguate per attuare quanto previsto nel Piano

Piano lupo, Legambiente e Wwf: approvarlo stralciando le deroghe sugli abbattimenti

Le esperienze maturate in questi anni dimostrano è possibile la convivenza lupo – allevamenti

[6 dicembre 2017]

Il ministero dell’Ambiente ha convocato la Conferenza delle Regioni per approvare una nuova stesura del Piano per il lupo che ha accolto gran  parte delle richieste regionali  e che prevede »la sospensione per due anni della decisione sulla  possibilità del ricorso alle deroghe per il prelevamento dei lupi», Si andrebbe così incontro alle richieste delle associazioni ambientaliste e della maggioranza delle Regioni, dato che a quanto pare la nuova stesura del Piano prevede per i prossimi due anni un monitoraggio delle popolazioni di lupi  grazie a uno stanziamento di 1,5 milioni di euro fino al 2020, mettendo cosi da parte le richieste di abbattimenti di “quote” o esemplari di lupi avanzate da Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e province di  Trento e Bolzano.

Legambiente ricorda che «Dopo anni di discussioni e nonostante i ritardi accumulati, oggi le Regioni sono chiamate ad esprimere il loro parere definitivo sul Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, Piano che deve essere approvato dalla Conferenza Stato Regioni senza che vengano accettate le richieste della regione Toscana e delle province autonome di Trento e Bolzano che chiedono la deroga per abbattere il 5% della popolazione di lupo presente nei loro territori».

Secondo il Cigno Verde, «Si tratta di una richiesta senza senso dal punto di vista scientifico oltreché sbagliata dal punto di vista etico e politico, poiché l’abbattimento non aiuta ne tutela questa specie e ancor meno risponde alle difficoltà degli allevatori delle aree interne. Si tratta di una richiesta avanzata da chi pensa di risolvere i problemi della gestione della fauna selvatica senza affrontare la complessità della convivenza tra lupo e allevamenti, ma cerca scorciatoie populistiche che non tengono conto dell’approccio scientifico alla conservazione di specie protette a livello internazionale».

La presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, evidenzia che «In questi anni il nostro Paese ha maturato esperienze significative per la conservazione dei grandi predatori, lupo e orso, sono stati sperimentati interventi e metodiche di grande interesse riconosciute a livello Comunitario come nel caso del Life Wolfnet, e per questa ragione non comprendiamo l’irragionevolezza di chi continua a chiedere la deroga sugli abbattimenti. Alle Regioni chiediamo perciò di adottare il Piano senza le deroghe e al Governo di garantire le risorse necessarie per realizzare le azioni di tutela del lupo e attuare tutte le misure previste a supporto degli allevatori».

Anche il Wwf chiede che il Piano Lupo venga approvato al più presto, ma «escludendo il ricorso agli abbattimenti in deroga, che non risolvono i problemi della convivenza tra lupo ed attività produttive, come dimostrano le esperienze negative della Francia e di altri paesi europei. Al contrario i casi di prevenzione, dove attuati seriamente e sfruttando gli ingenti fondi europei già disponibili per gli allevatori, hanno dimostrato un netto calo dei danni, come ad esempio in Piemonte, Emilia-Romagna e nel Grossetano, consentendo di ricorrere agevolmente agli indennizzi per i pochi casi irrisolvibili».

Il vicepresidente del Wwf Italia, Dante Caserta, conclude: «E’ un momento cruciale per il futuro del lupo in Italia, Chiediamo che il Piano venga approvato con fondi adeguati per monitoraggi coordinati e per la messa in opera da subito delle migliori misure di prevenzione, rimboccandoci le maniche tutti insieme per minimizzare i conflitti e ridurre drasticamente il bracconaggio. Solo così dimostreremo che la convivenza è possibile e potremo mettere la parola fine (con buona pace di chi la cavalca per i propri interessi) ad una ‘guerra del lupo’ che sta andando avanti da troppo tempo e le cui principali vittime sono da un lato questi splendidi animali e dall’altro gli stessi allevatori, a cui vengono promesse soluzioni che in realtà non risolvono proprio nulla».