Dal sì di Rifondazione e centro-sinistra al “nì” di Forza Italia

Piano del Paesaggio, le reazioni della Toscana

I berlusconiani: «Abbiamo stravolto il lavoro fatto dalla giunta. Scampato il pericolo mortale»

[3 luglio 2014]

Secondo  Monica Sgherri, di Rifondazione Comunista  e Capogruppo di “FdS” in Consiglio Regionale, il nuovo Piano del Paesaggio della Toscana adottato ieri «Rappresenta una importante svolta anche culturale, per la modalità di lavoro che ha condotto a questi risultati e per gli obbiettivi per il presente e per il futuro che il Piano si è posto: basato su un quadro cognitivo puntuale e ricco; articolato su venti ambiti di paesaggio della Toscana che valorizzano l’identità collettiva dei luoghi, fatta di paesaggio rurale, policentrismo degli insediamenti, bacini idrografici, ecc. Un concetto, quello di identità collettiva, che è sì da tutelare ma facendola vivere e sviluppare, guardando quindi al futuro e non puntando a una fotografia statica dell’esistente, quindi non a vincoli de contestualizzati tesi a una museificazione del territorio. Un buon risultato, alla luce anche dei molti tentativi di far “saltare il banco” che sono venuti da fuori e non solo, con l’obbiettivo di non arrivare all’adozione, e poi all’approvazione definitiva in questa legislatura, anche strumentalizzando e banalizzando alcune tematiche specifiche. Bene quindi superare la  concezione del paesaggio “cartolina” e nel contempo essere stringenti sugli obbiettivi di “tutela attiva”, nella consapevolezza che vincoli che oggi sono considerati banali nella loro ovvietà (si pensi a non costruire sulle spiagge) al tempo della loro introduzione furono avversati».

Per la Sgherri è anche «Positiva la modalità (serrata) di lavoro con il rapporto stretto (e fattivo) tra commissioni e Giunta, con un ringraziamento sentito all’assessore e agli uffici per il lavoro faticoso che hanno svolto.  Col risultato di un quadro puntuale che prende atto della forte antropizzazione della nostra regione non per bloccare ma per dare sbocchi futuri positivi di tutela e sviluppo. Su tutto questo si è inserito il braccio di ferro del tutto strumentale in tema di cave all’interno del parco delle Apuane, strumentale a far saltare il Piano. Il punto non era infatti creare dei vincoli contro il lavoro ma tenere conto che siamo di fronte ad un territorio riconosciuto come patrimonio Unesco; possibilità di scavare sì ma con regole certe e non contrarie al Piano: quindi che non si possano più cancellare (come avvenuto in passato) le creste dei monti e sopra i 1200 metri il no all’apertura di nuove cave. A tutela del lavoro c’era e c’è il mantenimento delle cave esistenti (con nuove regole, fra cui l’obbiettivo della lavorazione in loco del 50% del materiale estratto). Per questo non abbiamo condiviso il colpo di mano che si è avuto in commissione, con l’approvazione di due emendamenti, il primo dei quali permette la riattivazione delle cave dismesse (sopra i 1200 metri) da non oltre 20 anni (nel testo originario era 10) e soprattutto il secondo permette l’apertura di un nuovo fronte cava per queste ultime senza che ciò sia considerato variante significativa e quindi sottoposto al relativo iter di verifica delle conseguenti tutele. Colpo di mano perché questo non parla certo all’occupazione (son cave dismesse da tanto tempo) ma crea una deregulation ossia una di rendita di posizione straordinaria di grandissimo peso per coloro che potranno usufruirne. Per questo avevo presentato emendamenti tesi a ripristinare il testo originario che però l’aula ha bocciato. Il voto finale espresso è stato favorevole vista la bontà complessiva dell’atto, ma con questa preoccupante caduta di stile. Sarà mia cura presentare in tempi strettissimi un’interrogazione per chiedere quante siano le cave – sopra i 1200 metri– dismesse fino a 10 e fino a 20 anni e la loro localizzazione. Al fine di capirne l’impatto e di contribuire a verificarne la compatibilità col piano oggi adottato».

La pensano esattamente all’opposto i consiglieri regionali di Forza Italia Stefania Fuscagni, Nicola Nascosti e Giovanni Santini, secondo i quali il testo adottato «ha stravolto il lavoro della Giunta. Sinistra sotto scacco: vota per “salvare” il presidente Rossi nonostante siano stati respinti tutti gli emendamenti. Abbiamo evitato che la Giunta Rossi assestasse il colpo di grazia alla Toscana che lavora e ci siamo riusciti grazie al fatto che una parte di maggioranza – oltre che dell’opposizione- ha appoggiato gli emendamenti di FI. Tuttavia ora che abbiamo scampato il pericolo mortale garantendo sviluppo, lavoro e sussidiarietà istituzionale è necessario lavorare ancora per apportare significativi cambiamenti: infatti se questo testo non ammazza la Toscana certo ancora non la fa crescere come dovrebbe e potrebbe».

Per i tre esponenti belusconiani «Il dibattito in Aula è stato a tratti surreale per due ragioni. La prima: metà dei consiglieri regionali ha dato l’impressione di non aver compreso che con il voto il piano sul paesaggio viene adottato e non approvato il che significa che ci sono ancore mesi intensi di lavoro che dobbiamo riempire di contenuti apportando ancora modifiche profonde su tutta la parte che riguarda i vincoli sui piani straordinari e i regolamenti urbanistici per permettere lo sviluppo del settore edile. La partita quindi oggi non finisce, anzi: si apre un secondo tempo fondamentale non meno del primo. La seconda ragione è che il PD ha deciso di “scaricare” proprio chi lealmente sostiene l’Assessore Marson di fatto aprendo una ferita insanabile in una maggioranza che frange proprio su questo piano. Detto questo, rimangono ancora molti punti oscuri che sono sopravvissuti nel testo adottato: ora, su queste parti ancora “pericolose”, possiamo intervenire con le osservazioni perché noi abbiamo messo i presupposti essenziali “ipotecando” politicamente un atto fondamentale che la maggioranza non può vendere come una vittoria. Insomma: per la Toscana questo piano poteva essere una pietra tombale, noi ne abbiamo stravolto la filosofia di fondo aprendo varchi concreti nei quali insinuarci nei prossimi mesi e misurarci poi nuovamente in Commissione. Politicamente possiamo dire che il Consiglio ha battuto la Giunta e che stavolta la linea l’ha dettata FI. Non basta, ma è un buon punto di partenza».

Ivan Ferrucci, capogruppo Pd in Regione, è invece convinto che quello adottato «E’ un piano che ci permette di uscire dall’incertezza normativa e rappresenta uno strumento funzionale sia a tutelare lo sviluppo economico che il nostro paesaggio. Agire su entrambi i fronti è fondamentale, la crisi che stiamo vivendo ci impone delle scelte determinanti e il lavoro certosino che è stato fatto ha permesso di coniugare queste due esigenze. Il distretto lapideo è tra i cinque distretti industriali toscani di rilevanza nazionale, a riprova dell’esistenza nella nostra regione di un tessuto economico articolato e di valore che dobbiamo impegnarci a preservare nella sua complessità. Dopo l’adozione continueremo il nostro confronto serrato e nel merito con i territori, gli enti locali, le categorie economiche e tutti coloro che a vario titolo sono interessati da questa normativa».

Soddisfatta anche Marta Gazzarri, capogruppo regionale di Toscana Civica Riformista, il nuovo gruppo che da ieri ha preso il posto dell’Italia dei Valori, «Il nostro parere al Pit è senz’altro positivo. Si tratta di un lavoro lungo che per tre anni ha richiesto un grosso impegno da parte dell’assessore Marson, dei suoi uffici, delle Università toscane e della Sesta Commissione. Un documento valido che si propone non solo di valorizzare i paesaggi eccellenti ma anche di riqualificare quelli periferici ed abbandonati; di porre regole precise per non  distruggere quello che di bello il nostro paesaggio ha ma che sa anche attivare il giusto equilibrio tra rispetto, tutela e sviluppo economico. Per questo siamo soddisfatti del documento presentato in Consiglio». La  Gazzarri, ha aggiunto: «La Toscana aveva bisogno di vestire i vincoli per decreto e per legge e dare regole certe che siano in grado di accelerare i tempi in caso di controversie. Il nostro paesaggio, universalmente considerato il valore aggiunto della Toscana, deve essere preservato non solo per le generazioni future ma anche per attrarre potenziali investitori e rilanciare l’economia intera. Sono soddisfatta che si metta al centro del Piano gli interessi collettivi e privati, le prospettive di lungo periodo e le problematiche contingenti».