Piano Paesaggistico, Rossi alla fine si arrabbia e dice no al cemento su coste e isole

[12 marzo 2015]

A quanto pare le critiche feroci sulla stampa e da parte delle associazioni ambientaliste insieme alla parte più avveduta degli urbanisti, dirette al pateracchio Forza Italia – PD  sulla demolizione del Piano Paesaggistico toscano, hanno sortito qualche effetto: il presidente della Regione, Enrico Rossi, sembra piuttosto infastidito dalle sortite sulla stampa e dagli emendamenti presentati da qualche suo compagno di partito e mette i puntini sulle i.

Rossi ha voluto rispondere alle preoccupazioni sulla tutela del paesaggio in Toscana espresse ieri dal sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni che, a Palazzo Chigi, durante la presentazione delle Giornate Fai di Primavera, ha avvertito: «La tutela deve rimanere in mano al ministero. Negli enti locali esistono spinte comprensibili che per vanno contro questo principio di tutela. Troppo spesso viene dimenticato che un monumento ha il suo contesto. La Toscana, poi, ha un paesaggio che è un monumento».

La risposta di Rossi  è prudente e sulla difensiva: «Sono io il primo a voler tutelare il paesaggio toscano, arrivando al traguardo dell’approvazione del piano paesaggistico – ha detto Rossi – Senza dimenticare, tuttavia, che questo paesaggio è una ricchezza che riesce difficile classificare come un monumento: piuttosto rappresenta il frutto del secolare rapporto tra la natura e il lavoro dell’uomo. Ed è questo rapporto che va preservato e rafforzato anche per il futuro. Mi verrebbe da dire che, fermo restando che tutto può essere migliorato, sarebbe meglio che l’attenzione di coloro che oggi criticano il nostro lavoro si concentrasse su quelle realtà che nemmeno provano ad adottare un piano o che non hanno fatto una legge come la nostra 65 del 2014, con cui abbiamo detto basta al consumo del suolo. Ma il modo con cui intendiamo operare credo che emerga con particolare forza proprio con la legge sulle cave, che abbiamo portato in fondo ieri col voto in consiglio regionale.

La nuova normativa rende pubblico ciò che per secoli è stato privato, distribuisce risorse sul territorio, crea lavoro in un quadro di regole, con la consapevolezza che si può creare valore e nello stesso contenere le attività. Non è nemmeno la prima volta che in Toscana vinciamo una sfida del genere, basta pensare che cosa siamo riusciti a fare nel distretto del cuoio, coniugando qualità e ambiente. Sono sicuro che anche questa volta arriveremo in fondo, nonostante le grida di coloro che, per fortuna pochi, oggi urlano al vandalismo».

Ma Rossi aveva anche ammonito i suoi: «Niente scherzi, le dune non si toccano», e ha assicurato che se in Consiglio regionale arrivasse un Piano del Paesaggio con il cemento sul mare (vedi la proposta del consigliere piombinese del PD Matteo Tortolini) non la voterebbe. Lo scontro con la parte più filo-cemento del PD alla fine è venuto a galla, e forse qualcuno ha tirato un po’ troppo la corda in funzione pre-elettorale, preoccupato più del suo traballante collegio che del paesaggio.

Ma alla fine Rossi e la sua attuale maggioranza – e ancor più quella probabile futura che si annuncia come un monocolore PD – dovrà sanare proprio le incongruenze tra una legge 65 che punta a bloccare il consumo di suolo e un Piano Paesaggistico stravolto da emendamenti fotocopia di FI e PD che puntano a rendere i vincoli interpretabili, proprio per permettere di costruire ancora e anche dove ora non si potrebbe.

Anche Rossi è convinto che in commissione la situazione sia sfuggita di mano alla sua Giunta, e l’ormai famoso “emendamento Tortolini”, demolito da Legambiente Arcipelago Toscano, è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, superando un limite che ha portato l’assessore Anna Marson a disconoscere un Piano Paesaggistico che Rossi aveva fortemente voluto e difeso. Ora Tortolini fa una parziale marcia indietro e corregge il tiro anche per la maggiore delle isole dell’Arcipelago Toscano: «Nessuno prevede di toccare le dune, è vietato dalla legge Galasso che impedisce di costruire entro i 300 metri dalla linea di costa. Tuttavia è sbagliato anche un piano del paesaggio che non consente nuovi insediamenti turistici in ogni caso. Noi vogliamo garantire ai Comuni la possibilità di valutare se nuovi insediamenti siano possibili lungo il litorale, ma non all’Elba».

Ma è indubbio che i suoi emendamenti “a collegio elettorale” (e che comunque violerebbero la legge Galasso) siano praticamente gli stessi già respinti dalla giunta Rossi, e la toppa politica sembra peggiore del buco.

«La decisione della giunta era contraddittoria. Accoglieva in parte le richieste dei Comuni, ma in concreto impediva la realizzazione di nuove strutture turistico-ricettive per i prossimi venti anni. Non bloccare il territorio è diverso da dire far colare il cemento sulle dune o consumare suolo» e, con una mossa che sembra evidenziare solo una marcia indietro tattica, il consigliere regionale piombinese del PD aggiunge: «Se un Comune decide di realizzare una strada costiera o una pista ciclabile è sbagliato considerare queste opere come consumo di suolo perché sono utili alla collettività, sono un servizio». Insomma, siamo passati dalle infrastrutture alle piste ciclabili (ricavabili tranquillamente accanto alla viabilità esistente), ma Tortolini non spiega ancora dove vorrebbe farle, e dove non ci siano.

La rincorsa a Forza Italia ha spinto il PD in un angolo nel quale ha cacciato anche Rossi, e sul quale alcuni consiglieri dello stesso PD hanno scaricato tutta la loro smania “sviluppista” che più che di innovazione sa di edilizia novecentesca e di assalto alle coste e al paesaggio, che si voleva tutelare come risorsa.

Ed è su quelli che chiama “barbari”, «sugli amministratori che cercano successo elettorale a discapito della tutela delle belle contrade», che Andrea Carandini, presidente del Fondo ambiente italiano ha già lanciato un vero e proprio anatema: «Capisco che le pressioni sociali sono forti, ma se la Toscana non regge, non regge il Paese».