Piante intelligenti: sono in grado di prendere decisioni complesse e prevedere i rischi

[6 marzo 2014]

Il comportamento è un qualcosa tradizionalmente attribuito ai solo animali, ma le prove che anche le piante abbiano “comportamenti”, cioè che reagiscano alle situazioni e le prevedano,  si stanno accumulando. Nello studio “Adaptive and Selective Seed Abortion Reveals Complex Conditional Decision Making in Plants” pubblicato su The American Naturalist, un team di ricercatori dell’ Helmholtz-Zentrum für Umweltforschung (Ufz) e di Statistics Netherlands, dice che «Le piante sono anche in grado di prendere decisioni complesse».

Il team tedesco-olandese ha studiato il crespino (Berberis vulgaris), che è in grado di smettere di fruttificare per prevenire un’infestazione da parassiti e sottolinea che «I risultati sono la prima prova ecologica di comportamenti complessi nelle piante. Indicano che questa specie ha una memoria strutturale, è in grado di distinguere tra le condizioni interne ed esterne, nonché di anticipare i rischi futuri».

Il crespino europeo è una specie arbustiva diffusa in tutta Europa, imparentata con l’uva dell’Oregon (Mahonia aquifolium) originaria del Nord America e che da anni si sta diffondendo in Europa. Gli scienziati hanno confrontato due specie ed hanno scoperto una marcata differenza per quanto riguarda l’infestazione da parassiti: «E’ stato trovato che una specie altamente specializzata di moscerini della frutta Tephritidae, le cui larve si nutrono in realtà dei semi del Crespino nativo, hanno una densità di popolazione dieci volte più alta sulla loro  nuova pianta ospite, l’uva dell’Oregon – spiega Harald Auge, un biologo dell’Ufz – Questo ha portato gli scienziati ad esaminare più da vicino i semi del Crespino».

In diverse regioni della Germania sono state raccolte circa 2.000 le bacche, che sono state esaminate e poi tagliate per vedere se presentavano infestazioni di larve di  moscerini della frutta Rhagoletis meigenii,  un parassita che perfora le bacche per deporre le uova al loro interno. Quando la larva si sviluppa si nutre di tutti i semi che contiene la bacca. Una caratteristica peculiare del Crespino è che ogni bacca ha di solito due semi e che la pianta è in grado di bloccare lo sviluppo dei suoi semi per risparmiare risorse. Lo stesso meccanismo viene impiegato per difendersi dai Tephritidae: «Se un seme viene infestato dal  parassita – spiegano i ricercatori – in seguito la larva in via di sviluppo si nutre di entrambi i semi. Se invece la pianta “abortisce” il seme infestato, poi muore anche il parassita in quel seme ed anche il secondo seme nella bacca è salvo».

Quando hanno analizzato i  semi, gli scienziati si sono imbattuti  in una scoperta sorprendente: «I semi dei frutti infestati non vengono sempre “abortiti”, ma piuttosto dipende da quanti semi ci sono nei frutti di bosco – evcidenzia Katrin M. Meyer, che ha analizzato i dati dell’Ufz – Se il frutto infestato contiene due semi, poi nel 75% dei casi, le piante “interrompono” i semi infestati, per salvare il secondo seme intatto. Se invece il frutto infestato contiene un solo seme, allora la pianta interrompe lo sviluppo del seme infestato solo nel 5% dei casi».

I dati di lavoro sul campo sono stati inseriti in un modello computerizzato che ha portato a definire un quadro conclusivo e gli scienziati sono riusciti a dimostrare come le piante sottoposte allo stress dell’infestazione da parassiti reagiscono in modo molto diverso da quelle  senza stress. «Se il Crespino “abortisse” un frutto con un solo seme infestato, allora l’intero frutto andrebbe perso. Invece sembra “speculare” che la larva potrebbe morire naturalmente, il che è una possibilità. Lievi probabilità sono meglio di niente – spiega ancora Hans-Hermann Thulke dell’Ufz – Questo comportamento anticipatore, secondo il  quale vengono valutate prima le perdite previste e le condizioni esterne, ci ha sorpreso molto. Il messaggio del nostro studio è quindi che l’intelligenza delle piante sta entrando nel regno della possibilità ecologica».