I picchi zombie che mangiano il cervello dei pulcini di tortore (VIDEO – SE NE SCONSIGLIA LA VISIONE ALLE PERSONE IMPRESSIONABILI)

Filmato per la prima vota un comportamento sconvolgente ma che non sembra raro

[5 gennaio 2017]

Se pensavate che i picchi fossero simpatici pennuti, magari un po’ picchiatelli come Woody Woodpecker dei cartoni animati, sarete costretti a ripensarci dopo aver visto il video che pubblichiamo e che consigliamo di guardare solo a chi non è impressionabile.

La scoperta, che è una nuova conferma di quanto la natura sia splendidamente crudele e se ne freghi della visione antropomorfizzata/disneyana che troppo spesso ne abbiamo, e stata fatta da Harold Greeney, della School of natural resources dell’università dell’Arizona,  che da 2015 riprende un nido che una coppia di tortora luttuosa (Zenaida macroura) ha fatto su un cactus. Come spiega Jason Bittel su Smitsonian.com, Greeney  è un un ornitologo che studia l’accoppiamento a l’allevamento dei pulcini degli usignoli maggiori (Luscinia luscinia),  le strategie genitoriali del Corridore arboricolo maculato (Premnoplex brunnescens)  e la biologia riproduttiva del colibrì maculato (Adelomyia Melanogenys), ma il suo attuale obiettivo è quello di filmare le abitudini nidificatorie delle tortore luttuose in un contesto urbano, a Tucson, in Arizona. E’ così che è passato dalla felice vita cooperativa di coppia di questi uccelli a imbattersi in quello che è forse uno dei comportamenti più “orribili” visti in un uccello, anche perché totalmente inaspettato.

Il video si apre con una scena  bucolica: è una bella giornata, gli uccelli cinguettano e i piccoli delle tortore luttuose si scaldano ai primi raggi di sole. Una tranquillità che dura solo 6 secondi, poi nel nido arriva un uccello che è non una delle colombe che porta il cibo ai suoi piccoli, ma un picchio di Gila (Melanerpes uropygialis), con le ali barrate di bianco e nero e un lungo becco affilato. Ma non si è posato sul nido per cercare insetti. Si ciberà di ben altro.

Quel che succede dopo per qualcun può essere sconvolgente (e se siete sensibili vi consigliamo di smettere anche di leggere). Prima che i pulcini possano semplicemente rendersene conto il picchio inizia a sferrare potenti colpi con il becco  sul loro cranio, perforando le fragili ossa dei pulcini con beccate che possono raggiungere una forza pari a un kg. Presto i teschi dei due pulcini vengono aperti come noci di cocco e il picchio di Gila comincia a estrarre cervello e sangue con la sua lunga lingua appiccicosa. L’impressionante attacco dura meno di 3 minuti, fino a che non torna al nido una delle due colombe luttuose che si trova di fronte all’equivalente aviario di  Hannibal Lecter  che sta facendo scempio dei suoi piccoli, uno dei quali è già caduto dal nido, ancora vivo ma ormai con il cervello irrimediabilmente leso.

Il picchio “zombie” non sembra voler mai affondare un colpo mortale sulla testa dei pulcini  che restano in sua completa balia, rendendo ai nostri occhi la scena ancora più crudele: il destino dei pulcini è segnato e questo ci inquieta. Ma dal punto di vista di uno scienziato si tratta di una scoperta sorprendente e Greeney può dire di non aver mai filmato prima niente di simile. Secondo lui, c’è una possibile spiegazione di questo feroce comportamento predatorio del picchio di Gila sui pulcini di Colomba luttuosa, ma non vi farà sentire meglio: quando picchi hanno sete aprono un paio di teste di pulcini in un nido come noi apriamo una confezione da 6 di birra. «La mia ipotesi  – die l’ornitologo – è che questi picchi, come la maggior parte degli uccelli del deserto di Sonora, sono sotto stress idrico e o di fluidi. Questo picchio mi sembra miri chiaramente alle teste dei nidiacei e, quindi, le apra  volutamente per bere fluidi e può darsi che questo si  qualcosa che accada più spesso di quanto è stato documentato».

Bittel aggiunge: «La maggior parte di noi presume che i picchi usino i loro poteri prodigiosi soprattutto per aprire corteccia degli alberi e colpire a morte per gli insetti», quindi, per capire se il comportamento del picchio di Gila registrato a Tucson fosse davvero insolito e sorprendente ha interpellato altri ornitologi ed ha fatto vedere il video a   Geoff LeBaron , direttore del Christmas Bird Count  dell’Audubon Society che ha detto: «Non ho mai visto nulla di simile. In realtà è piuttosto disgustoso»- Però LeBaron dice che i picchi di Gila erano già noti per le loro preferenze carnivore: sono stati visti mangiare lo strutto messo nei punti invernali di alimentazione dell’avifauna  e anche beccare ossa di manzo con ancora qualche brandello di carne o pezzi di pancetta. Ma i picchi di Gila sono stati  visti anche predare lombrichi, piccole lucertole, nidiacei e uova.

Quello che finora non era mai stato menzionato nella letteratura scientifica era  una lobotomia effettuata da questi predatori.

Ma Jerome Jackson, un ornitologo ed erpetologo della Florida Gulf Coast University, che studia da una vita il picchio dal becco d’avorio (Campephilus principalis), dice di essersi imbatuto episodicamente in questo comportamento raccapricciante, messo in atto però da individui di picchio della Carolina (Melanerpes carolinus) e picchio testarossa (Melanerpes erythrocephalus), specie strettamente legate al picchio di Gila. «Loro di solito attaccano il  cranio e il cervello – ha detto Jackson a Bittel – Il cranio di un giovane uccello è molto morbido, a volte delle sue parti non diventare osso duro fino a ben dopo che l’uccello lascia il nido. Questo comportamento alimentare è essenzialmente lo stesso che il picchio utilizzerebbe per alimentarsi con un grosso frutta con una scorza dura, solo che la polpa interna è il tessuto cerebrale. Il fatto è che i picchi non sono schizzinosi. Mangerebbero  qualsiasi parte di una carcassa a cui possono accedere, compresa la carne delle mammelle, i  polmoni, il cuore e i depositi di grasso».

Per Clifford Shackelford , un  ornitologo del Texas Parks and Wildlife, «Quindi, mangiare il cervello potrebbe essere una strategia di alimentazione stagionale, dal momento che nidiacei restano veramente in giro per un paio di settimane all’anno prima che lascino il nido. Così,  i cervelli delle colombe sono come le pesche fresche locali che si trovano al mercato contadino al culmine della maturazione».

Ma come potrebbe essersi evoluto un comportamento che ai nostri occhi sembra così brutale in un uccellino così carino? Come tutti gli animali, i picchi di Gila sono il risultato i della selezione naturale ed hanno sviluppato appendici specializzate per adattarsi al loro ambiente. L’anatomia del picchio si è formata per praticare piccoli fori con il suo becco appuntito e poi tirare fuori quel che c’è dentro con le loro lunghe lingue tentacolari. Quindi ha perfettamente senso che abbiano potuto facilmente imparare a sfruttare un’altra fonte di cibo utilizzando essenzialmente la stessa strategia.

«Se ci pensate, un cranio non è poi così diverso da un uovo», sottolinea James Kellam, un biologo del  Saint Vincent College della Pennsylvania che studia il picchio lanuginoso (Picoides pubescens), ma ammette che questo non rende più facile da guardare il comportamento da zombie mangia-cervello  del picchio di Gila: «Oh mio Dio, è raccapricciante Non mi hai avvertito che si trattava di un horror vietato ai minori», ha detto a Bittel che gli aveva inviato il filmato di Greeney  per avere un suo parere.

Ma la parte più impressionante dell’anatomia specializzata dei picchi è scuramente la lingua: non solo è lunga, appiccicoso e perfetto per catturare gli insetti, ma è specializzata a seconda delle specie. Nei picchi che si cibano di formiche, come il picchio dorato (Colaptes auratus), la lingua è lunga e piatta, ma nei picchi che mangiano larve e bruchi, come il picchio pileato (Dryocopus pileatus), è spinosa, per rastrellare le loro succulente prede dai loro nascondigli. I picchi che preferiscono la linfa degli alberi, come il picchio panciagialla  (Sphyrapicus varius) hanno la punta della lingua a forma di pennello, che  agisce come uno straccio.

Inoltre la lingua del picchio ha un’altra caratteristica che la rende un  componente fondamentale per colpire con forza la corteccia di alberi e cactus senza subire danni: quando i picchi non la utilizzano la lunghissima lingua viene avvolta sul retro del cranio, diventando così un ammortizzatore dei copi del vero e proprio martelli pneumatico che è il becco di questi uccelli. In alcune specie, come il picchio cenerino (Picus canus) la lingua è addirittura più lunga del suo corpo. Oltre all’osso ioide, la lingua consente di proteggere il cranio del picchio quando colpisce il suo bersaglio, sia che si tratti di una betulla o del cranio di un nidiaceo di tortora.

Insomma, i picchi non possono il tempo solo a dare colpi sugli alberi, sono animali meravigliosi, splendidamente adattati che hanno trovato  modi diversi per occupare molti habitat diversi, mangiando tutto quel che possono grazie ai loro formidabili becchi e alle loro lunghe lingue. Possiamo anche definirli zombie perché mangiano il cervello dei nidiacei di altre specie, ma potremmo anche vederli come sopravvissuti nel grande e spietato gioco dell’evoluzione, animali che si sono specializzati e adattati a diversi habitat e climi, crudeli quando  serve.

A pensarci bene, sembrano quasi umani.

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