Pigmei Baka, duro scambio di accuse tra Survival e il Wwf

[8 ottobre 2014]

Survival International, l’Ong che difende i diritti dei popoli indigeni, denuncia «gravi abusi nei confronti dei “Pigmei” Baka nel Camerun sudorientale per mano di squadre anti-bracconaggio sostenute e finanziate dal Wwf». Secondo Survival «I Baka vengono allontanati illegalmente dalle loro terre ancestrali nel nome della “conservazione” perché gran parte del loro territorio è stato convertito in aree protette, che includono anche alcune zone destinate ai safari di caccia. Anziché occuparsi dei potenti che reggono le fila del bracconaggio organizzato, i guardaparco e i soldati perseguitano i Baka, che cacciano solamente per sfamare le loro famiglie».

L’Ong riporta le testimonianza di alcuni Baka «sugli abusi inflitti loro dalle squadre anti-bracconaggio sostenute dal Wwf» e denuncia che «I Baka e i loro vicini, accusati di bracconaggio, subiscono arresti, pestaggi e torture. Molti Baka raccontano di amici e parenti morti a causa delle percosse. Il ministro delle foreste e della fauna del Camerun, che recluta i funzionari forestali, è finanziato dal Wwf. Il Wwf,  inoltre, fornisce alle guardie assistenza tecnica, logistica e materiale. Senza questo sostegno, le squadre anti-bracconaggio non potrebbero operare».

Survival non è nuova ad attacchi alle associazioni conservazionistiche e stavolta se la prende con la più nota, quella del Panda, ricordando che «Gli standard delle Nazioni Unite impongono a qualsiasi azienda di impedire o mitigare l’eventuale “impatto negativo sui diritti umani collegato alle sue operazioni”, anche se non vi ha contribuito; nonostante il ruolo cruciale che gioca nell’industria della conservazione, il Wwf sembra però restio a riconoscere le proprie responsabilità. Sebbene le prove dimostrino che le squadre anti-bracconaggio abbiano violato gravemente i diritti dei Baka, il Wwf continua a fornire il suo determinante sostegno». L’Ong  dice che «A causa della perdita della loro terra e delle sue risorse, molti Baka denunciano un grave peggioramento del loro stato di salute e un aumento di malattie come la malaria e l’HIV/AIDS. Inoltre, hanno paura ad andare nella foresta, che per innumerevoli generazioni ha fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno».

Un uomo Baka ha spiegato a Survival: «Un tempo, la foresta era per i Baka, ora non lo è più. Ci muovevamo nella foresta secondo i cicli stagionali, ma adesso abbiamo paura. Come possono proibirci di andare nella foresta? Non sappiamo come vivere diversamente. Ci picchiano, ci uccidono e ci costringono a fuggire in Congo». Molti Baka si riferiscono alle squadre anti-bracconaggio con il termine di “dobi-dobi” (Wwf), perché non fanno distinzioni tra il Wwf e il ministero delle foreste e della fauna.

Survival ha presentato un’interrogazione alla Commissione nazionale del Camerun per i diritti Umani e le libertà sollecitando un’indagine su queste presunte violazioni.

L’attacco al Wwf è concluso dal direttore generale di  Survival Stephen Corry: «I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. Conoscono le loro terre e ciò che accade su di esse meglio di chiunque altro. “Se vogliamo che la conservazione funzioni, le organizzazioni conservazioniste come il Wwf devono rispettare la legge internazionale, proteggere i diritti dei popoli indigeni sulle loro terre, chiedere a loro qual è il tipo di aiuto di cui hanno bisogno per proteggere l’ambiente, ascoltarli ed essere poi pronti a sostenerli il più possibile. In tema di conservazione, è necessario un radicale cambiamento di mentalità».

Gli ambientalisti ribattono e dicendo che «In questi giorni è in corso un attacco denigratorio al Wwf da parte di Survival International che utilizza strumentalmente anche gli organi di informazione: l’accusa è di  finanziare tramite il Ministero delle foreste del Camerun guardie antibracconaggio che, nello svolgere la propria attività, ledono i fondamentali diritti umani della popolazione indigena dei Baka. “Nell’esprimere indignazione sulla modalità che Survival International ha deciso di seguire per sensibilizzare il pubblico su una faccenda di estrema serietà riteniamo necessario che venga resa pubblica la situazione nella sua interezza, affinchè  tutti i cittadini siano informati correttamente  del lavoro del Wwf e di quanto la nostra azione sul territorio con le popolazioni Baka sia diametralmente opposta e lontana dalle accuse che ci vengono rivolte. L’esperienza del Wwf di collaborazione con le popolazioni locali, dall’Amazzonia al bacino del Congo e riconosciuta al livello mondiale e ha prodotto risultati tangibili e verificabili. Per sgombrare il campo da inutili illazioni abbiamo pubblicato sul nostro sito  l’intera cronologia della vicenda, i nostri progetti in quei territori e le risposte alle accuse che ci vengono rivolte. Ci auguriamo che Survival cresca negli obiettivi da perseguire e negli strumenti da utilizzare nelle proprie campagne e impari a guardare negli occhi i poteri forti che stanno sottraendo futuro ai pigmei come a tutti noi».

Il Wwf poi invita tutti  a farsi questa domanda: «A cosa serve puntare il dito contro il Wwf che conduce da anni una strenua battaglia contro i crimini di natura e sempre a fianco delle popolazioni locali in tutto il mondo e che proprio in questi giorni ha rilanciato il tema con una grande campagna e mobilitazione? Dal nostro Dossier Natura Connection sottolineiamo con forza come il crimine di natura porti come conseguenza principale la sofferenza e strumentalizzazione delle comunità indigene. Ci aspettavamo la ritorsione di chi opera nel settore del crimine e dell’illegalità ma non certo quella di un’organizzazione che dichiara di battersi per i diritti delle comunità locali».

Poi il Panda sferra a sua volta un pesante attacco a Survival International: «Come dichiarano nel proprio sito Survival non conduce alcun progetto sul campo, né si occupa di cooperazione per le comunità indigene, ma lavora da uffici remoti e principalmente a tavolino e non ha mai fatto nulla per affiancarci sul campo nel difendere in prima persona le comunità indigene. Al contrario il Wwf  agisce da anni con centinaia di progetti di sostegno allo sviluppo sostenibile in tutto il mondo mettendo a rischio le sue stesse persone sul campo. Un esempio per tutti è la realtà dell’area protetta di Zanga-Shanga al confine tra Camerun e Repubblica centro africana: in queste foreste di pigmei all’arrivo dei genocidi dei Seleka l’unica organizzazione rimasta a fianco di questi popoli è stato il Wwf. Perché Survival non c’era?»

Tornando alla vicenda in Camerun denunciata da Survival, il Panda dice: «Abbiamo chiesto per primi che fosse fatta un’indagine seria ed esterna sui fatti denunciati. In questi giorni invece Survival ha deciso di operare strumentalmente per farsi pubblicità e rasenta con questa operazione l’assurdo puntando il dito contro l’obiettivo sbagliato. Siamo abituati a difenderci da tanti nemici e soprattutto dai poteri forti mondiali, ma ci lascia esterrefatti questa modalità che stavolta proviene da una onlus che dovrebbe operare per i diritti umani e nell’interesse delle comunità locali. Come pensa Survival che questa azione contro il Wwf possa veramente aiutare quelle popolazioni?»

 

Per capire le ragioni di Survival e Wwf

www.survival.it/chisiamo/terminologia

http://www.wwf.it/news/?11002/La-pretestuosa-polemica-messa-in-atto-da-Survival