Pinete costiere della Maremma e loro gestione, interviene l’Ordine dei dottori agronomi e forestali

[24 novembre 2014]

Come tecnici apprezziamo l’interesse dei cittadini e della stampa per la gestione dell’importante patrimonio ambientale rappresentato dalle pinete costiere. Siamo però sconcertati dai toni cui alcuni soggetti, anche politici, ricorrono nel tentativo di impedire l’attuazione degli interventi forestali che sono necessari per la conservazione attiva delle pinete stesse.

Innanzitutto è necessario sfatare il mito secondo cui le pinete costiere sarebbero capaci di “autotoregolarsi” senza richiedere alcun intervento umano, neanche quelli atti a prevenire gli incendi. Il paesaggio toscano, che tutti amiamo e vogliamo conservare,  a differenza delle sterminate e selvagge foreste nordamericane, è stato plasmato da secoli di attività umane. Anche le pinete costiere della Maremma sono nella maggioranza dei casi ecosistemi di origine artificiale, in quanto tali vanno gestiti per assicurarne la conservazione. Le pinete ad esempio non sono in grado di autolimitare le infestazioni di insetti dannosi: se questi aggressori non vengono combattuti da subito, faranno addirittura scomparire i pini, che verranno sostituiti dalla macchia mediterranea.

Purtroppo nel dibattito che è scaturito in questi giorni sul web e sulla stampa locale sono apparse inesattezze che denotano una lettura approssimativa degli atti; perfino l’ordinario diradamento, necessario per lasciare espandere le chiome dei pini più vigorosi ed idonei alla fruttificazione, è stato descritto come un intervento catastrofico. Proprio perché le operazioni riguardano aree costiere molto frequentate, tutti i progetti sono stati impostati sulla base di criteri conservativi e gli interventi verranno eseguiti con macchinari e modalità idonee a minimizzare i danni al suolo, il principio sottostante a questa programmazione è la salvaguardia delle piante e dell’ambiente in generale e la sicurezza pubblica.

Riguardo a presunte violazioni del disposto della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, l’Ordine vuole ricordare che i vincoli previsti sono sempre stati scrupolosamente considerati dai progetti dei Dottori Agronomi e Forestali e della Provincia. Inoltre, in relazione al presunto taglio di 7000 pini nella tenuta di San Carlo si fa presente che i numeri esatti sono di circa 10 volte inferiori (si tratterà al massimo di 800 piante su 16 ettari, probabilmente meno, la maggior parte attaccate da xilofagi o già morte, tanto che l’80% del volume del bosco resterà in piedi). Sempre sui progetti della Provincia,  è stata diffusa l’informazione sbagliata che il sottobosco delle pinete verrà distrutto, in realtà si tratta di ripuliture programmate che servono a ridurre la massa combustibile presente in siti molto frequentati (es. vicino a campeggi, aree urbane e accessi al mare), per contenere il rischio di incendio e tutelare la sicurezza pubblica; poiché le piante del sottobosco non vengono estirpate ma solo tagliate, esse ricresceranno rapidamente.

Come Ordine dei dottori Agronomi e Forestali, siamo i primi ad avere a cuore il nostro territorio, ci auguriamo quindi di non assistere più a polemiche strumentali della politica e ci mettiamo a disposizione dei cittadini per fornire informazioni scientifiche e trasparenti; così come siamo pronti a confrontarci con i portatori di interessi diffusi. Ma  non possiamo accettare la messa in discussione della  nostra professionalità, attraverso una distorsione del contenuto dei progetti e delle scelte forestali. Infine ricordiamo ai proprietari privati delle pinete che, in assenza degli interventi pubblici sostenuti dalla Provincia con il Piano di Sviluppo Rurale, secondo la normativa vigente,  potrebbero ricadere su di loro gli oneri degli interventi di lotta fitosanitaria. Per concludere, vogliamo dire a tutti coloro che sono interessati alle sorti delle pinete costiere, che in assenza di cauti interventi attivi, le pinete sono semplicemente destinate alla progressiva scomparsa, è quindi sbagliato chiedere di fermare tali azioni.