Piombino e la nuova favola del carbone pulito e altre “splendide” amenità

[17 luglio 2014]

Non sappiamo se il giovane imprenditore lombardo Andrea Marini andrà a far parte di quella corte dei miracoli imprenditoriale, nazionale ed internazionale, stranamente attratta da Piombino e delle sue industrie in difficoltà, ma le dichiarazioni rilasciate a Il Tirreno lascerebbero propendere verso questa ipotesi.

Intanto Marini se ne viene fuori con la proposta di una centrale a carbone da 900 megawatt già bocciata da un referendum e fino ad ora sempre esclusa dagli amministratori piombinesi e toscani (oltre che inutile nel panorama energetico nazionale e regionale). Delle cifre occupazionali ampiamente gonfiate abbiamo già scritto,  ma fa specie che un ex imprenditore del fotovoltaico se ne venga fuori con dichiarazioni sul carbone che ormai non fanno nemmeno più in Polonia, dove con il carbone ci fanno anche la grappa. Secondo Marini una nuova mega-centrale a carbone piazzata sulla Costa Etrusca e davanti all’Arcipelago Toscano sarebbe più o meno una cosuccia innocua perché il suo progetto «Si basa sulla più evoluta tecnologia che consente di contenere le emissioni in misura inferiore del 50 per cento rispetto alle norme europee», però non viene spiegato quale sia questa tecnologia (e tantomeno a quali “norme europee” ci si riferisca), quello che si sa è che, però, con le tecnologie disponibili un tale abbattimento di emissioni è praticamente impossibile se non utilizzando la tecnologia del Carbon capture and storage (Ccs) attualmente testata in alcuni costosissimi progetti pilota e contestata dalle associazioni  ambientaliste per i rischi ambientali che comporta a breve e lungo termine. Se è il costosissimo e sperimentale Ccs quello a cui pensa Marini, si andrebbe a far benedire l’economicità dell’energia che vorrebbe fornire agli indiani della Jsw di Sajjan Jindal, che si sono comprati laminatoi e impianti marittimi della Lucchini e che i Sindacati e il presidente della Regione Enrico Rossi  auspicano che realizzino anche un forno elettrico e un Corex per produrre ghisa. Se poi ci si mette che oggi il Sole 24 Ore lancia un allarme sulla crisi dell’elettrosiderurgia in Italia, si capisce che il castello energetico/imprenditoriale di Marini ha fondamenta  (e forse le pareti) abbastanza sabbiose.

Ma i dubbi sui progetti di Marini crescono quando dice al Tirreno che «In Germania, dove certo non sono teneri sulle prescrizioni ambientali, dopo il disastro di Fukushima, hanno iniziato a riconvertire le centrali nucleari a carbone». Ora, in Germania naturalmente le centrali nucleari le dismettono e le smantellano perché hanno deciso di uscire dall’energia atomica con il rilancio della energiewende, visto anche che è impossibile riconvertire una centrale nucleare a carbone o a qualsiasi altro tipo di energia fossile. Non vorremmo che Marini avesse letto quanto a gennaio il Sole 24 fece dire a Jeffrey D. Sachs: «Il mondo deve smetterla di costruire nuove centrali nucleari alimentate a carbone», se così fosse bisognerebbe avvisarlo che si trattava di un errore di traduzione….  E che Sachs probabilmente diceva che bisogna farla finita sia con il nucleare che con il carbone. E’ vero che le grandi utilities energetiche tedesche utilizzano più carbone dopo la chiusura di alcune vecchie centrali nucleari, ma è anche vero che nessuno in Germania (ad eccezione di qualche pescecane dell’energia) racconta la favoletta ossimorica del “carbone pulito” rinarrata da Marini a Piombino, mentre il governo di Angela Merkel si è posto il problema e, proprio per evitare un consumo eccessivo di carbone, punta decisamente al gas (è per questo che è così preoccupata per la crisi ucraina)  ed alle energie rinnovabili come l’eolico, come ben sanno i più attenti lettori di greenreport.it.

Ma Mister Clean Coal Marini sembra un tipo duro e ammannisce anche lezioni di democrazia a piombinesi ed isolani «Il referendum è di tanto tempo fa e le condizioni erano profondamente diverse», infatti 27 anni fa non c’erano le conoscenze di oggi e nessuno o quasi parlava di cambiamenti climatici e Global warming ed Onu, Ipcc, Organizzazione mondiale della sanità non ci avevano ancora avvisato che la combustione del carbone, “sporco” o “ripulito” da Marini, è la più grave fonte energetica di emissione di gas serra, di inquinamento atmosferico e di malattie e morti premature.

Marini arriva a negare l’evidenza dei dati ufficiali che parlano di un calo costante dei consumi energetici dovuto sia alla crisi economica ed al risparmio energetico, secondo lui l’energia è semplicemente troppo cara e «La Toscana invece ha bisogno di energia, e con una centrale a carbone produrla diventa conveniente». Lasciando perdere che si tratta della stessa Italia/Toscana che ha rinunciato al gasdotto Galsi Algeria Italia e non sa che fare con il rigassificatore Olt al largo di Livorno perché la diminuzione del costo e dei consumi di energia li ha messi fuori mercato, a Marini non interessa naturalmente nulla di conteggiare nei costi del carbone le esternalità: cioè i danni ambientali provocati dall’estrazione e dal trasporto ed i danni sanitari provocati dalle centrali a carbone, senza contare le emissioni climalteranti.

Mettendo insieme le spericolate ed a volte comiche dichiarazioni di Marini su fantascientifiche riconversioni di centrali nucleari a carbone, la promessa di investimenti miliardari (garantiti in gran parte da banche che probabilmente non ne sanno niente) e il coinvolgimento della Jindal che invece non ne sa proprio niente, quello che emerge è un castello di carte fatto di promesse di posti di lavoro e di una trasparenza che il carbone ha sempre appannato in ogni Paese del Mondo, Italia compresa. Forse bisognerebbe rispettare il No chiaro e schiacciante al carbone di 27 anni fa e non aspettare che soffi il vento di un altro referendum a far crollare il lindo castello piombinese di Marini, nel quale vive la Biancaneve indiana della fiaba del carbone pulito.