I pitoni birmani in Florida sono diventati il predatore dominante nelle Everglades

I serpenti alieni colpevoli del declino dei mammiferi nell’Everglades National Park

[24 marzo 2015]

Quasi l’80% dei conigli di palude dell’Everglades National Park, che erano stati dotati di un radiocollare dai ricercatori dell’università della Florida (FU) e dell’US Geological Survey (Usgs), sono stati mangiati dai pitoni birmani (Python bivittatus) introdotti dall’uomo.  I ricercatori dicono che «Un anno dopo, non c’era traccia di nessuna popolazione di conigli nell’area di studio. Lo studio dimostra che i pitoni birmani sono ora il predatore dominante dei conigli di palude, e probabilmente di altri animali di medie dimensioni nel parco, e che possono potenzialmente sconvolgere l’equilibrio di un ecosistema prezioso».

Lo studio “Marsh rabbit mortalities tie pythons to the precipitous decline of mammals in the Everglades”, pubblicato su Proceeding B,  fornisce la prima evidenza empirica che sono stati i pitoni birmani a decimare le popolazioni di conigli di palude dell’Everglades National Park, confermando così le ipotesi avanzate da studi precedenti che suggerivano che i pitoni birmani, insediatisi nelle paludi della Florida pochi decenni fa, fossero un fattore significativo nel declino di molti altri mammiferi di medie dimensioni.

Questi rettili alieni ormai sarebbero decine di migliaia nelle Everglades e, anche se rappresentano un basso rischio per i visitatori del Parco e chi vive nell’Area protetta, questi invasori possono portare ad una forte  diminuzione di popolazioni di mammiferi o alla loro estinzione locale.  Uno degli autori dello studio, l’erpetologo dell’Usgs Bob Reed, sottolinea. «Mentre uno studio del 2012 ha dimostrato che, mentre i pitoni stavano proliferando, i mammiferi erano in declino, non aveva collegato direttamente i due fenomeni. Questo studio fa proprio questo».

Il leader del team di ricerca, Robert McCleery, che si occupa di ecologia della fauna selvatica e conservazione per l’università della Florida, ha ricordato che «I mammiferi svolgono un ruolo importante nell’ecosistema delle Everglades e così il recupero delle popolazioni di mammiferi è strettamente legato al  ripristino della salute generale ed alla funzionalità di questo ecosistema».

Nella maggior parte delle zone umide della Florida, è facile rilevare la presenza di popolazioni di conigli palude dalla presenza di feci, ma i ricercatori, nonostante intense ricerche, non erano riusciti a trovare tracce di conigli nelle aree del parco nazionale delle Everglades oggetto del loro studio.

Nel 2012, un team di scienziati di Davidson College, Usgs e FU ha confrontato i dati delle popolazioni di mammiferi degli anni ’90 – prima che i pitoni si diffondessero nell’Everglades National Park – con i risultati delle ricerche condotte tra il 2003 e il 2011, trovando che significativi cali di popolazione di mammiferi coincideva, sia nello spazio che nel tempo,  con la proliferazione di pitoni invasive nelle Everglades.

Reed evidenzia che «I precedenti studi coinvolgevano i pitoni nel calo dei mammiferi nelle Everglades, ma questi studi erano in gran parte correlati. Questo nuovo studio ci fa passare da correlazione alla causalità in termini di impatto dei pitoni invasivi sui mammiferi autoctoni».

I ricercatori hanno trovato delle aree fuori dell’Everglades National Park dove vivono   grandi  popolazioni in salute di conigli di palude, ne hanno catturati 31 e li hanno rilasciati in alcune zone del parco creando due popolazioni sperimentali. Hanno anche introdotto 15 conigli nel Loxahatchee National Wildlife Refuge ed altri  49 nel Fakahatchee Strand State Park, dove sapevano che c’erano pochi pitoni, utilizzando queste due aree protette come siti di controllo. Tutti i conigli sono stati dotati di radio collari in modo da poterli localizzare  regolarmente.

Monitorando i conigli di palude i t ricercatori hanno scoperto che il 77% di quelli che sono morti nelle Everglades se li sono mangiati i pitoni birmani e che dopo un anno non c’era più traccia di nessun coniglio rilasciato.  Invece nei siti di controllo i conigli erano vivi e vegeti. Eppure, fuori dall’Everglades National Park ci sono diversi  predatori di conigli, a cominciar dalle linci e dai coyote.

I ricercatori si sono accorti anche di un’altra cosa: più il clima era caldo ed umido, più i pitoni mangiavano i conigli, questo potrebbe essere dovuto al fatto che «I livelli di acqua più alti  consentono ai pitoni di nuotare facilmente sulle  lunghe distanze mentre sono alla ricerca di cibo, dato che si nutrono più frequentemente quando fa caldo».

Gli scienziati hanno scelto di studiare l’impatto dei pitoni sulle  popolazioni di conigli palude perché gli alti tassi di riproduzione di conigli fanno sì che le loro popolazioni siano solitamente resistenti ai predatori, ma la  conclusione che i pitoni sono in grado di eliminare intere popolazioni di conigli palude nell’Everglades National Park ha portato gli autori dello studio ad ipotizzare che «Anche il calo osservato in altre specie di mammiferi di medie dimensioni del parco potrebbe essere dovuto alla predazione da pitoni».

La minaccia ecologica di questo grande serpente invasivo è stata ben documentata, ma non sembra esserci nessun meccanismo di controllo – nemmeno la caccia o l’avvelenamento – che sia in grado di infliggere qualcosa di più di un’ammaccatura ad una popolazione di rettili voraci e in inesorabile crescita. E non si tratta solo di cacciatori letali e prolifici, sono anche estremamente difficile da trovare nelle dense paludi delle Everglades. Michael Dorcas, un esperto di serpenti del Davidson College riasume così l’invasione: «Per ogni serpente che trovate, potete camminare accanto ad almeno altri 99 senza vederli».

Come ha detto al Washington Post Frank J. Mazzotti, un biologo dell’università della Florida, «Come si fa a vincere una guerra, se non riesci a trovare il tuo nemico? Sappiamo davvero cosa stiamo facendo, solo per avere anche un basso livello di rilevamento?».

Solo quando si troverà una strategia efficace per tenere sotto controllo l’espansione dei pitoni alieni gli ambientalisti della Florida potranno sperare di impedire che occupino anche gli ecosistemi vicini – come le Florida Keys. Ma McCleery non è molto ottimista e conclude: «C’è un grave problema ecologico grave nel parco nazionale delle Everglades, che sembra diffondersi».