Le Reti Amp dell’Ue non sono rappresentative o ecologicamente coerenti

Più Aree marine protette per salvaguardare la vita dei mari europei

Protetto il 5,9% dei mari dell’Ue, entro il 2020 bisogna arrivare al 10%

[2 ottobre 2015]

AMP UE 0

L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) dice che i mari europei sono sotto pressione ma che «La Aree marine protette possono agire come misure di gestione chieve per salvaguardare gli ecosistemi marini e la biodiversità, così da mantenere il loro potenziale di fornire servizi chiave per le nostre societàò ed economie».

I Paesi membri dell’unione europea hanno istituito ed ampliato le loro Aree marine protette (Amp) e l’EEA è convinta che «Oggi, la gestione più efficace di queste aree marine protette e un’applicazione convergente della relativa legislazione costituiscono sfide importanti». Il nuovo rapporto  “Marine protected areas in Europe’s seas — an overview and perspectives for the future” ’Dall’EEA valuta proprio i progressi compiuti nella gestione delle AMP europee e analizza quali sono le loro prospettive future.

I mari regionali che circondano l’Europa possono essere parte del vasto Oceano Atlantico o mari come il Mediterraneo, il Baltico e il Mar Nero quasi senza sbocco  nell’Oceano. In tutto la superficie marina dell’Ue copre 5,7 milioni di km 2 ed ospita una vasta gamma di habitat che forniscono sostentamento e rifugio a  migliaia di specie vegetali ed animali. «Questa biodiversità – dice il rapporto EEA –  è il fondamento per gli ecosistemi marini e per la loro capacità di fornire servizi, come la regolazione del clima, i frutti di mare, o le attività di svago come le immersioni e whale watching. Tuttavia, le attività umane in mare, così come sulla terraferma, incidono sui mari d’Europa e fanno pressione sulle specie marine: danni e la perdita di habitat, estrazione di risorse, introduzione di specie non indigene, inquinamento e gli effetti del cambiamento climatico. L’effetto cumulativo di queste pressioni sta danneggiando lo stato degli ecosistemi marini».

Gli Stati membri dell’Ue hanno designato reti di zone marine protette proprio per salvaguardare la biodiversità nelle aree vitali per la salute dei mari e per  affrontare minacce sempre più complesse per gli ecosistemi marini.

L’EEA spiega che «Le Aree marine protette (Amp) vengono  in genere definite come zone geograficamente distinte per le quali possono essere impostati obiettivi di conservazione e la cui gestione dovrebbe basarsi  su un approccio basato sugli ecosistemi. Vengono spesso istituite per trovare un equilibrio tra i vincoli ecologici e l’attività economica. Le Reti di AMP sono un insieme di singole aree marine protette che operano in modo cooperativo e vengono progettate per soddisfare obiettivi che non possono essere raggiunti dalle singole Amp. Una rete di Amp deve sere, tra le altre cose, rappresentativa, ossia proteggere il range di biodiversità presente nei mari».

Il rapporto vuole rispondere soprattutto a tre domande: Quanti progressi ha fatto l’Unione europea nel designare aree marine protette? Possiamo valutare se le aree marine protette funzionano? Le reti di Amp  sono ecologicamente coerenti e ben gestite? L’EEA cerca di rispondere fornendo una panoramica delle aree marine protette europee e del quadro politico dell’Ue e sostenendo la relazione sulle aree marine protette della Commissione europea all’europarlamento pubblicata il primo ottobre.

Secondo l’EEA, «L’Europa ha bisogno di implementare un approccio più olistico alla progettazione, gestione e valutazione delle Amp MPA,. Con una migliore attuazione della legislazione esistente per i mari dell’’Europa, così come una gestione più efficace, le  reti di Amp potrebbero svolgere un ruolo cruciale per invertire i cambiamenti sistemici osservati nei mari europei. Possono aiutare a fermare la perdita di biodiversità, ad ottenere mari puliti, sani e biologicamente diversi e ad assicurare la sostenibilità sicuro.

“Marine protected areas in Europe’s seas — an overview and perspectives for the future” mette in luce le maggiori criticità nella protezione dei mari europei, ma anche gli ampi margini di manovra che i Paesi menbri hanno per migliorare-

L’Unione europea dispone  di un ampio quadro normativo e politico internazionale, europeo e nazionale per sostenere la creazione di aree marine protette, però, alla fine del 2012 – data limite posta dalla Convenzione di Barcellona per rispettare gli impegni presi dai Paesi Ue del Mediterraneo – gli Stati membri dell’Ue avevano istituito Aree marine protette solo nel 5,9% dei loro mari, un’estensione pari a quella della Germania, mentre l’obiettivo previsto per il 2020 è del 10%, cioè quanto l’estensione di Gran Bretagna, Romania ed Austria messe insieme.

Il rapporto EEA inoltre dice che «Le Reti Amp Ue non possono ancora essere considerate come rappresentative o ecologicamente coerenti». La pietra angolare delle Amp in Europa è Rete Natura 2000 che, anche se a mare non è ancora stata completata, è considerato un successo. Rete Natura 2000 riguarda un certo numero di specie e habitat vulnerabili marini e copre oltre il 4% dei mari europei, interessando 23 Paesi. L’EEA sottolinea che «La rete Natura 2000 potrebbe beneficiare ulteriormente da una piena attuazione delle Direttive Ue Uccelli ed Habitat», ma anche che «Nella sua forma attuale, Natura 2000 non è impostata per fornire una rete ecologica di aree marine coerente e rappresentativa».

Le quattro convenzioni marittime regionali, che interessano il Mar Baltico, il Nord-est dell’Oceano Atlantico, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero, «Sono buone piattaforme per lo sviluppo e l’attuazione di un approccio ecosistemico alla designazione e gestione delle aree marine protette», anche se, aggiungiamo noi, alcuni Paesi, come l’Italia, ignorano gli impegni presi aderendo alla Convenzione di cui fanno parte e non istituiscono le Aree marine protette previste. Tanto per fare un esempio italiano, l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano aspetta di essere istituita dal 1982, nonostante tre leggi italiane e la Convenzione di Barcellona – che indica come priorità proprio l’istituzione di Amp  intorno alle isole – impegnino l’Italia a farlo.

Eppure gli esempi positivi non mancano: alcuni Stati membri dell’Ue hanno istituiti più Amp di quanto prevedessero gli obiettivi Ue e delle Convenzioni locali proprio per garantire una migliore rappresentatività e coerenza ecologica. L’EEA conclude che «Al fine di valutare l’efficacia delle reti Amp Ue, devono essere meglio armonizzate le fonti di informazione, devono essere sviluppati criteri di valutazione su base scientifica e devono essere formulati obiettivi operativi».

Il rapporto sulle Amp  si va ad aggiungere allo studio “State of Europe’s seas” che l’EEA aveva pubblicato a fine giugno, che valuta se l’Ue sta raggiungendo i suoi obiettivi politici per la qualità dell’ambiente marino. Anche quello studio di mostra che, «Nonostante alcuni miglioramenti, il modo in cui usiamo i nostri mari rimane insostenibile e minaccia non solo la produttività dei nostri mari, ma anche il nostro benessere. Le attività umane e i cambiamenti climatici stanno sempre più mettendo una serie di pressioni sui mari europei, gli effetti cumulativi delle quali minacciano il funzionamento e la resilienza degli ecosistemi marini».