Con la riforma territoriale gravi preoccupazioni per riserve naturali e cura della fauna selvatica

Polizia provinciale, dalla vigilanza ambientale e faunistica ai divieti di sosta?

Ambientalisti: «Scelta infausta, meglio la regionalizzazione. Correggere subito il decreto-legge»

[25 giugno 2015]

Polizia provinciale

Il decreto legge 78/2015 “Misure urgenti in materia di enti territoriali”, pubblicato il 19 giugno e trasmesso al Senato per l’iter di conversione in legge e che, tra le altre cose, azzererebbe lo storico ruolo della polizia provinciale, non piace per niente a 15 grandi  associazioni ambientaliste (Accademia Kronos, Ambiente e Lavoro, AIIG, CAI, CTS, Federazione Pro Natura, FIAB, Greenpeace Italia, LAC, Legambiente, LIPU, Marevivo, Sigea, Touring Club Italiano, Wwf)  che chiedono «un ripensamento del Governo, o comunque un intervento del Parlamento nella fase di conversione in legge del provvedimento, che scelga la via della regionalizzazione».

Secondo gli ambientalisti, «La scelta del Governo di azzerare le funzioni di tutela ambientale delle polizie provinciali, mentre ancora non è chiaro il destino del Corpo Forestale dello Stato, per destinarne il personale preposto  a compiti di polizia municipale provocherebbe un crollo verticale della vigilanza e dei controlli e dunque un danno all’ambiente di grandi proporzioni, proprio quando la recente introduzione degli ecoreati comporterebbe un rafforzamento delle azioni di contrasto agli illeciti ambientali».

In una nota congiunta le 15 associazioni ricordano che «Ben prima dell’emanazione del decreto 78/2015, le nostre associazioni avevano consegnato al Sottosegretario degli Affari regionali Gianclaudio Bressa una dettagliata nota con cui si illustravano con chiarezza i problemi  e si indicavano le soluzioni atte a garantire la prosecuzione dei servizi, anche attraverso opportune forme di regionalizzazione. La scelta del governo, dettata apparentemente da mere ragioni di tagli lineari, è stata invece di segno opposto e sta conducendo a quello che può davvero rivelarsi un errore gravissimo per la tutela ambientale in Italia».

Per le Associazioni, «La mobilità indotta, verso i comuni  con piccoli vuoti di organico, svilirebbe i ben diversi compiti di 2.700 ufficiali e agenti provinciali e farebbe disperdere competenze acquisite negli anni, in materie molto delicate quali lo smaltimento dei rifiuti, la difesa del suolo, la tutela della qualità dell’aria, l’inquinamento acustico e delle acque, la vigilanza su caccia e pesca, il contrasto al bracconaggio e la tutela della fauna selvatica. Si tratta evidentemente di funzioni essenziali e fortemente specializzate, che non troverebbero alcuna sostituzione e dunque resterebbero scoperte, con rischi ambientali davvero incalcolabili e persino risvolti di infrazione al diritto ambientale europeo, vista la sostanziale impossibilità di realizzare una soddisfacente vigilanza sulla corretta applicazione delle norme ambientali comunitarie».

Ma nella che la riorganizzazione territoriale partita con la legge Delrio a preoccupare non è solo la “riforma” delle polizie provinciali: «Oasi di protezione, Riserve naturali, Centri per il recupero della fauna selvatica, su cui vigeva la competenza provinciale, si trovano oggi in gran parte d’Italia in seria difficoltà, in termini di deficit gestionale, assenza di finanziamenti e mancanza di rifermenti tecnico-istituzionali – scrivono gli ambientalisti – Una situazione davvero grave, che il Governo e le amministrazioni locali non possono più ignorare e che deve trovare subito, già dalla conversione del decreto 78, una soluzione adeguata. Dunque il Governo corregga questo madornale errore o lo faccia il Parlamento, con i giusti emendamenti all’articolo 5 che restituiscano le preziose funzioni alle polizie provinciali assegnandole alle regioni o alle rispettive agenzie di protezione ambientale».