I polpi giganti urbani di Seattle

I nuovi vicini degli uomini cercano tane e cibo tra i rifiuti lasciati in mare

[15 marzo 2018]

E’ noto che molte specie selvatiche stanno colonizzando le metropoli umane, dove trovano cibo, rifugio e caldo, ma La nascente disciplina dell’ecologia urbana che studia questo fenomeno raramente si è avventurata sotto le onde. Lo ha fatto un team di ricercatori statunitensi e di Singapore che ha pubblicato su Urban Ecosystems lo studio “Urbanization-related distribution patterns and habitat-use by the marine mesopredator, giant Pacific octopus (Enteroctopus dofleini)” dal quale emerge – è proprio il caso di dirlo – che al polpo gigante del Pacifico ( Enteroctopus dofleini ) piace la vita cittadino.

Lo studio, uno dei pochi nel suo genere, getta uno sguardo raro sull’effetto che ha l’urbanizzazione sugli organismi marini ed evidenzia che anche il mare ha i suoi sinantropi, cioè specie selvatiche che vivono e traggono beneficio dai territori dominati dall’uomo.

Dato che la maggior parte della popolazione mondiale umana vive lungo le coste, dove la crescita demografica è anche più veloce,   è ovvio che l’urbanizzazione abbia un grande impatto sugli ambienti marini costieri. Ad esempio, nell’area di ricerca dello studio, Puget Sound, vicino a Seattle, la capitale dello Stato Usa di Washington, la popolazione umana nell’ultimo secolo è aumentata di 6 volte e attualmente nella fascia entro 20 Km dal litorale vivono 4 milioni di persone.

Nello studio, i ricercatori hanno analizzato i dati sugli avvistamenti di polpi giganti del Pacifico raccolti da subacquei sportivi nell’ambito di un progetto di citizen-science e hanno scoperto che tra il 2000 e il 2016 l’Enteroctopus dofleini  è stato avvistato 2.158 volte in  5.790 immersioni fatte nel mare di Puget Sound.

Analizzando i dati, i ricercatori hanno scoperto che, nelle acque profonde, i polpi giganti sono più comuni nelle acque urbane rispetto a tratti di litorale meno urbanizzati. Poi hanno condotta anche ricerche video in 4 località diverse, arrivando alla conclusione che i polpi sono attirati dai rifiuti marini antropici: sono più comuni dove ce ne sono molti sul fondo del mare.

Precedenti studi hanno dimostrato che i polpi utilizzano detriti scaricati dagli uomini in mare, come parti di imbarcazioni, lastre di cemento e pneumatici per farci le tane. I biologi dell’università di Washington – Seattle fanno notare che in natura i siti adatti ad ospitare i polpi potrebbero essere una risorsa limitata, specialmente in ambienti con fondali sabbiosi o fangosi, mentre le acque urbane possono fornire molte più tane.

Molte specie di mammiferi e uccelli che prosperano nelle città sfruttano le abbondanti risorse alimentari legate alla presenza di esseri umani, mangiando sia i nostri avanzi sia i nostri parassiti, come i ratti e i topi, e spesso entrambi. E’ sicuramente il caso dei procioni che ormai sono diventati un a presenza abituale nelle metropoli m nordamericane, ma non sembra il caso del polpo gigante del Pacifico.

In 24 siti diversi di  Puget Sound, i ricercatori hanno raccolto cumuli di conchiglie svuotate dai polpi e accumulate fuori dalle loro tane e hanno così potuto verificare che la dieta dei polpi giganti “urbani” è uguale a quella dei loro simili che vivono lontano dagli uomini e che in tutta l’area di studio sono costituite quasi esclusivamente  da una mezza dozzina di specie di bivalvi e  granchi.

Il rapporto tra polpi giganti del Pacifico e città è probabilmente molto complesso. I ricercatori hanno scoperto che nelle acque poco profonde delle aree urbane gli Enteroctopus dofleini  sono meno comuni che nelle non urbanizzate e dicono che «Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le acque superficiali urbane sono troppo calde o troppo salmastre per i gusti della specie. Oppure, il polipo potrebbe dover affrontare una maggiore pressione predatoria da parte di foche e leoni marini, che a loro volta beneficiano in qualche modo dei territori urbani, utilizzando moli e altre strutture costruite dall’uomo come siti di sosta».

I ricercatori avvertono che i loro dati sull’aumento dell’abbondanza dei polpi giganti del Pacifico nelle acque profonde urbane sono preliminari: «Sappiamo così poco sugli ecosistemi marini urbani che è difficile scegliere tra diverse ipotesi su ciò porta a questi schemi. Inoltre, i polpi sono difficili da studiare, ad esempio non è possibile taggarli, quindi rispondere a queste domande sarà complicato».

Però i polpi hanno molto in comune con altre specie note per prosperare nelle città: non solo possono usare strutture costruite dall’uomo per ripararsi, ma sono altamente adattabili e capaci di risolvere i problemi. «Quindi – come scrive Sarah DeWeerdt su Anthropocene – forse abbiamo ragione ad aggiungere  alla nostra lista di vicini, accanto al procione accanto alla porta di vetro scorrevole del patio e al coyote sotto la luce del lampione, il polpo che guarda con il suo occhio appariscente da sotto lo scafo sommerso di una barca a remi».