I popoli autoctoni sono la bussola morale dell’umanità, ma i loro diritti sono violati

L’Honduras inferno di chi protegge l’ambiente. Ma anche gli Usa di Trump non scherzano

[2 maggio 2017]

Intervenendo a margine de Permanent Forum on Indigenous Issues  dell’Onu in corso a New York, la rappresentante special dell’Onu per i diritti dei popoli autoctoni. Victoria Tauli-Corpuz, ha detto che «Le autorità e le imprese ignorano I diritti di questi popoli per avere accesso alle loro terre e alle loro risorse. Oggi, la situazione dei diritti dei popoli autoctoni non è davvero molto buona, perché esistono delle politiche e delle leggi per criminalizzarli.

Il 26 aprile era stata una riunione special dell’Assemblea generale dell’Onu, indetta per celebrare il decimo anniversario della Dichiarazione, ad affermare che  I popoli autoctoni sono «la bussola morale dell’umanità», ma anche che «La Dichiarazione dell’Onu sui diritti dei popoli autoctoni non equivale alla sua messa in opera».

Durga Prasad Bhattarai, vice-presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, ha sottolineato che «Dopo l’adozione della Dichiarazione, il mondo ha conosciuto meglio i popoli autoctoni, ma i progressi sono stati ineguali. Per adempiere agli impegni presi nel quadro della Dichiarazione devono essere forgiate delle partnership più solide, fondate sulla fiducia, tra i governi, i popoli autoctoni, le Nazioni Unite, la società civile, il settore privato ed altre parti interessate chiave».

Il presidente della Bolivia, Evo Morales Ayma, ha raccontato all’Onu come il movimento indigeno del su Paese è riuscito a riunire altri settori della società, compresi i lavoratori dei trasporti e la classe media, per costruire una nuova Bolivia con una costituzione socialista, autonomista e ambientalista.

La Tauli-Corpuz ha denunciato «Il ricorso a vessazioni, alla tortura e agli arresti contro i popoli  autoctoni che proteggono in modo pacifico i loro beni. Questi atti sono contrari alla Dichiarazione della Nazioni Unite sui diritti dei popoli autoctoni, adottata dall’Assemblea generale nel settembre 2007, che ha n messo in campo un quadro universale di norme minimali per la sopravvivenza, la dignità, il benessere e i diritti dei popoli autoctoni nel mondo. La principale preoccupazione dei popoli autoctoni è davvero quella di operare per la difesa delle loro terre e delle loro risorse e la protezione del diritto all’autodeterminazione. Quando affermano i loro diritti, sono accusati di essere terroristi o arrestati».

La Tauli-Corpuz è di ritorno dall’Honduras, considerate l’inferno degli ambientalisti, dove ha incontrato a famiglia di un difensore dei diritti autoctoni assassinato nel 2016 e ha denunciato che «Le udienze in questo affaire sono in ritardo» e che c’è una «mancanza di determinazione  da parte dei procuratori per proseguire l’azione giudiziaria».

Ma a preoccupare la Tauli-Corpuz è anche la situazione degli Stati Uniti d’America di Donald Trump: recentemente si è incontrata con la tribù Sioux della riserva di Standing Rock che protestano contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access e ha assistito agli arresti di persone autoctone e all’utilizzo di cani da parte della polizia contro i manifestanti. La rappresentante indipendente dell’Onu sottolinea che  «Queste manifestazioni non sono violente e non dovrebbero essere sottoposte a questo tipo di forza».

Il problema vero è che i popoli autoctoni rappresentano solo il 5% della popolazione  mondiale, ma i loro territori ospitano circa l’80% della biodiversità mondiale. Come ha detto Tauli-Corpuz, una india dell’Equador che fa parte del Permanent Forum on Indigenous Issues  dell’Onu, «Il petrolio, i minerali, tutto è sotto la terra, il che provoca un enorme problema». La Tauli-Corpuz ha sottolineato l’importanza della terra per i popoli autoctoni: «La terre trasmette tutto, la salute, l’educazione, l’agricoltura. Ma ogni volta che ci sono dei negoziati sull’economia di un Paese, le terre dei popoli autoctoni sono le prime ad essere utilizzate. I popoli autoctoni non vogliono macchinari sul loro territorio senza consultazioni preliminari».