Porto Azzurro, il Tar: abbattere gli abusi edilizi al Centro recupero animali selvatici

[12 novembre 2013]

La vicenda del Centro recupero animali selvatici (Cras) in località Gelsarello, nel comune elbano di Porto Azzurro, è davvero paradossale, ma sembra aver trovato un punto fermo con la recente sentenza della sezione terza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana che fa chiarezza sulla brutta storia e respinge le pretese di chi, cercando di coinvolgere anche un’associazione ambientalista, ha costruito abusivamente, con la scusa del benessere degli animali.

Tutto è cominciato con una segnalazione ricevuta il 28 febbraio 2013 da Legambiente Arcipelago Toscano nella quale si diceva che «Il comune di Porto Azzurro ha autorizzato il posizionamento, per le finalità del Cras, di una casetta in legno. Il luogo è, in breve tempo, diventato un esempio di devastazione del paesaggio, una specie di campo nomadi, con una decina di baracche, piattaforme in cemento di consistenti dimensioni e la distruzione di circa 3000 mq di zona collinare boschiva a macchia. L’autorizzazione per la casetta prevede il posizionamento di una casetta amovibile in legno». A confondere ulteriormente la situazione sul recinto dello strano Cras era apparso un cartello con la scritta “Ad uso della Forestale e del WWF”, ma il Wwf aveva immediatamente smentito il suo coinvolgimento e risulta abbia presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Livorno per cercare di chiarire l’intera vicenda.

Comunque Legambiente chiedeva a tutte le istituzioni interessate di sapere «Se quanto è stato realizzato è conforme alle autorizzazioni edilizie (come da cartello di cantiere allegato) e di altro tipo concesse ad ai fini per il quale è stato realizzato il Cras».

A rispondere era il Comune di Porto Azzurro che dopo un sopralluogo accertò la presenza di abusi ed emise ordinanze di demolizione il 3 luglio 2013 e il 6 settembre 2013. Contro queste ordinanze di demolizione hanno fatto ricorso al Tar i titolari del Cras che ha ottenuto l’autorizzazione della Provincia di Livorno.  Ma il Tar il 29 ottobre, «Osservato ad un primo e sommario esame che il ricorso appare sprovvisto dei necessari profili di fondatezza, atteso che trattasi in un caso di opera (casa di legno su basamento in cemento) sin dall’origine abusiva, realizzata in assenza di permesso di costruire, in area vincolata e nell’altro caso di opere (due box in lamiera, un box in legno) divenute abusive, a seguito della scadenza della relativa autorizzazione temporanea alla loro installazione, della quale ben può essere richiesto il rinnovo (…) Respinge la domanda cautelare presentata dai ricorrenti». Vengono quindi confermate le demolizioni degli abusi e le segnalazioni dei cittadini e di Legambiente.

«Alla luce della sentenza del Tar – dicono a Legambiente Arcipelago Toscano – appare ancora più sconcertante la risposta dataci il 9 settembre dalla Provincia di Livorno».

Infatti la Provincia di fronte alle richieste di chiarimento degli ambientalisti sulla situazione del Cras di Porto Azzurro scriveva: «Dopo ulteriori e più approfondite verifiche effettuate dal ns organo di vigilanza, si è accertato che l’attività di recupero e cura della fauna selvatica rinvenuta ferita si esplica unicamente in strutture provvisorie che non necessitano di particolari autorizzazioni (recinti e voliere mobili)» ed abbastanza incredibilmente asseriva che «La casa in legno ad uso abitativo posta su platea di cemento ed oggetto di segnalazione alla Procura della Repubblica da parte del Comune di Porto Azzurro, non fa parte del Cras», anche se la struttura è all’interno dell’area autorizzata a Cras e se le norme sui Centri di recupero animali selvatici prevedono l’assoluta conformità con gli strumenti urbanistici. Ora il Tar conferma che anche alcune delle baracche segnalate sono abusive mentre i confinanti asseriscono che alcuni lavori per la realizzazione del Cras hanno sconfinato sulle loro proprietà.

La Provincia di Livorno terminava la sua risposta a Legambiente dicendo che «Pertanto al momento si ritiene di non revocare l’autorizzazione rilasciata con atto dirigenziale n. 606/2011, fatto salvo ulteriori sviluppi della vicenda che inducano l’ufficio scrivente a rivedere tale decisione».

Gli ambientalisti dopo la sentenza del Tar ribattono: «Ci pare che ora ci siano gli ulteriori sviluppi e che la Provincia di Livorno farebbe bene ad intervenire e ad operare perché all’Elba finalmente venga realizzato un Cras davvero a norma da tutti i punti di vista».

Leggi la sentenza integrale del TAR:

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Firenze/Sezione%203/2013/201301387/Provvedimenti/201300544_05.XML