Porto di Marciana Marina, Legambiente: «Non è un piano, è un condono» [FOTOGALLERY]

Le osservazioni multimediali degli ambientalisti: sì a un’infrastruttura verde e al servizio del Paese

[27 novembre 2014]

Legambiente Arcipelago Toscano ha presentato delle osservazioni al Piano Regolatore Portuale e contestuale variante al regolamento urbanistico del Comune di Marciana Marina che si potrebbero definire multimediali, visti i link al video sull’installazione artistica “Holy Crab” dell’artista marinese-newyorkese Riccardo Mazzei, realizzato in occasione del passaggio del relitto della Costa Concordia, che ha avuto ampio risalto sui media nazionali, e ad articoli di giornale, che sono stati allegati alla versione integrata inviata alla Regione e ad altre istituzioni sovracomunali e alla stampa.

L’associazione non usa mezzi termini: «Il Piano ed il Regolamento, così come presentati prevedono la realizzazione di opere come le due massicciate a sassi adiacenti al lungomare di viale margherita e ipotizzano la sistemazione di pontili galleggianti in aree precedentemente non campite tali da configurare una sorta di “condono” di strutture per le quali la magistratura ha ipotizzato reati di abuso edilizio e mentre sono ancora in itinere provvedimenti giudiziari. Se la Regione Toscana ed il Consiglio Comunale li approvassero si potrebbe parlare, per alcuni aspetti, di una sorta di “condono”». Inoltre è carente una adeguata motivazione delle scelte effettuate: «In nessuna delle ipotesi presentate si prendono in considerazione ipotesi progettuali diverse da questa sorta di “condono mascherato” per dimostrare che la vera motivazione delle scelte effettuate è dettata da opportunità urbanistiche concrete».  Per questo il  Consiglio comunale viene invitato ad «elaborare ipotesi alternative e a fornire una adeguata valutazione in termini di costo/beneficio di tutte le soluzioni possibili, anche di quelle alternative allo stato di fatto attuale».

Per gli ambientalisti, la soluzione definita “ottimale” adottata dalla sola maggioranza in Consiglio comunale il 18 agosto 2014, «avrebbe un devastante effetto paesaggistico su uno dei lungomare più belli del Mediterraneo, cambiandone completamente la prospettiva, andando ad occuparne una parte attraverso la regolarizzazione di imbonimenti ed ampliamenti precedenti e snaturando ancora di più un ambiente che ha già subito fin troppe pesanti e caotiche modifiche». Inoltre, per quanto riguarda la balneazione, «si propone di violare o di non tener conto, delle norme vigenti riguardanti le aree portuali e le distanze dalle stesse». Nonostante le reiterate osservazioni di Legambiente durante l’intero, lungo ed accidentato provvedimento che ha portato all’attuale proposta, «permangono i rischi per la residua prateria di posidonia oceanica, Habitat prioritario della Direttiva europea, al quale si applicano le stesse procedure e salvaguardia di un Sito di interesse comunitario (Sic) o Zona di conservazione speciale (Zcs),  presente all’interno del Porto di Marciana Marina e, invece di approfittare del Piano Portuale per andare ad un recupero della posidonia degradata si propone di aumentarne il degrado senza nemmeno apparenti iniziative risarcitorie».

Legambiente è convinta che «occorre mettere ordine in una situazione di disordine che si è tenuta a creare negli anni e prende atto con piacere che l’ottantina di posti barca in più ipotizzati dal Piano sono in realtà una diminuzione di quelli realmente esistenti attualmente nel porto e nella rada in piana stagione», ma per il Cigno Verde «è del tutto evidente che si sta perdendo l’occasione di trasformare il porto di Marciana Marina in una struttura “verde”, moderna, di ridotto impatto ambientale, cosa che potrebbe essere realizzata con strutture leggere, non impattanti sul paesaggio e l’ambiente, mentre al contrario si propongono strutture rigide come il molo sulla testata dell’attuale diga foranea o lo spostamento e modifica dell’attuale “moletto dei sassi” che, con l’asserito intento di mettere in sicurezza l’area portuale, finiranno al contrario per aumentare i rischi per il Paese ed il quartiere del Cotone ed aumentare ancora di più i già  drammatici effetti dell’erosione della spiaggia della Marina che è migrata in gran parte all’interno del porto, come attesta la spiaggia di sabbia del “Capitanino” che era inesistente prima del prolungamento del porto  negli anni ’80 e che ha avuto un forte incremento negli ultimi anni ’90 e negli anni 2000».

L’associazione è preoccupata che «gli studi meteomarini e sulle correnti si rifacciano a documentazione che si ferma al 1995, visto che in questi ultimi 20 anni si è avuta una radicale modifica della linea costiera a causa dei seguenti fenomeni naturali ed interventi umani non sempre regolari». Legambiente cita i punti critici e li documenta con foto e link: Erosione massiccia, con abbassamento di quasi due metri della spiaggia della Marina sul lato est verso Piazza della Vittoria; Spostamento dei materiali fini sul lato ovest della spiaggia della Marina verso il Moletto del Pesce; Migrazione del fondale sabbioso prima presente davanti alla spiaggia della Marina verso l’area portuale; Svotamento a causa dell’effetto vortice della parte ovest della spiaggia di ciottoli accanto al Moletto del Pesce; Stesso ammucchiamento di materiale fine sul lato est del cosiddetto “moletto dei sassi” ed effetto vortice sul lato ovest; Realizzazione di un grosso imbonimento (finito sotto sequestro per irregolarità urbanistica) sul lungomare Regina Margherita, ad est del  Circolo della Vela di Marciana Marina, realizzato attraverso l’escavo dei fondali e con l’ammucchiamento di grossi massi; Realizzazione di un nuovo imbonimento sul lungomare Regina Margherita, ad ovest del Circolo della Vela, realizzato in modo non conforme alla stessa delibera autorizzativa ed in parte frutto di un precedente imbonimento non conforme; Alloggiamento di altri pontili del Circolo della Vela di Marciana Marina; Modifica del molo destinato all’ormeggio a pagamento dei residenti (ma in parte fruito da non residenti), anche con opere in cemento; Relizzazione di pontili “provvisori e sperimentali” lungo la banchina della diga foranea; Pesante “rifioritura” della protezione esterna della diga foranea

«Se a questo si aggiunge che, a detta di molti esperti, il prolungamento della diga foranea del Porto di Marciana Marina sarebbe responsabile, con lo spostamento delle correnti, almeno in parte dello svuotamento della spiaggia di Procchio all’altezza della località La Guardiola – aggiunge il Cigno Verde isolano – si comprende quanto sia necessario rivedere completamente sia gli studi marini che la Vas che accompagnano il Piano del Porto perché non sono né aggiornati, né tengono conto di una situazione pesantemente modificata con forti elementi di degrado in corso che andrebbero almeno mitigati, mentre invece il nuovo gigantesco ed inutile  molo  sulla testata della diga foranea, i moli sul lungomare così come proposti e la “sanatoria” dei due imbonimenti su Viale Regina Margherita, lo strano e gigantesco piazzale ricavato tra l’attuale diga foranea ed il devastante nuovo molo all’imboccatura del porto  rischiano di acuire i rischi già presenti, di implementare l’insicurezza del Paese di fronte alle mareggiate, di rendere difficoltoso l’ingresso nell’area portuale in determinate condizioni meteo-marine, di produrre un ulteriore ed inarrestabile degrado della Posidonia oceanica e di favorire l’inquinamento dell’area portuale, chiudendone inutilmente lo spazio per difenderla da venti poco pericolosi e che non solo soffiano raramente, ma non sono quasi mai presenti in estate, la stagione vocata per le attività di un Porto Turistico».

Legambiente fa inoltre notare che la soluzione “ottimale” «somiglia terribilmente a proposte simili avanzate anni fa da amministrazioni comunali precedenti che ebbero il buon senso di ritirarle di fronte alla netta contrarietà dell’opinione pubblica marinese e degli ospiti più affezionati di Marciana Marina, una contrarietà che sta emergendo anche in questi giorni tra chi non ha interessi diretti, tra gli attuali operatori portuali che verrebbero privati del loro lavoro con la concessione del nuovo porto turistico ad un gestore unico – che sarebbe previsto da una qualche fantomatica legge -; la stessa contrarietà a questa ipotesi “ottimale” emerse anche durante la farsesca iniziativa “Il porto in Piazza” che infatti sembra aver dato come risultato la completa indifferenza verso le perplessità, i timori e le contrarietà – a partire quella di impedire ogni modifica del lungomare unico di Marciana Marina –  dei cittadini marinesi, come dimostra questa impattante ipotesi “ammazzapaesaggio” adottata dalla maggioranza del Consiglio Comunale».

Per Legambiente, «Non aver affrontato per tempo questa situazione, caratterizzata, soprattutto negli ultimi anni da una diffusa opacità, ha portato alla presentazione di un progetto che tutto può essere definito meno che un porto “verde” e leggero, ma che si caratterizza per un’evidente congestione dell’area portuale e che fa temere uno snaturamento ed una privatizzazione di un bene comune della comunità locale. L’impressione che si trae da quanto proposto è quella di essere non davanti ad un “Porto al servizio del Paese” ma ad un “Paese al sevizio del Porto”. L’intesa preliminare sull’accordo di Pianificazione per la Variante al Piano Strutturale per la riqualificazione del Porto Turistico del Comune di Marciana Marina si inserisce in un quadro urbanistico che è eufemistico definire confuso e il rischio di una “sanatoria” di procedimenti che appaiono in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti appare evidente».

Dopo aver analizzato punto per punto l’iter che ha portato alla proposta di Piano del Porto e gli aspetti ambientali e tecnici di quanto si è realizzato e si vorrebbe realizzare (Percorso partecipativo; Prateria di Posidonia oceanica e tutela della biodiversità; Escavi e strutture portuali;  Balneabilità; Impatto paesaggistico e urbanistico; Ampliamento del lungomare), Legambiente conclude così le sue osservazioni: «Ci pare inoltre che, per quanto sopra esposto, l’intero Piano Portuale di Marciana Marina presenti notevoli elementi di conflittualità con la Legge Urbanistica della Toscana recentemente approvata e con le salvaguardie del Piano di indirizzo territoriale con valenza di Piano Paesaggistico recentemente adottato dalla Regione Toscana e con la Direttiva Habitat e la Direttiva Acque dell’Unione europea».