Ora è possibile prevedere le invasioni delle meduse killer [FOTOGALLERY]

Le Irukandji sono esseri grandi come un ditale, praticamente invisibili ma estremamente pericolose

[15 maggio 2014]

Un team di ricercatori australiani afferma che monitorando i cambiamenti dei venti oceanici si può stabilire dove e quando ci sarà un’invasione di meduse Irukandji (Carukia barnesi e Malo Kingi), le terribili e velenosissime cubomeduse.

Nello studio “Dangerous jellyfish blooms are predictable” pubblicato sul Journal of Royal Society Interface, il team di 4 ricercatori della Csiro Wealth from Oceans Flagship e del Centre for Applications in Natural Resource Mathematics dell’università del Queensland, sottolinea che «la potenzialmente fatale sindrome Irukandji è relativamente comune nelle acque tropicali di tutto il mondo. E’ causata dalla puntura della medusa Irukandji, una famiglia di meduse che sono quasi impossibili da rilevare in acqua a causa delle loro piccole dimensioni e trasparenza». Il team australiano ha incrociato le cartelle cliniche sulle punture di cubomeduse con le condizioni meteorologiche locali, dimostrando che «la presenza di fioriture Irukandji nelle acque costiere può essere prevista sulla base delle condizioni del vento».

Nella Grande barriera corallina australiana  le fioriture coincidono in gran parte con il cedimento dei prevalenti alisei da sud e con la bonaccia di mare e vento il giorno prima dei casi di punture di Irukandji. Secondo gli scienziati, «queste condizioni sono coerenti con le ipotesi di lunga data dalle comunità locali e forniscono una base per la progettazione di interventi gestionali che hanno il potenziale per eliminare la maggior parte delle punture».

La principale autrice dello studio, Lisa-Ann Gershwin della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) ha spiegato che queste cubomeduse «viaggiano molto, in numeri molto grandi, e non è raro avere decine di punture su una spiaggia in un giorno. I corpi ed i tentacoli delle meduse sono invisibili in acqua: sono come un diamante caduto in un bicchiere d’acqua, non si possono vedere».

Anche se le Irukandji non sono più grande di un ditale, sono una terribile minaccia per i bagnanti. Eppure, come dice la  Gershwin, «le Irukandji sono ragazze davvero delicate. Sono come le orchidee della famiglia delle meduse: anime fragili», così fragili da frantumarsi solo sbattendo sulle pareti di vetro di un acquario.

Ma essere solo sfiorati da uno dei loro tentacoli super-sottili tentacoli è un’esperienza estremamente dolorosa che può portare al ricovero ospedaliero e, nei casi peggiori, alla morte.

Queste cubomeduse si trovano in tutti gli oceani (con segnalazioni anche nel Mediterraneo) e in Australia sono state avvistate anche nella Costa che va dal New South Wales meridionale fino alla capitale  Melbourne, ma sono o più comuni nelle acque tropicali, nel Queensland settentrionale ed in tutto Northern Territory e nella Western Australia, dove possono apparire improvvisamente in gran numero. La Gershwin sottolinea che «Possono essere un pericolo per la vita. E fino ad ora, non erano mai state  prevedibili».

Per saperne di più, i ricercatori hanno concentrato le loro ricerche sulla Grande Barriera Corallina, dove le fioriture di meduse killer possono avere un notevole impatto sul turismo. Confrontando il database delle punture dal 1985 e il 2012 con le previsioni del tempo di quel periodo, hanno scoperto che l’arrivo delle meduse sulle spiagge  coincide con un calo dei forti alisei da sud-est.

In Australia la cosiddetta “stinger season” va da novembre a marzo e le punture di Irukandji, quando va bene, causano dolore intenso, mal di testa, vomito e sudorazione. Ogni anno in Australia vengono ricoverate  in ospedale un centinaio di persone che rischiano la vita per le punture di cubomeduse e nel 2002 due morti provocati dalle rukandji proocarono la fuga dei bagnanti dalle spiagge con un danno enorme per l’industria turistiica che nella Grande Barriera Corallina vale 65 milioni di dollari.

«Normalmente, gli alisei sono i venti dominanti, e rendono le acque davvero turbolente: è nuvoloso, è brutto, non è davvero piacevole» ed alle Irukandji «Non piacciono le turbolenze, a loro non piace l’acqua torbida, gli  piace più piatta, calma chiara possibile».

E’ quando si verificano queste condizioni (le stesse che attirano turisti e bagnanti sulle coste), quando gli alisei si placano, che le cubomeduse risalgono dalle profondità e vengono trasportate a riva dalle correnti.

Secondo il team di ricercatori australiani il monitoraggio di questi venti in mare aperto potrebbe dare almeno un preavviso di un giorno sul possibile arrivo in massa delle Irukandji , un tempo sufficiente per mettere in guardia i bagnanti o addirittura chiudere le spiagge.

Anche se lo studio si concentra sull’Australia, i ricercatori ritengono che in tutto il mondo siano condizioni simili a provocare l’arrivo di queste fragilissime ma terribili meduse. «Probabilmente, per essere pizzicati, le situazioni sono diverse da luogo a luogo – dice ancora la Gershwin – ma il principio generale è da ritenere vero».

I ricercatori concludono: «Prevediamo che i nostri risultati possano portare allo sviluppo di tecnologie per ottenere migliori obiettivi di sicurezza pubblica ed occupazionali, ad esempio mettere a disposizione del pubblico delle previsioni tramite web, radio, Sms o smartphone apps.