Il predatore più pericoloso del pianeta siamo noi (VIDEO)

E' scioccante che la società occidentale diffami e uccida predatori come i lupi

[15 settembre 2016]

predatore-umano

Gli esseri umani sono i predatori più importanti del mondo. Il modo in cui svolgono questo ruolo è spesso oggetto di controversie, dagli allevamenti intensivi ai trofei di caccia, al controllo dei predatori. Quest’ultimo è un procedimento che i governi usano per uccidere i carnivori, come lupi, coyote e puma, per impedire loro di cacciare le specie minacciate, come il caribù, anche se l’attività umana è la causa principale del declino dei caribù.

La predazione è una importante funzione naturale. Ma, dato che la popolazione umana è cresciuta, abbiamo assunto la gestione degli ecosistemi che una volta si basavano su relazioni reciprocamente vantaggiose che hanno mantenuto gli equilibri naturali. Dato che siamo, un “super predatore”, come dice di noi  la Conservation Foundation Raincoast, siamo in linea con i processi naturali della predazione che hanno modellato il mondo?

Un modo per capirlo è quello di esaminare quanto emuliamo i processi naturali. Questo principio viene applicato nella biomimetica, dove gli esseri umani basano le invenzioni sulle forme e le funzioni naturali. (Si pensi Velcro, brevettato nel 1955, dopo che George de Mestral aveva studiato la bardana sulla schiena del suo cane.) Alcune discipline di gestione delle risorse impiegano la biomimetica. Ad esempio, la gestione delle foreste è spesso basata sul tentativo di imitare i disturbi causati da eventi naturali come gli incendi.

Se vogliamo emulare i predatori naturali, dobbiamo guardare ai tipi di prede uccise. I predatori non umani di solito abbattono feriti, vecchi o giovani. Questo lascia un  materiale genetico forte da trasmettere. I predatori umani spesso prendono di mira i maschi più grandi (trofei di caccia) o interi branchi (controllo dei predatori).

In natura, i predatori non umani raramente uccidono i grandi predatori. Un rapporto pubblicato su Science  ha concluso che gli esseri umani uccidono grandi predatori a nove volte la velocità con cui i carnivori di solito si uccidono l’un l’altro.

Ci sono anche differenze nel modo in cui vengono uccise le prede.  La predazione naturale è violenta. Ma predazione umana raggiunge spesso a un altro livello. Oltre a utilizzare aerei per sparare e esche avvelenate, dei rapporti indicano che la British Columbia impiegato  “lupi Giuda”,  lupi dotati di radio-collare utilizzati per rintracciare i branchi, in modo da poterli uccidere. I lupi Giuda vengono lasciati in vita, in modo che se si uniscono ad un nuovo branco, cos’ anche quei lupi possono essere uccisi. E’ difficile vedere come questo si inserisca all’interno dei confini della predazione naturale. (Il governo della British Columbia nega di utilizzare i lupi Giuda).

Regimi di gestione umani, come il controllo dei predatori e la caccia per i trofei, distruggono le sane dinamiche predatore-preda e danneggiano gli ecosistemi. Purtroppo, questo è spesso un punto controverso: l’Alberta e la British Columbia utilizzano il controllo dei predatori, perché il territorio è stato così massacrato  dall’attività industriale che la grandi foreste intatte, delle quali i caribù hanno bisogno per sopravvivere ed evitare la predazione, non esistono più. I predatori vengono indicati come capri espiatori per le attività umane.

I predatori di solito uccidono per il sostentamento. Per millenni, i popoli indigeni hanno fatto affidamento sulla caccia per mantenere i loro stili di vita tradizionali. Ma con la caccia per i trofei, l’impulso dei governi è quello di fare soldi. I governi che permettono che continui l’estrazione delle risorse nell’habitat dei caribù in pericolo stanno usando controllo dei predatori come un palliativo per mantenere in vita i caribù.

Negli ecosistemi gestiti dai processi naturali e non per l’estrazione delle risorse, i predatori hanno un ruolo chiave nel mantenimento della salute del ambiente. Su Trends in Ecology and Evolution , Enric Sala osserva che i predatori  sono “in grado di regolare la struttura di intere comunità”.

In definitiva, i rapporti naturali predatore-preda sono simbiotici.  I predatori non solo tengono sotto controllo le popolazioni prede e mantengono i cicli naturali, possono anche curare gli ecosistemi degradati. I lupi reintrodotti nel Parco Nazionale di Yellowstone nel 1995, hanno ripristinato la biodiversità naturale che era diminuita in loro assenza. Per evitare la predazione, le alci hanno trascorrono meno tempo nel fondovalle, il che ha permesso a piante e alberi di rigenerarsi, attirando a loro volta uccelli, orsi e castori. La vegetazione ha stabilizzato gli argini, i castori hanno alterato i corsi d’acqua e presto sono tornate tartarughe, anfibi e lontre di fiume.

Quando giudichiamo attraverso questa dinamica il mantenimento degli equilibri naturali, gli esseri umani ne escono terribilmente come predatori. E’ arrogante pensare di poter gestire le complesse dinamiche degli  ecosistemi con approcci ingenui, tipo metterci una pezza.

Cosa possiamo fare per migliorarci? Siamo in grado di smettere di cercare capri espiatori e di guardarci allo specchio come la causa primaria del declino delle specie in tutto il Canada? Siamo in grado di chiudere la caccia per i trofei? Possiamo farla finita con il controllo dei predatori per mantenere e ripristinare l’habitat del quale i caribù hanno bisogno per sopravvivere e riprendersi? Siamo in grado di progettare ad operare entro i limiti naturali?

E’ scioccante che la società occidentale diffami predatori come i lupi, anche se sono creature sociali molto intelligenti, che svolgono un ruolo fondamentale nella regolamentazione della natura.

Il predatore che dobbiamo tenere sotto controllo siamo noi!

David Suzuki

Fondatore della David Suzuki Foundation e noto scienziato, conduttore televisivo e ambientalista canadese

Questo articolo è apparso il 13 settembre sul sito della David Suzuki Foundation con il titolo “The Planet’s Most Dangerous Predator Is Us” ed è stato poi ripubblicato da diversi giornali e siti canadesi

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