Preoccupazione per le balene e i delfini del Mar Rosso

Rapporto “italiano” Unep-Cms: a rischio per petrolio, degrado degli habitat e inquinamento

[27 ottobre 2017]

Il rapporto  “Cetaceans of the Red Sea – CMS Technical Series No. 33”, presentato dal segretariato dell’ United Nations environmental programme (Unep) e della Convention on the conservation of migratory species of wild animals (Cms) alla  12esima Conferenza delle parti  Cms in corso a Manila,  è il primo studio dettagliato sulle balene e i delfini del Mar Rosso e ha subito suscitato preoccupazioni per le molte minacce che si trovano ad affrontare queste specie migratrici in una regione marina dove si pensava che fossero ampiamente protette dagli impatti delle attività umane e del cambiamento climatico.

Il nuovo rapporto redatto da un team a forte prevalenza italiana, guidato da Giuseppe Notarbartolo di Sciara e che comprende le ricercatrici Amina Cesario, Marina Costa, Maddalena Fumagalli del Tethys Research Institute  di Milano e ricercatori israeliani, neozelandesi, olandesi ed eritrei, fornisce la prima analisi dettagliata sullo stato dei cetacei del Mar Rosso, attraversato da alcune delle più importanti rotte marittime del mondo.  Unep e Cms spiegano  che «I ricercatori hanno studiato le popolazioni per un periodo di 34 anni, riunendo e verificando dei dati a partire dalle narrazioni storiche, dalle ricerche contemporanee  e dalle osservazioni».

Malgrado il fatto che sia la presenza umana che le attività industriali siano limitate lungo le coste della regione, gli autori del rapporto dicono che «L’immensa quantità di petrolio trasportata dalle navi attraverso il Mar Rosso costituisce un potenziale rischio di marea nera significativo» e tra le altre maggiori preoccupazioni identificano « il cambiamento climatico, l’inquinamento chimico e sonoro,  la perturbazione degli habitat critici e l’abbattimento diretto» e raccomandano che «Lo stato dei cetacei del Mar Rosso sia sorvegliato da vicino». Il rapporto sottolinea che «Il Mar Rosso segna la frontiera tra l’Africa e l’Asia e del sud-ovest e ospita importanti soste migratorie per diverse specie migratrici. Questi animali non sono coscienti del fatto che esistono delle frontiere nazionali o delle  linee di divisione delle acque».

Il segretario esecutivo della Cms,  Bradnee Chambers, ha ricordato che «Il Mar Rosso è una zona ecologica fragile esposta allo sviluppo, al sovra sfruttamento e al turismo non regolamentato. Fino a poco tempo fa, le balene e i delfini del Mar Rosso non erano mai stati fatti oggetto di una ricerca scientifica mirata e diretta e questo ha frenato gli sforzi di conservazione. Le conclusioni del rapporto forniscono dei dati di riferimento essenziali affinché i decisori politici possano trattare le principali minacce che colpiscono questi animali».

Yann Arthus-Betrand, fotografo, giornalista e ambientalista francese e ambasciatore di buona volontà dell’Unep, «Le decisioni per preservare le specie migratrici non possono essere pertinenti se non si basano su fatti e constatazioni scientifiche. L’osservazione sul lungo periodo è un elemento fondamentale e questo rapporto di sintesi sui cetacei del Mar Rosso ne rappresenta una bella dimostrazione. Io stesso sono stato un osservatore della Terra per più di 40 anni e ho visto i cambiamenti che a subito a causa dell’incoscienza degli uomini. Non è mai troppo tardi per invertire la tendenza».

Oltre alle specie di cetacei che hanno un areale globale, il rapporto identifica alcune specie  endemiche dell’Indo-Pacifico come la susa indiana (Sousa plumbea), Il tursiope indopacifico (Tursiops aduncus)  e il  delfino comune indopacifico (Delphinus. tropicalis) e denuncia che tutti questi cetacei sono fortemente minacciati perché «L’ambiente marino del Mar Rosso è sempre più sottoposto a pressioni antropiche da 30 anni, a causa  della vulnerabilità naturale di questo mare semi-chiuso, dei  suoi delicati habitat (barriere coralline, praterie sottomarine e mangrovie) che sono sempre più degradati,  degli stock di pesci impoveriti, delle specie vulnerabili ancor più minacciate e delle zone marine sempre più inquinate dalla produzione e dal trasporto del petrolio o degradate localmente dai rifiuti umani provenienti dai grandi centri urbani».

Unep e Cms concludono: «Noi speriamo che, creando un fondamento più solido delle conoscenze esistenti sui cetacei del Mar Rosso,  contribuiremo agli sforzi di conservazione nazionali, regionali e internazionali e aiiuteremo a garantire un futuro a questa parte importante della biodiversità marina del Mar Rosso».