Il Presidente del Botswana è il Razzista dell’anno 2016

Nomination anche per il vignettista Leak, gli organizzatori delle Paralimpiadi e il regista Singh

[30 settembre 2016]

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Il premio Razzista dell’anno viene conferito ogni anno da  Survival International «alla persona che dimostra di avere il pregiudizio peggiore nei confronti dei popoli indigeni» e quest’anno è stato affibbiato al generale Seretse Ian Khama, il presidente del Botswana.  Nella ben poco ambita classifica del Razzista dell’anno il generale Khama ha preceduto Bill Leak, nominato per la sua vignetta razzista sugli aborigeni australiani; gli organizzatori delle Paralimpiadi di Rio 2016 per aver accusato gli indios brasiliani di frequenti stupri, omicidi e infanticidi, e il regista Gurmeet Ram Rahim Singh per aver definito «malvagi» i popoli tribali dell’India.

I popoli indigeni vengono descritti come arretrati e primitivi semplicemente perché i loro modi di vivere comunitari sono differenti. Le società industrializzate li sottopongono a violenza genocida, a schiavitù e razzismo per poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro nel nome del “progresso” e della “civilizzazione”.

Il premio rischia di rovinare la festa al generale Khama: il  2016 è il 50esimo anniversario dell’indipendenza del Paese dell’Africa australe, e per questo è previsto anche il lancio di un film sul padre del presidente, il fondatore dello stato, Seretse Khama.

Survival spiega che «Khama ha dichiarato che i Boscimani del Kalahari vivono in modo “arretrato”, conducono “una miserabile esistenza primitiva” e “una vita primordiale appartenente a un’era passata”, mettendo in discussione la legittimità dell’esistenza stessa dei Boscimani e suggerendo che essi si trovino a un gradino inferiore della scala evolutiva rispetto ad altri popoli».

Il presidente del Botswana, un Paese che continua ad essere considerato un esempio di democrazia in Africa, nel 2014 disse che  i Boscimani «Hanno uno stile di vita ormai quasi estinto, molto arretrato».

Nonostante le istituzioni internazionali indicassero il Botswana come un modello di rispetto dei diritti umani, Suvival International  da anni a denuncia che «Il governo del Generale Khama continua a negare ai Boscimani l’accesso alla loro terra ancestrale, da cui sono stati sfrattati con la forza nel 1997, nel 2002 e nel 2005. La maggior parte di loro vive ancora in condizioni di povertà nei campi di reinsediamento governativi, nonostante una sentenza della Corte Suprema del 2006 abbia riconosciuto il diritto dei Boscimani alla loro terra. Sono accusati di “bracconaggio” quando cacciano per nutrire le loro famiglie, e recentemente le autorità hanno anche sparato a vista su di loro mentre cacciavano antilopi per sfamarsi. Speriamo che la pressione costante sul governo del Botswana possa finalmente convincere i suoi membri a permettere ai Boscimani di tornare a casa, e di cacciare per nutrirsi».

Stephen Corry, direttore generale di Survival International, conclude: «La storia di abusi che il Generale Khama vanta nei confronti dei Boscimani non ha eguali. È evidente che a guidare la persecuzione che infligge alle tribù è un razzismo molto profondo. Khama esprime apertamente opinioni di stampo coloniale, riecheggiando quel tipo di commenti pregiudizievoli tipici degli imperialisti britannici. Assegnandogli questo premio, speriamo di portare il razzismo anti-indigeno all’attenzione del pubblico e di intensificare la pressione sul suo governo affinché cominci a riservare un trattamento migliore ai Boscimani».