Ma Avaaz sostiene: «Ha vinto la lobby del marmo. Intervenga il governo»

Il presidente Rossi difende il nuovo Piano Paesaggistico della Toscana: «E’ una svolta»

[2 luglio 2014]

Di fronte alla serrata dei cavatori delle Apuane ed alle critiche degli ambientalisti, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (Nella foto) oggi ha rivendicato la bontà del nuovo Piano Paesaggistico adottato oggi dal Consiglio regionale con una citazione  di Piero Calamandrei: «La Toscana è bella ancora. Con questo piano ci apprestiamo a tutelare e abbellire il volto amato della dolce patria nostra». Secondo Rossi, «Si tratta di un’opera monumentale  che inciderà nel dibattito culturale del nostro paese».

Ieri le associazioni ambientaliste avevano consegnato a Rossi 87.410 firme raccolte a sostegno della petizione perché l’attività estrattiva del marmo nel comprensorio apuano venga limitata e chiusa progressivamente, «Prima che il dissesto idrogeologico in atto  non scateni un nuovo Vajont» e oggi il presidente della Regione non si è sottratto  al tema scottante della cave ed ha detto che «Per quanto riguarda le Apuane, il Piano parifica le situazioni interne ed esterne al parco. La svolta sta nell’aver introdotto regole precise, norme generali che superano una situazione di incertezza. In applicazione di una legge, la Galasso, che risale al 1985, il Piano salvaguarda le vette e le creste delle Apuane, oltre i 1200 metri. Questo è un punto che testa irreversibile. Lo skyline delle Apuane viene tutelato e per il resto si lavora, ma con nuove regole. Un altro vincolo che il Piano introduce riguarda l’obiettivo di lavorare in loco il 50 per cento del materiale estratto. E questo è lavoro. Ci sono molte forme di delocalizzazione. Quella che viene realizzata sulle Apuane è estrarre il marmo con tecnologie sempre più potenti, in modo speculativo e poi portarlo via perché venga lavorato altrove. Una ricchezza che è di tutti viene portata via. E l’occupazione diminuisce. Mi viene in mente un’altra vicenda toscana, quella della zona del cuoio, dove negli anni ’80 gli imprenditori furono spinti dalla lotta dei lavoratori e dalle istituzioni a investire in sistemi di depurazione e per elevare la qualità delle produzioni. Anche per il marmo lanciamo una sfida analoga, perché siamo convinti che questa ricchezza unica al mondo può dare più lavoro e che si possono conciliare lavoro, libertà di impresa e tutela delle Apuane. Non siamo soli, dalla nostra parte ci sono le istituzioni locali, i sindacati e anche la parte più sensibile e avvertita degli imprenditori».

Poi il presidente è tornato ad analizzare il Piano Paesaggistico nel suo insieme: «Per quanto riguarda i vincoli, il Piano interviene in una situazione di incertezza, disordine, indeterminatezza (quella ad esempio dei vincoli “letterari”), perfino di arbitrio, e fa un grande lavoro di chiarezza in un’ottica di semplificazione. Su alcuni aspetti bisognerà anche coinvolgere il Ministero, perché il Codice del paesaggio contiene alcune incongruenze. Penso alle aree degradate. Come può essere vincolata, mi chiedo, un’area come la zona industriale di Scandicci? Ci vogliono piani di recupero, che noi siamo disposti a sostenere e finanziare. Anche sulla Galasso abbiamo introdotto dei chiarimenti e ricordo volentieri in questa occasione un esempio del riformismo toscano, cioè il fatto che la Toscana fu la prima regione italiana ad applicare quella legge, con le aree protette volute nel 1986 dal presidente Bartolini e dall’assessore all’ambiente Marcucci».

Per Rossi, «Un altro punto importante riguarda il mondo dell’agricoltura: il Piano infatti prevede che si possano recuperare ad uso produttivo, sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici, senza vincoli e con semplificazione, le aree tornate al “selvaggio”, gli arbusteti, anche all’interno di parchi come l’Elba. Infine le linee guida dei 20 ambiti individuati dal Piano. Sarà questo un grande strumento che farà fare il salto culturale a cui dobbiamo ambire. Dobbiamo anche lavorare perché vengano modificate alcune leggi e normative europee che impediscono in tante realtà territoriali di lavorare in modo diverso, facendo come esempio riferimento ad alcune attività di allevamento nelle zone montane .Sono disposto per questo a insediare una apposita commissione».

L’assesore regionale all’urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson,  pur confermando i dubbi sulle modifiche apportate al testo per quanto riguarda le Apuane, ha detto: «Ritengo il piano oggi adottato un significativo progetto per il futuro della Toscana, segnale di un diverso sviluppo possibile. Da questo punto di vista, il passo indietro degli emendamenti passati in commissione è servito comunque ad approvare un punto di svolta e andare avanti con maggiore consapevolezza, cultura  e regole più chiare relative alle trasformazioni del territorio. Il Consiglio regionale toscano, primo in Italia, si è fatto carico di una responsabilità che gli fa onore, nell’adottare un piano paesaggistico copianificato con il Ministero competente in materia di paesaggio, la cui redazione viene attribuita alle Regioni dal Codice nazionale dei beni culturali e del paesaggio»-

La Marson ha risposto indirettamente allo sciopero dei cavatori sostenuto da Confindustria: «Per quanto riguarda le cave nelle Apuane lungi dal bloccare tutte le attività, il piano si propone invece di farle evolvere in modo più sostenibile, sia in merito all’occupazione che alla tutela del paesaggio. Anzi, in questo caso si può dire che tutela dell’occupazione e tutela del paesaggio possono evolvere positivamente soltanto insieme. Statico non è certo il Piano, ma la posizione di coloro che intendono mantenere le loro rendite di posizione senza confrontarsi con gli interessi collettivi e diffusi, e con le molteplici economie che un territorio può supportare se trattato con maggiore cura».

Il voto del Consiglio regionale non convince però i promotori della petizione, secondo i quali «Il Piano Paesaggistico approvato oggi dal Consiglio Regionale della Toscana segna la vittoria della lobby del marmo e la sconfitta della giunta PD di Enrico Rossi, il quale aveva promesso di non cedere alle pressioni delle aziende del settore, contrarie a qualsiasi limitazione all’estrazione selvaggia che sta distruggendo le montagne del Parco Unesco delle Alpi Apuane per farne dentifrici e intonaci e depredare marmo che viene lavorato all’estero con pesanti effetti sull’occupazione locale. Contro il Piano, che nella versione iniziale concordata a dicembre scorso con il Ministero dei Beni Culturali prevedeva la chiusura nel area protetta delle cave a maggior impatto ambientale, i signori del marmo hanno scatenato una violenta campagna e, grazie alla decisiva collaborazione dei consiglieri dello stesso partito di Rossi, sono riusciti a stravolgere il provvedimento approvato oggi fino a consentire l’ampliamento delle cave esistenti nel Parco e perfino la riapertura di quelle in vetta dismesse da decenni».

Secondo Luca Nicotra, rappresentante di Avaaz in Italia: «Questa è la legge che volevano le aziende del settore lapideo e che è stata servita loro su un piatto d’argento da un Consiglio regionale asservito ai loro interessi. Si è arrivati al paradosso di avere un Piano di “tutela” del paesaggio che invece di chiudere le cave nel parco, consente che ne vengano aperte di nuove. La democrazia in Toscana è ostaggio dell’industria mineraria: il Governo ha il dovere di intervenire tramite il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero dell’Ambiente, imponendo il ripristino delle tutele previste nel Piano originario».