I primati non umani stanno per scomparire: il 60% delle specie in via di estinzione

Il 75% delle popolazioni in declino. Agricoltura, petrolio, miniere e caccia i maggiori rischi

[20 gennaio 2017]

È davvero molto preoccupante lo studioImpending extinction crisis of the world’s primates: Why primates matter”, pubblicato su Science Advance da team internazionale di 31 primatologi, guidato da Alejandro Estrada dell’Universidad Nacional Autónoma de México e da Paul A. Garber dell’universitò dell’Illinois  e al quale hanno partecipato Francesco Rovero e Claudia Barelli del MUSE – Museo delle scienze Trento.

«In modo allarmante, circa il 60% delle specie di primati sono ora in via di estinzione e circa il 75% hanno una popolazione in declino» dicono i ricercatori. E se non verranno messe in atto misure per contrastare il fenomeno, entro 25-50 anni gran parte dei primati non umani saranno estinti».

Secondo Garber, «Questa è veramente l’undicesima ora per molte di queste creature Diverse specie di lemuri, scimmie e grandi scimmie – come il lemure catta dalla coda ad anelli, il colobo rosso degli Udzungwa, il presbite dalla testa bianca, la scimmia dal naso camuso dello Yunnan e il gorilla di Grauer, sono ridotti a na popolazione di poche migliaia di individui. Nel caso del gibbone di Hainan, una specie di scimmia cinese, sono rimasti meno di 30 animali. Un’altra grande scimmia ape in pericolo critico, l’orango di Sumatra, ha perso il 60% del suo habitat tra il 1985 e il 2007 ».

Ed è proprio l’espansione delle attività e delle infrastrutture umane,  – strade, miniere, industria del legname campi coltivati – a distruggere l’habitat dei nostri “cugini”, al quale si aggiungono minacce sempre più impattanti come il bracconaggio e commercio illegale di animali e di loro parti. Attività  a volte «In modi inutilmente distruttivi e non sostenibili – sottolinea Garber – Questi primati si aggrappano alla vita nelle foreste di paesi come la Cina, il Madagascar, l’Indonesia, la Tanzania e la Repubblica Democratica del Congo. Purtroppo, nei prossimi 25 anni, molte di queste specie di primati scompariranno a meno che non facciamo della loro conservazione una priorità globale. Questa, di per sé, sarebbe una perdita tragica. Ora, prendete in considerazione le centinaia di altre specie di fronte a un destino simile in tutto il mondo e si ha il senso di ciò che è veramente in gioco».

I ricercatori evidenziano nello studio: «Dato che Brasile, Indonesia, Madagascar e Repubblica democratica del Congo ospitano ben due terzi di tutte le specie di primati, sono proprio questi quattro Paesi in cui è più urgente mettere in atto misure per fermare – e forse anche invertire – il trend globale di estinzione dei primati». .

La caccia di frodo e il commercio illegale di primati ci sono infatti legati spesso agli alti tassi di crescita della popolazione, alla povertà delle comunità locali e all’aumento del reddito di una fascia della popolazione dei Paesi in via di sviluppo che richiede sempre più carne di selvaggina.  Secondo Garber, « Affrontare la povertà locale,  facilitando la crescita economica della popolazione è una componente essenziale della  conservazione dei primati. E’ necessario costruire economie basate sulla conservazione delle foreste e dei loro abitanti primati, ampliando le opportunità di istruzione per le donne, potrebbe iniziare ad affrontare alcuni dei più grandi minacce per questi animali. L’impatto maggiore sulla sopravvivenza dei primati è però rappresentato dall’espansione dell’agricoltura.  Le pratiche agricole perturbano e distruggendo l’habitat vitale del 76% di tutte le specie di primati del pianeta. In particolare, la produzione di olio di palma, la produzione di soia e gomma, l’abbattimento di alberi e l’allevamento che stanno spazzando via milioni di ettari di foresta. Trivellazione di combustibili fossili e attività minerarie si aggiungono alla lunga lista degli attacchi alle foreste di tutto il mondo e ai loro abitanti primati».

I primatologi concludono: «Abbiamo un’ultima opportunità per ridurre notevolmente o addirittura eliminare le minacce umane ai primati e ai loro habitat, per guidare gli sforzi di conservazione e per aumentare in tutto il mondo la consapevolezza sulla loro situazione. I primati sono di fondamentale importanza per l’umanità. Dopo tutto, sono i nostri parenti biologici viventi più stretti».