Principi sauditi ed emiri del Golfo con la passione per il bracconaggio oltre al petrolio

Permessi e abbattimenti illegali in Pakistan per cacciare un’otarda in via di estinzione

[28 novembre 2014]

Il governo del Pakistan ha ancora una volta concesso decine di permessi alle famiglie reali del Golfo per cacciare l’ubara (Chlamydotis undulata), che i pakistani chiamano tiloor, un uccello a rischio di estinzione per il quale i reali sauditi e gli emiri del Golfo possono evidentemente praticare il bracconaggio a pagamento. Secondo il Daily Times , un giornale di Lahore, «non è la prima volta che un governo pakistano lo fa. La violazione di una legge scritta non ha alcun costo per i nostri governanti, quando si tratta di soddisfare i loro clienti all’interno o all’esterno del Paese.

L’ubara, un’otarda migratrice che nidifica in Pakistan durante l’inverno, prima di tornare in Siberia in primavera, è  inserita nella Lista Rossa dell’ International Union of Conservation of Nature (Iucn) come specie in via di estinzione. Secondo recenti stime, nel solo Pakistan il calo della popolazione di Chlamydotis undulata sarebbe del 30%. Ogni anno circa 25.000 ubara raggiungono le zone aride del Pakistan ed ogni anno e circa 6.000 “Houbara Bustard” vengono uccise solo per soddisfare il sanguinario desiderio di sterminio degli sceicchi arabi.

«Il Pakistan ha le sue leggi che proibiscono questi safari di caccia, che difatti favoriscono la conservazione di questa specie – scrive il  Daily Times. Ma in un paese antinomico come il Pakistan, dove nessuna legge può limitare i potenti, tali licenze sono mere formalità ed i  bracconieri, provenienti per lo più dai ricchi Stati del Golfo, superano il carniere limite consentito di  un numero ridicolmente alto».

All’inizio di quest’anno, in una quindicina di giorni un reale saudita ha ucciso 2.100 Tiloor, cacciando senza nessun problema in aree per le quali non aveva l’autorizzazione. «Chiaramente, niente può fermare ‘le loro Altezze” e “le loro maestà”  una volta che sono all’aperto, nella loro fole caccia, a prescindere dal danno ecologico ed ambientale» scrive il Daily Times.

Per fortuna non tutti in Pakistan fanno finta di non vedere questa strage illegale: alcune istituzioni si sono mosse per cercare di fermare il bracconaggio dei principi sauditi e degli emiri del Golfo.  L’Alta Corte di Lahore ha chiesto che il ministro degli esteri pakistano risponda ad una petizione per la violazione di un’ordinanza precedente che sanciva che le licenze di caccia all’ubara violano il Punjab Wildlife Act del 2007. In base a questa legge, il governo federale del Pakistan non può rilasciare permessi di caccia senza consultare i dipartimenti provinciali della fauna selvatica. Anche l’Alta Corte del Sindh da tempo intima alle autorità interessate di giustificare la loro posizione e la legalità dei permessi.

Va detto che fino ad ora queste azioni giudiziarie non hanno avuto conseguenze, ma alla fine qualcuno riuscirà a fermare queste spese folli per il bracconaggio che violano completamente leggi nazionali e internazionali. Ne sono convinti gli ambientalisti pakistani che dicono che «Deve essere intrapresa un’azione rigorosa se ​​si vogliamo offrire un ambiente ospitale per le specie in via di estinzione».