In Gran Bretagna la strage per difendere il bestiame dalla tubercolosi bovina

Produce latte bio, ma uccide i tassi per salvare le mucche: bufera sulla Soil Association

[24 giugno 2013]

L’inchiesta di Ecologist Wildlife in the firing line in global war against bovine TB sottolinea da subito che «Dove ci sono i bovini, c’è la minaccia della tubercolosi bovina (TB). I metodi di allevamento possono variare notevolmente, ma dai caseifici dell’Etiopia alle mandrie bovine del Canada la gara è quella di trovare il modo migliore per affrontare la malattia».

Dopo che negli anni ’20 del secolo scorso i Paesi sviluppati cominciarono ad affrontare la Tbc bovina, secondo la World organization for animal health (Woah) molti Paesi hanno ridotto o eliminato la tubercolosi bovina dal loro territorio, ma infezioni di Tb restano ancora in Gran Bretagna, Europa Occidentale, America del Nord e Nuova Zelanda. I metodi di controllo, che comprendono test, monitoraggio dei movimenti,  vaccinazione, biosicurezza, sorveglianza e abbattimento della fauna variano secondo le aree infette, con alcune pratiche che sono più controverse di altre. Il problema è che la fauna selvatica è stata identificata come un vettore fondamentale della malattia e quindi gli animali sono accusati di infettare i bovini. Il vettore selvatico della tubercolosi in Francia è risultato essere il cervo, mentre il bufalo africano, i cervidi nord americani e i cinghiali spagnoli sono considerati i principali nemici dai piccoli allevamenti a conduzione familiare che producono latte.

Ecologist fa l’esempio della Nuova Zelanda, dove l’opossum tricosuro volpino (Trichosurus vulpecula) introdotto nel 1837 come animale da pelliccia è al centro di un colossale programma di eradicazione che prevede la diffusione con velivcoli di fluoroacetato di sodio, un veleno letale per i mammiferi, uccelli, insetti, anfibi e altri animali selvatici e domestici, inserito in una pasta alimentare e sparso in aree ritenute ad alta densità di opossum  affetti da TB. L’Animal health board neozelandese, che cura il progetto, dice che c’è stato un declino della malattia, ma ammette che «C’e ancora un problema relativamente grande».

Intanto anche nei verdi pascoli dell’Irlanda e della Gran Bretagna si è individuato il principale nemico selvatico dei bovini: il (Meles meles) e l’abbattimento di questi irascibili onnivori è stato avviato fin dal 1997, ma è dal 2004 che avviene nella forma attuale, anche con l’abbattimento di femmine in allattamento che vengono stanate e freddate a fucilate. Dal 1984 ad oggi in Irlanda sono stati abbattuti almeno 97.000 tassi  con il sostegno degli agricoltori e con scarse proteste da parte dell’opinione pubblica. Un portavoce del the Department of agriculture, food and the marine dell’Eire ha detto all’Ecologist che «C’è stato un significativo miglioramento della situazione della tubercolosi bovina in Irlanda dopo l’introduzione di un programma rafforzato nella prima parte dello scorso decennio … Anche se è difficile quantificare l’impatto preciso degli abbattimenti dei tassi sull’incidenza della tubercolosi in Irlanda, il Dipartimento ritiene che gran parte del miglioramento della situazione della TB sia infatti dovuta al programma di eradicazione del tasso»’.

Fintan Kelly, responsabile  ricerca dell’Irish Wildlife Trust, non è assolutamente d’accordo: «E’ impossibile dire che l’abbattimento dei tassi in Irlanda ha avuto successo o meno. Il governo afferma che l’aumento degli abbattimenti ha portato ad una diminuzione della TB, ma ci sono molti altri fattori coinvolti. Invece, il calo della TB è dovuto alle nuove e stringenti ed ai  test svolti tra il 2004 e il 2011,  inclusi  test più frequenti e più accurata, con un enorme aumento della quantità di test ai quali il bestiame vien sottoposto annualmente. Gli allevamenti si sono ridotti e il patrimonio zootecnico nazionale è diminuito del 16,7%».

Secondo Fintan, «Ora bisognerebbe porre più attenzione sulle vaccinazioni che non creano l’effetto di perturbazione (la dispersione dei tassi che diffondono ulteriormente la malattia), e prendere in considerazione il benessere degli animali, che è molto più avanti di quanto l’opinione pubblica sia  portata a credere».

Le cose stanno diversamente in Gran Bretagna, dove laburisti, Green Party e Sir David Attenborough hanno condannato la politica di ‘abbattimento dei tassi. Ma i nemici dei tassi hanno trovato un inaspettato alleato: la Soil Association, che si oppone alla macellazione, produce latte e prodotti lattiero-caseari biologici ed è convinta che le pratiche agricole industriali abbiano contribuito a un significativo declino della biodiversità e che le aziende biologiche siano rifugi per la fauna selvatica, favorendo un diverso ecosistema che protegge gli uccelli, le api e i mammiferi. Ma non tutti i mammiferi, visto che la Soil Association  partecipa attivamente all’abbattimento dei tassi, il che ha scatenato in Gran Bretagna un accesissimo dibattito su come valutare la fauna selvatica rispetto al  settore agricolo. Così la Soil Association si è ritrovata allineata ai suoi nemici ella National farmers union e contro i suoi clienti delle principali associazioni ambientaliste e animaliste della Gran Bretagna. Una polemica che nel 2012, secondo l’ultimo Soil Association Annual Repor, ha portato ad un calo dell’1,5% delle vendite dei suoi prodotti biologici in Gran Bretagna, che si aggiunge al -3,7% del 2011. Ora gli agricoltori biologici temono un crollo delle vendite se la polemica sugli abbattimenti dei tassi andrà avanti. Infatti un sondaggio commissionato da You Gov a  Care ed a Wild International ha dimostrato che un acquirente su tre di prodotti biologici sarebbe pronto a boicottare i prodotti lattiero-caseari biologici se provenissero da aziende che hanno partecipato agli abbattimenti dei tassi.

Gli ambientalisti sono all’attacco: «Per la Soil Association è giunto il momento di rivedere urgentemente la sua politica di abbattimento dei tassi, un buon passo sarebbe quello di allineare la loro posizione con quella del Wildlife Trusts che, pur essendo ben consapevole delle difficoltà che la TB bovina causa nella comunità agricola, credo che l’abbattimento del tasso non sia giustificabile e che gli sforzi per affrontare la malattia dovrebbero essere centrati sulla biosicurezza e la vaccinazione».

Un punto di vista che è sostenuto non solo da animalisti e ambientalisti ma anche dalle ultime statistiche nazionali dal Department for environment, food and rural affairs (Defra) britannico sull’incidenza della TB nel bestiame che dimostrano una minore incidenza tra gennaio e marzo di quest’anno, rispetto agli ultimi 6 anni, dopo l’introduzione dei test sul bestiame. Eppure la stessa Defra aveva dato l’autorizzazione ad eradicare i tassi in due aree pilota per contenere la diffusione della TB. Inoltre la campagna di abbattimento dei tassi costa ai contribuenti ben 90 milioni s di sterline all’anno.

Secondo Ecologist, «Opponendosi agli abbattimenti dei tassi, la Soil Association ripristinerà la fiducia nel marchio biologico come un difensore della fauna selvatica ed eviterà di essere associata ad una politica altamente impopolare che non ha giustificazioni scientifiche ed economiche o per il  benessere animale. Questa mossa permetterà anche alla Soil Association che il suo marchio del latte biologico e dei prodotti lattiero-caseari sia badger friendly e questo darà senza dubbio una spinta tanto necessaria alle vendite in tutti i grandi supermercati».