Profughi. Basta con il razzismo da tastiera

La politica elbana prenda le distanze dai deliri neonazisti. No al lager a Pianosa

[5 settembre 2015]

mare che piange

In questi giorni abbiamo assistito anche all’Elba all’emergere di un razzismo pressappochista che si nutre di odio e di rozze ideologie nazifasciste, abbiamo visto sul social network  inneggiare ai forni crematori, ai campi di concentramento, alle frustate ed ai lavori forzati. Il complesso dramma dei profughi, che scappano da guerre troppo spesso scatenate dall’Occidente “democratico”, ha fatto emergere un’isola reazionaria, minoritaria ma egoista e feroce, che non ci piace e contro la quale continueremo a combattere con le armi della ragione e della solidarietà.

E’ preoccupante che troppi amministratori e politici elbani non abbiano preso le distanze da questi deliri nazistoidi ma invece, troppo spesso, li abbiano alimentati con proposte populiste e xenofobe come quelle del respingimento di qualche donna straniera incinta in un’isola che ha fatto dell’ospitalità degli stranieri uno dei pilastri della sua economia turistica. E’ chiaro che il “fastidio”, la paura e l’odio per gli stranieri scatta (o viene fatto scattare) solo quando si tratta di stranieri poveri.

E’ in questo contesto di degrado politico e culturale, di classismo straccione, in questo riemergere dei mostri che nascono dal sonno della ragione, che purtroppo è stata rilanciata la proposta del Sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti (Forza Italia) di realizzare a Pianosa un campo per i richiedenti asilo che, fin dalla sua collocazione e per la storia carceraria dell’isola, si presenta come un lager sul modello di quelli realizzati dall’Australia a Nauru o  a Papua Nuova Guinea, che sono un clamoroso fallimento e che sono stati stigmatizzati dalla comunità internazionale e dall’Onu.

I poveri vanno allontanati dagli occhi, perché disturberebbero i turisti. Non è vero, basta andare a Lampedusa o sulle isole greche dove sbarca la disperazione umana per sapere che tutto questo non è vero,  ma lo si dice per sollecitare egoismo e paura in chi soffre disagi, una politica che sollecita i peggiori istinti per attizzare quelle guerre tra poveri di cui i soliti ricchi godono i frutti.

Per questo è confortante che almeno il Sindaco di Campo nell’Elba, Lorenzo Lambardi (PD), abbia saputo usare parole semplici e misurate, di buon senso e umanità che in questo clima da caccia alle streghe (che tra l’altro non arriveranno) diventano coraggiose. Un coraggio che ci aspetteremmo anche  da chi tace senza acconsentire, compreso chi in questi giorni terribili non ha saputo o voluto rilanciare pubblicamente  il messaggio di speranza e carità di Papa Francesco per contrastare questo impietoso razzismo da poltrona e tastiera che troppe volte si rifà a presunte “radici cristiane”, rinnegando però i valori fondanti del cristianesimo e della laica solidarietà verso ogni essere umano che soffre.

È evidente a tutti come su questi temi oggi si combatta una battaglia decisiva per cercare di far cambiare passo alla nostra Europa, sempre più prigioniera di egoismi, populismi e politiche sociali controproducenti.

Serve una risposta ampia e articolata che rappresenti una risposta collettiva alla tragedia in corso che ha responsabilità precise.

LEGAMBIENTE aderisce alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi lanciata pochi giorni fa da Venezia da un gruppo di artisti e giornalisti (e qualche esponente delle associazioni) per dare il nostro contributo, insieme alla Rete per la pace e ad altre associazioni, per  provare a amplificare l’11 settembre prossimo, promuovendo e/o partecipando a iniziative dello stesso tipo in molte città.

Anche all’Elba LEGAMBIENTE conferma la sua vocazione di associazione democratica e pacifista, di cittadini che chiedono il rispetto della Costituzione antifascista e dei diritti e della dignità degli esseri umani, dappertutto e per tutti.

Legambiente

Arcipelago Toscano