Profughi a Pianosa? Legambiente ha detto no molto prima del Sindaco di Rio Marina

Galli: «Vorrei sentire la voce degli ambientalisti». Il Cigno Verde: «No a un lager "all'australiana" a Pianosa».

[1 ottobre 2016]

Pianosa Cala Giovanna

Il Sindaco di Rio Marina Galli scrive: «I giornali locali si sono limitati a registrare la “rottura del fronte del no” del Sindaco di Rio Marina, peraltro di portata assai limitata e ampiamente argomentata e non hanno colto o voluto cogliere la gravità della proposta alternativa. Proposta sulla quale vorrei sentire la voce degli ambientalisti, del Parco Nazionale e degli stessi “vacanzieri” che, non so come e con quali tutele dell’ambiente, affollano in estate copiosamente l’isoletta».
LA RISPOSTA DI LEGAMBIETE ARCIPELAGO TOSCANO:
Caro sindaco Galli, Legambiente sui profughi a Pianosa ha detto più volte NO, argomentandolo altrettante volte, molto prima di Lei. Detto questo concordiamo con lei sull’accoglienza dei profughi e che sarebbe molto più grave creare un lager “all’australiana” a Pianosa, tra l’altro impossibile da realizzare, sia per i costi stratosferici che per i vincoli ambientali italiani ed europei che ricadono sull’Isola.

Per esempio, ecco cosa scrivevamo il 17 giugno 2015:

Pianosa non è una prigione a cielo aperto per migranti. Legambiente Arcipelago Toscano: «Le strampalate idee del Foglio»

Ha ragione il Sindaco di Campo nell’Elba, Lorenzo Lambardi, che sulla sua pagina Facebook scrive: «PIANOSA E IMMIGRATI: leggo l’articolo di Maurizio Crippa e ascolto le parole del direttore del Foglio a Otto e Mezzo di Lilli Gruber. Per costoro la soluzione alla questione immigrati sarebbe una “gestione militare del fronte sud fatta in proprio, utilizzando Pianosa”. Tralasciando l’aspetto molto pittoresco del confinare dei disperati sull’isola ex carceraria, forse a questi Signori andrebbe chiesto in quali strutture, con quali soldi e con quale logistica gestirebbero il tutto…»

Se la situazione dei migranti non fosse così terribile e drammaticamente mal governata e non si parlasse del destino e della vita di migliaia di esseri umani che fuggono dalle nostre guerre e da dittature che troppo spesso sono amiche dei nostri democratici governi, ci sarebbe solo da sbellicarsi dalle risate per la proposta di Crippa e Cerasa di trasformare in un grande centro di accoglienza del Mediterraneo per il riconoscimento dei migranti e il loro smistamento l’isola di Pianosa, uno scoglio piatto di 10 Km2, senza fogne, che può attingere solo alla scarsa acqua sotterranea e con un patrimonio edilizio carcerario fatiscente che lo Stato ha abbandonato già prima della chiusura del Carcere nel 1997. Crippa e Cerasa forse pensano che Pianosa sia Lampedusa, ma li avvisiamo che se consultassero una qualunque carta geografica si accorgerebbero che Pianosa è a centinaia di miglia dalle coste africane, che fa parte a mare e a terra del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e che è una Zona di conservazione speciale dell’Unione europea. Quindi la strampalata idea di confinare i migranti a Pianosa non solo sarebbe costosissima ed impraticabile, ma violerebbe anche qualche legge dello Stato e un paio di Direttive europee.

Mentre si blatera sui giornali e in televisione di confinamento e schedatura di migranti nella nuova Ellis Island dell’Arcipelago Toscano immaginata dal Foglio, lo Stato italiano non riesce nemmeno a difendere il mare di Pianosa dall’assalto dei bracconieri, non riesce neanche ad autorizzare il Parco Nazionale a mettere le telecamere di sorveglianza. E Crippa e Cerasa credono che a Pianosa sia tutto pronto chiavi in mano per confinarci qualche migliaio di poveracci per toglierli dalla vista degli italiani infastiditi dalla loro disperazione. Da non crederci…

Quindi, anche se ormai è accertato che la vera maledizione di Pianosa è quella di attirare le bischerate come il miele gli orsi, così come è accertato che appena si parla di migranti nella testa di qualcuno si accende la lampadina “detenzione” e, per riflesso plavoviano, pensano subito a Pianosa, Crippa, Cerasa e quelli come loro la smettano, credendo di avere idee geniali, di prospettare soluzioni impossibili e finanziariamente, tecnicamente e logisticamente impraticabili. Prima di sparare in televisione e sui giornali ipotesi irresponsabili e che rasentano il ridicolo, ripassino la geografia, la storia, le leggi italiane e le direttive europee e, soprattutto, la smettano di fare demagogia da quattro soldi sulla pelle dei migranti e del futuro sostenibile che le istituzioni, a cominciare dal Parco, dal Comune di Campo nell’Elba, dall’amministrazione carceraria e dalla Regione Toscana, stanno faticosamente tentando di costruire per Pianosa.

 

ECCO COSA SCRIVE IL SINDACO DI RIO MARINA

E’ più riprovevole proporre un progetto mirato di accoglienza per immigrati minori non accompagnati o di accogliere gli immigrati sull’isola di Pianosa?

Assistendo al polverone creato sui media locali e non solo, a seguito della mia dichiarata disponibilità, espressa nel corso del recente incontro in Prefettura, a prendere in considerazione progetti mirati d’accoglienza, condivisa dai comuni della costa che si trovano a gestire un’ emergenza di secondo livello, e di fronte alla proposta alternativa di creare un centro d’accoglienza a Pianosa, mi sono posto questa domanda.

Né i media hanno percepito, o voluto percepire, la portata della seconda proposta e cioè quella di segregare i profughi che vengono dalle situazioni alle quali assistiamo impotenti tutti i giorni in un vero e proprio ghetto di triste memoria.

I giornali locali si sono limitati a registrare la “rottura del fronte del no” del Sindaco di Rio Marina, peraltro di portata assai limitata e ampiamente argomentata e non hanno colto o voluto cogliere la gravità della proposta alternativa.

Proposta sulla quale vorrei sentire la voce degli ambientalisti, del Parco Nazionale e degli stessi “vacanzieri” che, non so come e con quali tutele dell’ambiente, affollano in estate copiosamente l’isoletta.

Ma veniamo al punto.

Tutti i Sindaci della costa hanno fatto presente al Prefetto che l’accoglienza sui loro territori, in parte anch’essi turistici, non può continuare ad essere gestita con la logica delle quote assegnate, ma servono progetti che prevedano l’integrazione, ma soprattutto lo scambio di benefici attraverso l’impiego in lavori socialmente utili per evitare conflitti con le classi meno abbienti, che su quei territori vivono di assistenza e che si vedono trascurati nei loro diritti di cittadinanza.

Posizione in linea di principio giusta e condivisibile di fronte a un problema che certo non può essere ignorato a meno che non si interrompa l’accoglienza di primo livello.

Poiché dopo non poche insistenze avevo convinto le suore salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice a riprendere la loro attività nella struttura di Rio Marina, abbandonata dopo 107 anni, in favore dei giovani locali, avevo anche avallato, perché giudicato meritorio,  un loro progetto di accoglienza di minori orfani richiedenti asilo, successivamente decaduto.

Cogliendo l’occasione di un progetto analogo “Casa famiglia” proposto dalla Regione Toscana con la collaborazione della Fondazione Giovanni Paolo II, ho semplicemente proposto alla religiose di riprendere il discorso di solidarietà con un progetto mirato che andasse nella direzione da me auspicata.

Per oggettive ragioni di adeguamento e di funzionalità dei locali necessari anche questo progetto è tramontato, come puntualmente rappresentato dalla responsabile locale della Famiglia Religiosa.

Quindi nulla di fatto se non il polverone creato dalla notizia, ahimè non puntualmente presentata e soprattutto non correttamente rapportata alla devastante alternativa proposta.

Ai miei concittadini che hanno avversato il progetto dico: Rio Marina è sempre stata un esempio d’accoglienza per naviganti, minatori, naufraghi e persino  per i fedeli di una chiesa e della chiesa stessa al tempo fuori legge ed empia.

IL SINDACO

Renzo Galli