Progetti Life, la Corte dei conti europea bacchetta la Commissione Ue

Invito a migliorare l’efficacia incentivando la diffusione e la replica dei progetti ambientali di successo

[17 gennaio 2014]

La Corte dei conti europea ha approvato il rapporto speciale ‟La componente Ambiente del programma LIFE è stata efficace?”, e sottolinea che «la politica ambientale dell’Ue è presente in modo integrato in tutte gli strumenti finanziari a sostegno delle principali politiche dell’Ue, come i fondi strutturali e la politica agricola comune. Life (l’Instrument Financier pour l’Environnement) e in particolare la sua componente ‟Ambiente” è uno strumento finanziario specifico concepito per operare da piattaforma per lo sviluppo e lo scambio di buone pratiche, nonché per fungere da catalizzatore ed accelerare gli sviluppi della politica dell’UE in materia di ambiente. La sua efficacia varia quindi considerevolmente a seconda che i progetti finanziati servano o meno come catalizzatori del cambiamento in materia di ambiente. Life è gestito direttamente dalla Commissione». Secondo Jan Kinšt, reklatore sul programma Life della Corte dei conti europea, «La diffusione e la replica dei progetti Life sono chiaramente insufficienti, e ciò riduce notevolmente la capacità del programma di fungere da catalizzatore dei cambiamenti ambientali, che è il suo obiettivo principale» 

Il rapporto prende in esame il più recente programma Life 2007 – 2013 che disponeva di un finanziamento annuo medio di 239 milioni di euro per i progetti, cioè meno dell’1.5 % della spesa stimata totale dell’Ue per l’ambiente. La Corte ha constatato che «La mancanza di un meccanismo che indirizzasse le risorse scarse verso obiettivi preselezionati ha avuto come risultato l’assenza di una massa critica di buoni progetti che promuovessero sviluppi significativi nella politica ambientale dell’Ue. Inoltre, le ripartizioni nazionali indicative hanno ostacolato la selezione dei migliori progetti, poiché i progetti non venivano selezionati unicamente sulla base del loro merito, ma anche in base al loro Stato di origine». La  Corte ha rilevato anche che «La Commissione non ha giustificato in modo sufficiente la selezione dei progetti e che, sebbene alcuni progetti finanziati abbiano ottenuto risultati positivi, il programma non ha svolto il proprio compito fondamentale di assicurarne una diffusione e ed una replica efficaci».

Con la relazione speciale La Corte ha appurato se la concezione e l’attuazione della componente Ambiente abbiano contribuito all’efficacia del programma. Nel corso dell’audit sui progetti finanziati dal 2005 al 2010, gli auditor della Corte hanno effettuato visite ai servizi Life della Commissione Ue e in 5 Stati membri che erano tra i maggiori beneficiari di Life: Italia, Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna che rappresentavano il 55 % della dotazione finanziaria ed il 15 % dei progetti di Life. La conclusione alla quale è arrivata la Corte è che «Nel complesso, la componente Ambiente di Life non funzionava efficacemente, poiché non era stata concepita ed attuata in modo sufficientemente buono».

Sulla base di quanto constatato, la Corte ha formulato alcune raccomandazioni che riportiamo:

Nello stabilire i programmi pluriennali previsti nel nuovo programma Life, le autorità legislative dovrebbero permettere alla Commissione e agli Stati membri di restringere le domande ammissibili a poche priorità strategiche, nonché di stabilire obiettivi chiari, specifici, misurabili e conseguibili per i progetti da finanziare. Un numero limitato di priorità, fissate per parecchi anni, ottimizzerebbe il processo di selezione, concentrerebbe gli sforzi su questioni specifiche e faciliterebbe la valutazione dell’impatto del programma.

La proposta della Commissione per il nuovo programma Life pone fine alla ripartizione nazionale per i progetti tradizionali, ma mantiene un equilibrio geografico per i progetti integrati. In termini di applicazione, la Commissione dovrebbe far sì che i progetti integrati siano selezionati sulla base del merito, e che l’equilibrio geografico non risulti in una violazione del principio di pari opportunità dei richiedenti.

La Commissione dovrebbe migliorare i moduli di valutazione per la selezione dei progetti e chiedere ai valutatori di fornire valutazioni e punteggi separati per gli aspetti chiave dei progetti (quali il carattere innovativo o dimostrativo della proposta, la qualità delle azioni di diffusione previste o la potenziale replicabilità dei risultati), al fine di migliorare la qualità e la trasparenza del processo di selezione e far sì che i progetti selezionati dispongano del potenziale per contribuire al meglio al conseguimento degli obiettivi del programma.

La Commissione dovrebbe migliorare i propri strumenti di gestione progettuale e considerare di introdurre adeguati indicatori di realizzazione (output) e di risultato comuni, nonché monitorare le informazioni a livello di progetto, al fine di facilitare un monitoraggio appropriato del programma. Nella misura del possibile, gli indicatori devono essere pertinenti, accettati, credibili, facili e solidi (criteri ‟Racer”).

La Commissione dovrebbe migliorare la propria valutazione della ragionevolezza dei costi dichiarati per il personale, in particolare per progetti comparabili, facendo miglior uso delle informazioni raccolte durante la fase di monitoraggio. Ciò potrebbe poi essere meglio usato per facilitare l’individuazione dei costi eccessivi.

La Commissione dovrebbe chiedere all’equipe di monitoraggio di includere nelle proprie valutazioni un’analisi critica delle misure di diffusione, di sostenibilità e di replica proposte dal beneficiario, nonché dei potenziali ostacoli alle stesse, sia nelle proprie relazioni di valutazione durante l’attuazione del progetto che nelle proprie relazioni di controllo in loco ex post.

La Commissione dovrebbe riflettere su come meglio incentivare la diffusione e la replica dei risultati del progetto da parte dei beneficiari privati che desiderino proteggere i propri interessi commerciali.

La Commissione dovrebbe riflettere sulle modalità con le quali chiedere ai beneficiari di fornirle informazioni semplici e aggiornate dopo il completamento del progetto (ossia se il progetto continua ad essere operativo, se il progetto viene replicato e, nel caso affermativo, quante volte, ecc.). Ciò consentirebbe alla Commissione di migliorare in modo efficiente le proprie informazioni ex post sull’efficacia del programma.