Tutto pronto a Capalbio per la schiusa delle tartarughe marine

Al via le operazioni di sorveglianza continua del nido Caretta caretta

[1 settembre 2016]

Tartarughe Capalbio 1

Oggi scadono le 6 settimane di incubazione minima che trascorrono dal momento della deposizione delle uova di una tartaruga marina in una buca sulla spiaggia. Ed infatti stamani, verso le 12 circa, L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) ha invitato al il nido di tartaruga marina Caretta caretta  scoperto a Capalbio  tutti i soggetti interessati, per coordinare insieme i turni e la logistica per accompagnare lo straordinario evento della schiusa delle uova.

L’Arpat spiega che «Numerosi volontari, da questa notte, si alterneranno, con turni di circa 8 ore, nei giorni e nelle notti precedenti all’evento e fino alla apertura del nido, grazie anche al fondamentale supporto della Direzione del campeggio di Capalbio, che sosterrà la logistica della presenza dei volontari sul posto. Anche il sindaco di Capalbio e il Parco Regionale della Maremma collaboreranno con la disponibilità dei propri uffici nei giorni che saranno necessari alla conclusione della schiusa».

Il coordinamento sul posto verrà effettuato da Arpat e dal personale della Capitaneria di Porto, della  Regione Toscana e dell’università di Siena.

Legambiente e Wwf hanno predisposto un telo che al momento della schiusa sarà aperto e steso per la protezione del percorso a mare che seguiranno i piccoli tartarughini appena emersi dalla sabbia. Arpat sottolinea che «Al momento del primo affioramento dalla sabbia, i volontari presenti dovranno completare la stesa del telo protettivo quasi fino al mare, avvisare tutti i soggetti coinvolti, e soprattutto filmare o fotografare, contando gli esemplari che affiorano, senza toccarli, spingerli o trascinarli. Il conteggio dei piccoli sarà fondamentale per stabilire il successo riproduttivo di questa femmina di tartaruga marina. La schiusa può durare alcuni giorni e passati 3 giorni dalla fuoriuscita dalla sabbia dell’ultimo tartarughino si dovrà procedere all’esame del nido: sarà necessario scavare la buca, conteggiare i gusci rimasti e verificare la presenza di eventuali uova non schiuse o piccoli e/o embrioni morti».

Tutto è iniziato il 21 luglio, all’incirca alle 6,00 di mattina,  quando i Signori Grob, entrando in spiaggia si sono trovati di fronte una Caretta caretta di grosse dimensioni ai piedi della duna, molto lontana dall’acqua, e che stava lentamente riguadagnando la riva per poi sparire nuovamente in mare.
I due turisti, allibiti ed emozionati, hanno però avuto la prontezza di scattare alcune foto per documentare l’evento e prendere le coordinate precise per poter localizzare la posizione del probabile nido.

L’accertamento dell’esistenza di un nido di tartaruga marina a Capalbio è stato realizzato dall’università di Pisa, utilizzando  per la prima volta un georadar. E’ la seconda volta che una tartaruga marina nidifica con certezza sulle spiagge toscane.

Arpat evidenzia  che «E’ la prima volta che in Italia viene utilizzato uno strumento così sofisticato per individuare un nido di tartaruga marina. Solitamente i GPR, meglio conosciuti come georadar, sono strumenti utilizzati per individuare siti archeologici, sottoservizi e anche per condurre indagini geologiche di vario tipo. Lo strumento è composto da un’antenna che è a contatto col suolo ed emette onde elettromagnetiche anche ad altissima frequenza che si propagano nel materiale di cui è fatto il sottosuolo. Tali segnali sono capaci di penetrare ostacoli di vario materiale i quali riflettono una parte di queste onde. Le onde di ritorno vengono ricevute da un’altra antenna apposita dello stesso georadar e sono archiviate come dati digitali che sono poi letti successivamente in laboratorio con l’ausilio di un computer».