Punture di meduse e caravelle portoghesi: i sistemi tradizionali non funzionano

Gli scienziati hanno studiato cosa fare e cosa non fare quando si viene punti

[7 giugno 2017]

Békésy Laboratory of Neurobiology, Pacific Biosciences Research Center, University of Hawaii at Mānoa, Honolulu, HI 96822, USA

In Italia una puntura di medusa può rovinare una giornata al mare, ma in Australia e in altri Paesi del Pacifico ci sono meduse i cui tentacoli velenosi possono anche uccidere un uomo e lasciare estese “bruciature” su braccia e gambe. Come può fare del resto nei nostri mari la fortunatamente rara Caravella portoghese, che però non è una medusa. Inoltre anche in Italia hanno fatto la loro comparsa le pericolose cubomeduse.

I rimedi tradizionali per mitigare il dolore delle punture delle meduse sono molti, tuttavia, le linee guida più comuni di pronto soccorso non solo non riescono a alleviare il dolore, ma possono addirittura peggiorare gli effetti della puntura. A dirlo è lo studio “Cubozoan Sting-Site Seawater Rinse, Scraping, and Ice Can Increase Venom Load: Upending Current First Aid Recommendations”, pubblicato su Toxins da Angel Anne Yanagihara e  Christie L. Wilcox, del Dipartimento di medicina tropicale e del Békésy laboratory of neurobiology dell’università delle Hawaii – Mānoa.

La Wilcos e la Yanagihara hanno pubblicato, sempre su Toxins, un altro studio, “Assessing the Efficacy of First-Aid Measures in Physalia sp. Envenomation, Using Solution- and Blood Agarose-Based Models” al quale hanno partecipato anche Jasmine L. Headlam e  Thomas K. Doyle della School of natural sciences della National University of Ireland  e da questi due lavori  che hanno esaminato i trattamenti sia per le  cubo-meduse, che comprendono alcune specie che possono essere letali o provocare gravi disturbi, che per la caravella portoghese, è venuto fuori che gli stessi consigli per intervenire valgono indipendentemente dal tipo di animale ha causato la puntura. «Non c’è bisogno di essere un esperto di meduse per sapere cosa fare», dice la Wilcox.

I due scienziati hanno testato diversi modi di trattare le punture di meduse e Physalia e hanno rivelato alcuni aspetti  sorprendenti che riguardano convinzioni diffuse.  Come spiega Hakai Magazine, per esempio, risciacquare con acqua di mare la puntura diffonde solo il veleno in una zona più ampia, mentre raschiare via gli cnidociti dei tentacoli dalla pelle con una carta di credito, un metodo consigliato anche da organizzazioni sanitarie rispettate, è una strategia altrettanto cattiva, perché così si applica una pressione che porta le cellule urticanti a liberare più veleno.

La Wilcox, spiega su  Hakai Magazine: «Quando ho iniziato a fare questa ricerca mi ha sorpreso il fatto che un sacco di questi consigli in realtà non provengono dalla scienza. E prima di chiederlo: no, non si deve fare la pipì sulla ferita. Nello migliore dei casi, la pipì agirà come una soluzione neutra che passa solo intorno ai tentacoli. Ma l’urina non ha una composizione chimica coerente. A seconda di vari fattori, come ad esempio se una persona è disidratata e quello che ha mangiato quel giorno, l’urina potrebbe effettivamente contenere composti chimici che innescano l’incendio delle cellule urticanti. Può causare un forte dolore».

Per rendere innocuo il veleno delle meduse e portare sollievo, la Wilcox raccomanda un trattamento in tre fasi: 1. Bagnare la zona colpita con aceto, per lavare via i tentacoli e disattivare le cellule urticanti. Se si esegue questa operazione prima, non sarà possibile diffondere la puntura ad altre aree quando si tenta di rimuovere i tentacoli. 2. Estrarre  i tentacoli con pinzette. Raschiarli o lo sfregamento con la sabbia (un altro approccio raccomandato) innesca eventuali cnidociti attivi che liberano ancora più veleno, quindi bisogna delicatamente estrarre i resti di tentacoli delle meduse dalla pelle. 3. Applicare calore. Mentre molti medici consigliano il ghiaccio – e un impacco di ghiaccio può infatti temporaneamente intorpidire la zona colpita –  il freddo conserva il veleno che è già stato iniettato e in alcuni casi può anche potenziare l’azione della tossina, Invece, la Wilcox dice che «il calore inattiva in modo permanente il veleno»,