Quale futuro per i fari del Giglio? Il sindaco dell’isola risponde alla minoranza

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Sergio Ortelli, in relazione al pezzo apparso su greenreport.it

[5 ottobre 2015]

Capel Rosso

La questione dei fari italiani, è bene precisare, è un’iniziativa che non parte dall’amministrazione comunale bensì da Difesa servizi SpA, una società del ministero della Difesa creata un po’ di tempo fa con l’ambizioso intento di creare economia e produrre ricchezza laddove c’è un soggetto come il ministero che oggi più di ieri vuol alleggerire la spesa pubblica. Così scrivono sul loro sito i promotori di questa azienda nata con una legge specifica e che oggi si fa portavoce delle istanze della Difesa.

Difesa servizi SpA e Agenzia del demanio, gestore dei beni dello Stato, hanno infatti presentato un progetto, qualche tempo fa, nel corso di una conferenza stampa, alla presenza dei due ministri Franceschini e Pinotti, per “sottrarre alcuni fari italiani al degrado in cui versano ed avviarli a rigenerazione, contribuendo ad attivare le economie locali e a riconsegnare questi beni alla comunità”.

L’operazione tratta la valorizzazione di questi straordinari beni attraverso un’idea imprenditoriale (“innovativa e sostenibile , che sappia conciliare le esigenze di recupero del patrimonio, tutela ambientale e sviluppo economico”) di sviluppo turistico secondo una logica che vede il privato assieme al pubblico alla ricerca di una soluzione compatibile con le esigenze del territorio e dei cittadini che lo vivono.

Per evitare inutili fraintendimenti, è necessario ribadire che le amministrazioni pubbliche hanno il divieto di acquistare beni immobili (se non quelli strettamente destinati a servizi indispensabili) né possono aderire ad una gara per l’assegnazione di uno dei due immobili gigliesi oggetto della valorizzazione. E’ questo l’input del ministero della Difesa e del governo nazionale, che spinge verso un accordo di partenariato nel quale pubblico e privato potranno interagire anche se l’investimento rimarrà totalmente privato. Il pubblico creerà le condizioni ed il privato, dopo il bando di gara, concretizzerà l’investimento che dovrà essere in linea con le previsioni dei Piani urbanistici. Il sindaco, quindi, non potrà decidere diversamente ma sarà aiutato dal Piano strutturale che lo supporterà nelle determinazioni. Questo vale anche per il Parco, che dovrà rispettare i vincoli del Piano del Parco, ovvero dello strumento costruito ai sensi della legge 394 per la tutela dei valori naturali ed ambientali oltre che storici culturali e delle tradizioni locali.

Recentemente è stata avviata una consultazione pubblica, durata circa due mesi, per raccogliere adesioni e suggerimenti destinati a comprendere lo scenario della valorizzazione sul quale orientare il bando di gara. La consultazione ha dato ottimi risultati soprattutto per il forte interesse dimostrato per il Faro di Capelrosso dell’Isola del Giglio. A questa fase preliminare hanno aderito alcuni soggetti gigliesi (associazioni o privati) che hanno sottolineato il loro interessamento e che crediamo possano competere con gli investitori dell’entroterra. Prima di traguardare il bando di gara, si svilupperanno alcuni tavoli pubblici ai quali siederanno anche la Soprintendenza, il Comune ed il Parco, per determinare gli scenari sui quali fondare gli elementi di gara. Gli enti tutti dovranno aderire ad una proposta di destinazione del bene che non potrà essere diversa da quella pensata anche per gli altri fari e cioè una destinazione turistico ricettiva. La consultazione online infatti si prestava a recepire tutte le proposte per farne tesoro ai fini della costruzione del bando di gara.

Dal punto di vista urbanistico i due fari del Giglio rivestono interesse storico-artistico ai sensi della legge 42/2004. Il Faro di Capelrosso è ulteriormente tutelato ritrovandosi all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. La Soprintendenza di Siena ci scrive ricordandoci che le destinazioni d’uso turistico ricettive sono compatibili purché siano garantite forme di premialità per interventi di elevato valore culturale, interventi di ricerca scientifica, ambientale, didattica soprattutto in relazione al contesto storico e paesaggistico.

Non sono invece compatibili con le cosiddette tutele monumentali e paesaggistiche interventi di (i) apertura di nuovi percorsi sia pedonali che carrabili per collegare gli immobili, (ii) modifica dell’assetto morfologico dell’area interessata, (iii) l’installazione di strutture fisse esterne, (iv) l’ampliamento degli edifici. Quindi ci sono tutte le garanzie affinché gli interventi promossi da Difesa servizi vadano nella giusta direzione.

Infine, in quanto all’espressione “…dall’Organo Supremo di Governo dell’Isola e cioè il Consiglio Comunale” mi permetto di affermare che il Consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo mentre la Giunta ed il Sindaco compiono tutti gli atti rientranti ai sensi dell’art. 107 commi 1 e 2 per quelle che vengono chiamate le “funzioni di governo”. Ricordo quindi che il sindaco ha la competenza giuridica per rispondere all’iniziativa del ministero perché rimangono inalterate le sue prerogative, stabilite dalla legge, e si avvale di una maggioranza qualificata all’interno del Consiglio comunale. Il modo di esprimersi della minoranza consiliare spesso non tiene conto di questi aspetti. Peraltro è noto che il sindaco ha sempre una porta aperta per chiunque voglia approfondire qualsiasi tematica, ivi compresi i consiglieri comunali, senza finire sempre nella solita sterile polemica che non costruisce assolutamente nulla.

di Sergio Ortelli, sindaco del Comune di Isola del Giglio