Quale legge sui parchi?

[13 settembre 2013]

Il Senato ha deciso che rivedere la legge quadro sui parchi è urgente. Sul piano parlamentare e costituzionale l’urgenza è riservata –vedi decreti- ad eventi e situazioni straordinarie tanto è vero che si deve procedere alla approvazione entro 60 giorni. Il testo su cui si riprenderà a discutere è un lascito –pessimo-della passata legislatura la cui ‘urgenza’ appare francamente una forzatura dettata più da ragioni strumentali che altro. Cerchiamo di spiegarci. La sua motivazione fin dall’inizio e per di più nel ventennale della legge non andò oltre  l’esigenza dopo 20 anni di una sua doverosa manutenzione.

Non è mai stato chiaro – tanto è vero nessuno dei suoi sostenitori  l’ha mai chiarito- in cosa la legge aveva penalizzato o impedito ai parchi di svolgere il loro ruolo. Persino il titolo della legge poi approvata riguardava esclusivamente le aree protette marine per mettere poi mano molto confusamente anche al resto.

L’unico impedimento effettivo e cioè normativo  all’operato dei parchi risale ad alcuni anni ma non deriva dalla 394 ma dal Regolamento dei Beni culturali che ha modificato nottetempo proprio la legge quadro sottraendo ai piani dei parchi il paesaggio senza che nessuno movesse foglia.

Ma ciò che rende più strana e sospetta questa ‘urgenza’ è proprio il fatto che  non si è neppure cercato di fornire prove convincenti, doverose specie in sede parlamentare. La lettura degli atti della commissione sotto questo profilo è quanto di più mortificante e sorprendente per la sua sbrigativa superficialità. Neppure la relazione si prende la briga di motivare quella esigenza di manutenzione che la renda cioè credibile. Eppure questo era e rimane un passaggio ineludibile specie nel momento in cui per nessuno degli altri comparti ambientali pure in crisi –suolo, assetto idrogeologico etc-  di cui si è ricominciato finalmente  a discutere si è ritenuto opportuno anzi indispensabile e addirittura urgente  ripartire dalla legge.

Ci sarà pure una ragione. E poi perché fino ad un certo momento si è chiesto al ministero di convocare la terza conferenza nazionale dei parchi il cui oggetto ovviamente non poteva certo essere la legge come del resto era avvenuto nelle altre due conferenze. In quella sede si sarebbe dovuto  discutere cosa ha impedito al ministero innanzitutto ma anche alle regioni e agli enti locali di costruire un sistema nazionale di aree protette previsto e non certo ‘impedito’ dalla legge quadro. Per dirla con Valdo Spini si doveva discutere in particolare delle inadempienze politiche proprio rispetto a quanto prescritto dalla legge e poi dalla Bassanini. La ‘manutenzione’ che urgeva e urge riguardava e riguarda insomma la politica.

Come ha riconosciuto il ministro Orlando (Nella foto) mettendo mano non a caso ad alcuni importanti appuntamenti nazionali a cui stiamo cercando anche come Gruppo di San Rossore di dare una mano.

Appuntamenti dove tutti potremo insomma dare finalmente un contributo non riservato a pochi e spesso maldestri addetti ai lavori.

Nel testo del Senato di cui si ricomincerà a discutere  è proprio questo che manca a partire dal rapporto di ‘leale collaborazione’ istituzionale e costituzionale al punto che si prevede di espellere di fatto le regioni dalla gestione delle aree protette marine in palese e macroscopico contrasto con le politiche comunitarie. Che questa operazione  sia partita con il piede sbagliato è confermato anche dalla singolare e curiosa presa di posizione della Coldiretti che interviene a fianco di Federparchi a sostegno della modifica della legge. Per carità a nessuna associazione di categoria è vietato sostenere politiche di tutela. Ma perché ‘solo’ i coltivatori diretti? Non sarà perché inopinatamente si è previsto con singolare sostegno anche della rappresentanza delle aree protette che questa categoria sia rappresentata negli enti parco? E perché non anche altre allora; pescatori e così via? Sarebbe questa la ‘manutenzione’? Questo è snaturamento del ruolo dei parchi che infatti dovrebbero – in base al testo che torna ora in discussione- trasformarsi anche  in procacciatori di quattrini sulla base di concessioni per niente compatibili con la loro funzione principale ossia la tutela ambientale. Ho detto altre volte che se ti fanno una manutenzione del genere all’auto tu li denunci.

Per queste ragioni  deve essere chiaro a partire dalle forze politiche e e rappresentanze istituzionali che la ripresa del dibattito non può prendere le mosse come ho letto dagli emendamenti. E’ il testo che va riscritto il che implica che ‘prima’ deve ripartire quel confronto politico –istituzionale avviato dal ministro Orlando a cui anche il parlamento dovrà partecipare e non con ‘emendamenti’.