Quale posto per le aree marine protette nella riforma della legge quadro sui parchi?

[15 aprile 2014]

Un appello firmato già da tante personalità, da Fulco Pratesi a Dacia Maraini, chiede di non approvare il testo predisposto dalla commissione Ambiente del Senato di modifica della legge quadro sui parchi per i danni che produrrebbe sulla loro gestione, specialmente per quanto riguarda le aree marine protette.

Il sen. Franco Mirabelli in un suo intervento su Greenreport dice invece che è un buon testo, anche se migliorabile. Tanto per non smentirsi, però – lui come altri suoi colleghi e amici ambientalisti (pochi) che lo trovano passabile – tace del tutto sulle aree marine protette, per le quali la legge viene stravolta. E si badi che quel testo pasticciato e confuso fin dalle sue prime versioni  di qualche anno fa aveva l’ambizione dichiarata nientepopodimeno che rilanciare proprio le aree marine protette, ossia il comparto più malmesso delle aree protette, previste peraltro da una legge precedente la legge quadro. Mentre si liquidava in toto il ruolo delle regioni si accentuava il loro accentramento e con esso la loro separazione – ossia l’opposto di quella integrazione da anni voluta dall’Europa – e persino la riproposizione di forme di ‘privatizzazione’.

Di tutto questo il sen. Mirabelli non fa parola, come non ne hanno fatto mai parola quelli che raccomandano e consigliano l’approvazione del testo. Non c’è peggior sordo di chi fa finta di non sentire e capire.

Eppure all’Arcipelago Toscano, tanto per non andare tanto lontani, il Parco non riesce neppure a disporre del suo direttivo, e l’area marina è in frigo da tempo immemorabile.

Davvero gli mancavano queste modifiche alla 394 per funzionare a dovere? Mirabelli scomoda addirittura le riforme di Renzi per dire che siamo sulla strada giusta. Quella delle bischerate.

Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione