Quale riforma per la legge sulle Aree protette? Forum di greenreport.it con le associazioni ambientaliste

Risponde Donatella Bianchi, Presidente Wwf Italia

[25 ottobre 2016]

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Dopo l’approvazione della riforma della legge quadro 394/91 sulle Aree protette in Commissione ambiente in Senato, le Associazioni ambientaliste hanno firmato un documento unitario che contiene osservazioni e proposte a quel testo che i senatori si apprestano a discutere in Aula.

Di fronte ad un importante documento, che unisce nuovamente il fronte ambientalista sulle aree protette, greenreport.it ha promosso un Forum sulla riforma delle Aree protette rivolgendo 4 domande ai presidenti di  Lipu/BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria,  Italia Nostra Marco Parini, Legambiente Rossella Muroni e Wwf Donatella Bianchi.

Ecco cosa ci ha detto la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi:

 

  • Con il documento “Aree protette, tesoro italiano. Per un rilancio delle aree protette italiane e un’efficace riforma della Legge 394”, le associazioni ambientaliste hanno ritrovato il dialogo e il confronto sul testo della modifica della legge sulle aree protette in discussione al Senato: quali sono i punti che hanno consentito di arrivare al documento unitario.

L’urgenza di restituire il giusto valore e la necessaria attenzione politica e istituzionale alla natura attraverso una buona legge sulle aree protette. La consapevolezza che dai Parchi possano ripartire nuove sfide e visioni per un futuro sostenibile, la certezza che in una concezione moderna della conservazione, nelle aree protette, che in molti casi comprendono aree abitate, si possano creare nuove opportunità di sviluppo economico basato sulla identità e sulla qualità dei territori.

Le preoccupazioni sulla natura svenduta, alla luce di quanto non si è riusciti a fare nonostante una buona legge come la 394: Parchi nazionali smembrati, come lo Stelvio, o mai istituiti come quello del Delta del Po e l’esigenza di cercare soluzioni alle questioni aperte come il passaggio agli Enti Parco dei beni demaniali, con particolare riferimento alle Riserve dello Stato comprese nei loro perimetri. Principi che oggi sono minati dalla crisi dei Parchi.

  • Quali sono i punti più controversi della proposta del Senato? Quali quelli positivi?

Una governance debole, troppo sbilanciata sugli enti locali quando la conservazione della natura è una competenza statale esclusiva, e assenza di competenze naturalistiche richieste per Presidente e Direttore. Per scegliere un Direttore di un museo nazionale si fa in bando internazionale e lo nomina un ministro, mentre un Direttore di un Parco Nazionale può essere scelto da un Consiglio Direttivo espressione di interessi locali: questa discrezionalità è aggrava all’ennesima potenza dal fatto che non vengono richieste qualifiche adeguate. Di qui l’estrema dequalificazione della figura (una delle più gravi modifiche della legge quadro) che rischia di paralizzare l’attività dei Parchi nazionali e delle Aree marine protette. Non difendiamo interessi di parte ma riteniamo necessario un approccio rigoroso nella scelta della governance, che allontani lo spettro della politica e delle facili strumentalizzazioni.

Per non parlare delle Aree Marine Protette, dove non esiste un criterio preciso per la costituzione degli enti di gestione, con lo Stato che fa un passo indietro abrogando le Commissioni di Riserva e con il problema dei finanziamenti che non viene risolto. È necessario che anche le Amp ottengano pari dignità rispetto ai Parchi nazionali terrestri.

Riconosciamo tra i punti positivi maturati in Commissione negli ultimi mesi, l’attenzione a Rete Natura 2000 e ai servizi ecosistemici, una pianificazione che prevede l’individuazione di aree preparco, finalmente la possibilità di accesso ai beni demaniali, ma tutto ciò rende ancora più necessaria una governance forte, competente ed equilibrata.

  • Una legge, anche se dovesse rivelarsi una buona legge, non risolverà certo i problemi dei parchi italiani. Quali sono secondo lei i principali, e come la sua Associazione intende affrontare il confronto – anche con Federparchi e le forze politiche – che si aprirà dopo la pubblicazione del documento delle associazioni ambientaliste sui parchi?

La legge quadro sui parchi è arrivata nel 1991 dopo decenni di tentativi parlamentari. È arrivata solo quando nel Paese era maturata la sensibilità e l’attenzione sui temi ambientali. Venticinque anni dopo siamo tutti più informati e consapevoli ma la battaglia per la conservazione della natura non è più una priorità. Serve una nuova cultura della “Natura” capace di contaminare le scelte politiche ed economiche. Come servirebbe una legge per la tutela della biodiversità, perché la natura non si può difendere solo tramite le aree protette, ma con una pianificazione e obiettivi condivisi che rimettano obbligatoriamente al centro della programmazione di tutti gli enti un concetto di tutela che, al di là delle parole e degli intenti, svanisce poi negli atti amministrativi, nelle autorizzazioni, nei piani di sviluppo, nelle programmazioni settoriali. Con Federparchi ci auguriamo di dialogare nel comune interesse per il sistema dei Parchi Italiani, di cui le nostre Oasi WWF fanno parte.

  • C’è un punto non presente nel documento unitario sul quale la sua Associazione avrebbe osato di più? 

 

Sicuramente su una definizione più netta del ruolo dei Parchi quale ente di tutela rispetto al quale tutto il resto deve essere connesso e funzionale. Volendo scegliere un tema particolare è necessario evidenziare come le Aree Marine Protette continuano a restare la parte debole del sistema. Per prima cosa bisognerebbe garantire la stessa dignità dei Parchi Nazionali alle AMP, che oggi assicurano l’unico presidio di tutela della biodiversità in uno scenario di estremo sovrasfruttamento del Mediterraneo. C’è il tema della gestione, già richiamato, ma anche quello dell’attribuzione delle risorse economiche, che non può avvenire solo in relazione alla dimensione delle AMP o agli impatti antropici che devono essere gestiti, ma anche introducendo criteri di valutazione ed efficacia dell’azione da queste svolte. C’è poi la questione dei controlli, ma anche quello delle attività di ricerca e di educazione che le AMP svolgono, il cui sviluppo è cruciale. Per non parlare della struttura di governo delle Aree Marine Protette che, pur nella differenza giuridica rispetto ai Parchi Nazionali, è opportuno sia ricondotta a un criterio di omogeneità coerente con le competenze e le prerogative dello Stato; ciò a maggior ragione considerando che le Aree Marine Protette insistono in ambiti demaniali.