Quale riforma per la legge sulle Aree protette? Forum di greenreport.it con le associazioni ambientaliste

Risponde Stefano Deliperi presidente del Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

[26 ottobre 2016]

stefano-deliperi

Dopo l’approvazione della riforma della legge quadro 394/91 sulle Aree protette in Commissione ambiente in Senato, le Associazioni ambientaliste hanno firmato un documento unitario che contiene osservazioni e proposte a quel testo che i senatori si apprestano a discutere in Aula.

Di fronte ad un importante documento, che unisce nuovamente il fronte ambientalista sulle aree protette, greenreport.it ha promosso un Forum sulla riforma delle Aree protette rivolgendo 4 domande ai presidenti delle Associazioni firmatarie..

Ecco cosa ci ha risposto Stefano Deliperi presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

1)      Con il documento “Aree protette, tesoro italiano. Per un rilancio delle aree protette italiane e un’efficace riforma della Legge 394”, le associazioni ambientaliste hanno ritrovato il dialogo e il confronto sul testo della modifica della legge sulle aree protette in discussione al Senato: quali sono i punti che hanno consentito di arrivare al documento unitario?

Senza dubbio l’importanza dei parchi naturali per il nostro Bel Paese, sono la “cassaforte della natura” in un territorio generalmente antropizzato quale quello italiano.  Il tema della conservazione e della salvaguardia concreta delle parti naturali più pregiate è fondamentale anche per un’equilibrata crescita economico-sociale delle varie realtà italiane.    La tutela della natura costituisce e può costituire sempre più un importantissimo richiamo turistico, soprattutto per zone marginali.      Tutto questo può esser messo in pericolo da una riforma della legge quadro nazionale sulle aree naturali protette non abbastanza meditata e troppo sbilanciata in favore delle pressioni localistiche. Basti vedere che cos’è accaduto con l’istituzione del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, prevista da ben tre intese Stato – Regione autonoma della Sardegna con l’adesione di gran parte dei Comuni interessati e paralizzata da veti provenienti da istanze locali portatrici di interessi particolari.

2)      Quali sono i punti più controversi della proposta del Senato? Quali quelli positivi?

I punti negativi non sono pochi. Quasi un’abdicazione dello Stato dal suo potere-dovere di gestire con efficienza ed efficacia le aree naturali protette di rilievo nazionale, i parchi nazionali in primo luogo.  Il parco nazionale dello Stelvio lo troviamo, di fatto, già smembrato in tre parti fra Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Lombardia.  Organi direttivi con in maggioranza esponenti degli Enti locali, senza obblighi di competenze scientifiche nei vari campi (giuridico, economico, naturalistico, ecc.), che scelgono Presidente e Direttore, i ruoli dirigenziali più importanti: in proposito avremmo preferito bandi internazionali e selezioni meritocratiche.  La aree marine protette, poi, sembrano quasi consegnate allo sbando, senza nemmeno una figura gestionale precisa.  Troppo poco, visto che lo Stato, ai sensi dell’art. 117, ha competenza esclusiva su natura ed ecosistemi.  Preoccupa anche la scarsità di fondi previsti, purtroppo ormai una costante degli ultimi anni.  Fra i punti positivi alcuni miglioramenti riguardo la pianificazione del parco, una maggiore attenzione verso la Rete europea Natura 2000 e la possibilità di acquisizione di beni demaniali.

3)      Una legge, anche se dovesse rivelarsi una buona legge, non risolverà certo i problemi dei parchi italiani. Quali sono secondo lei i principali, e come la sua Associazione intende affrontare il confronto – anche con Federparchi e le forze politiche – che si aprirà dopo la pubblicazione del documento delle associazioni ambientaliste sui parchi?

La sensibilità ambientale è ormai sempre più diffusa in Italia, ma non si riscontra altrettanta sensibilità istituzionale per i parchi e il loro funzionamento, per noi questo è il punto fondamentale. Da lì discendono conseguenze riguardanti efficienza ed efficacia negli organi gestionali dei parchi, adeguati finanziamenti, programmi di informazione ed educazione ambientale per i territori interessati, interventi di conservazione in favore di ecosistemi e specie faunistiche. Speriamo di trovare ascolto e condivisione degli obiettivi.

4)      C’è un punto non presente nel documento unitario sul quale la sua Associazione avrebbe osato di più?

Ci sarebbe piaciuto assumere una posizione forte e decisa per chiedere norme sanzionatorie più dure nei confronti degli autori di abusi e danni ambientali nonchè ferimenti e uccisioni di esemplari di fauna selvatica nei territori protetti. Attualmente le sanzioni sono troppo blande.