Quale riforma per la legge sulle Aree protette? Forum di greenreport.it

Cosa ne pensa la senatrice di Sinistra Italiana Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto

[26 ottobre 2016]

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Dopo l’approvazione della riforma della legge quadro 394/91 sulle Aree protette in Commissione ambiente in Senato, le Associazioni ambientaliste hanno firmato un documento unitario che contiene osservazioni e proposte a quel testo che i senatori si apprestano a discutere in Aula.

Di fronte ad un importante documento, che unisce nuovamente il fronte ambientalista sulle aree protette, greenreport.it ha promosso un Forum sulla riforma delle Aree protette rivolgendo 4 domande ai presidenti delle Associazioni firmatarie che abbiamo esteso ai parlamentari che si sono occupati della riforma.

Ecco cosa ci ha risposto la  senatrice di Sinistra Italiana Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto

 

Con il documento “Aree protette, tesoro italiano. Per un rilancio delle aree protette italiane e un’efficace riforma della Legge 394”, le associazioni ambientaliste hanno ritrovato il dialogo e il confronto sul testo della modifica della legge sulle aree protette in discussione al Senato: come valuta il documento unitario?

Ovviamente non entro nel merito delle dinamiche interne al mondo associativo. E’ però molto importante che le associazioni ambientaliste abbiano ritrovato l’unità e la capacità propositiva su un tema di questo rilievo, producendo un documento di elevato profilo. I decisori politici ne devono tenere conto e l’interlocuzione deve proseguire, a cominciare dall’esame del disegno di legge nell’Aula di Palazzo Madama  e dal merito delle proposte unitarie.

Quali sono i punti più controversi della proposta del Senato? Quali quelli positivi ?

C’è il rischio di un ulteriore passo indietro nella qualità della governance degli Enti parco, in assenza di una chiara definizione delle competenze specifiche che dovrebbero necessariamente caratterizzare il profilo dei Presidenti e dei membri del Consiglio Direttivo. Gli organi di governo dei parchi non posso ridursi, come spesso è stato in questi anni, ad essere il dopolavoro degli amministratori locali o il rifugio di esponenti politici non rieletti. Professionalità e competenza devono caratterizzare non solo gli organi di governo, ma anche la struttura tecnica e amministrativa dell’Ente, a cominciare dalla Direzione e da una pianta organica che deve essere adeguata alla complessità delle funzioni assegnate. In questo contesto siamo particolarmente preoccupati per la possibile evoluzione delle attività di vigilanza: con il passaggio del Corpo Forestale all’Arma dei Carabinieri e lo scioglimento delle Polizie provinciali potrebbe determinarsi un arretramento delle attività di presidio del territorio, con immediati riflessi anche sulle aree protette.

Inadeguato anche l’articolo del disegno di legge concernente la gestione della fauna selvatica, che presenta il rischio di una equivoca commistione fra gestione faunistica e attività venatoria.

Di segno positivo invece le modifiche rivolte a integrare la gestione di aree protette terrestri e marine, qualora confinanti, l’inserimento nel testo di una prima definizione dei servizi ecosistemici e della loro possibile remunerazione, le modifiche introdotte in Commissione, su nostra proposta, concernenti l’accesso degli Enti parco al 5 per mille e la possibilità di assegnare agli Enti i beni confiscati alla criminalità organizzata.

Una legge, anche se dovesse rivelarsi una buona legge, non risolverà certo i problemi dei parchi italiani. Quali sono secondo lei i principali, e come la sua Associazione intende affrontare il confronto – anche con Federparchi e le forze politiche – che si aprirà dopo la pubblicazione del documento delle associazioni ambientaliste sui parchi?

Sono trascorsi 25 anni dall’approvazione della prima Legge-quadro in materia di aree naturali protette e il Parlamento torna ad occuparsi di una questione, a nostro avviso, strategica per l’assetto territoriale del Paese. Il sistema dei parchi è cresciuto in qualità e quantità e ha rappresentato, in questo quarto di secolo, un argine fondamentale al consumo di suolo e alla distruzione dei paesaggi più pregiati, custodendo un patrimonio di risorse ambientali insostituibile. L’occasione di una riforma della disciplina di settore non può essere sprecata e quindi è indispensabile proseguire il confronto, in Parlamento e fuori. Uno dei problemi, forse il principale, del sistema dei parchi, è proprio la condizione di marginalità in cui è stato sospinto negli ultimi dieci anni da politiche territoriali insulse che non hanno saputo cogliere il valore di questa risorsa per lo sviluppo sostenibile del Paese.

C’è un punto non presente nel documento unitario delle Associazioni sul quale si sarebbe dovuto osaredi più? 

Quello della dotazione di risorse finanziarie per i parchi. Anni di tagli ai bilanci e alle piante organiche hanno ridotto, troppo spesso, l’attività degli Enti parco alla mera amministrazione di pratiche burocratiche. Non si può pretendere di rilanciare le aree naturali protette con una riforma “a costo zero”.  Con i nostri emendamenti chiediamo, fra l’altro, di ripristinare e finanziare adeguatamente un nuovo Programma triennale per le aree protette, di assegnare risorse idonee e permanenti al sistema delle aree protette marine, con dotazioni finalmente certe che consentano di programmare, senza più dipendere dai mutevoli orientamenti delle Leggi annuali di Stabilità.