Il Friuli Venezia Giulia non è certo l’Ucraina, ma nemmeno lì la Guerra

Quale riutilizzo per le opere militari abbandonate?

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[27 maggio 2014]

Il Friuli Venezia Giulia non è certo l’Ucraina, ma nemmeno lì la Guerra fredda sembra finita: «A 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino – spiegano a Legambiente – restano le macerie di quella che doveva essere la “fortezza” per difendere l’Italia dall’avanzata del nemico comunista».

Si tratta di 400 beni demaniali inutilizzati e per lo più abbandonati al degrado: vecchie caserme, polveriere, poligoni, postazioni dei battaglioni d’arresto, alloggi per i militari, che aspettano una riconversione e quelli del Cigno Verde friulano sono convinti che «Gli spazi possono diventare un’opportunità anche per contenere il consumo di suolo, in linea con le indicazioni europee per lo stop entro il 2050».

Per discutere del destino di questo enorme patrimonio Legambiente del Friuli Venezia Giulia organizza a Pordenone il convegno “Fortezza FVG. Dai paesaggi della Guerra fredda alle aree militari dismesse”, che si svolgerà nelle due giornate del  31 maggio e 7 giugno.

Moreno Baccichet, architetto e ideatore del progetto, spiega tutto con un richiamo letterario: «La nostra fortezza, come la “Bastiani” del “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, non è mai stata usata per gli scopi per cui era nata. Ma almeno era un sistema di difesa costruito secondo una logica ben precisa, una grande trincea puntiforme, non lineare che rispondeva alle strategie militari dell’epoca. Oggi, invece, la dismissione avviene in modo quasi improvvisato, senza una regia»,

“Infatti sono 200 i beni militari che il ministero della difesa ha già trasferito alla Regione e successivamente ai Comuni. Legambiente sottolinea che «La maggior parte attende ancora di conoscere il proprio destino e la crisi economica rende ancor più difficile immaginare il riutilizzo di grandi infrastrutture spesso in aree periferiche».

Secondo gli ambientalisti bisogna partire dagli  esempi virtuosi di recupero che già ci sono: a Spilimbergo l’ex caserma De Gasperi è diventata un parco fotovoltaico di 17 ettari, con 40.800 moduli per 10i megawatt di potenza complessiva. A San Vito al Tagliamento, al posto della caserma nascerà il nuovo carcere, atteso da anni. A Cormons, nel cuore del Collio friulano, è in corso la demolizione della caserma e presto, entrando in città, i visitatori si troveranno di fronte un parco urbano dove c’era un’area recintata e inaccessibile.

A stimolare il cambiamento sono anche imprenditori o associazioni: tra le montagne della Carnia, a Paluzza, un’ex caserma abbandonata dal 1966 è diventa la pizzeria La Tambra. A Mortegliano,  nella bassa friulana, l’ex aeroporto militare viene utilizzato dalla società Flysynthesis per il collaudo degli ultraleggeri che produce per venderli in tutto il mondo, un’eccellenza del Made in Italy. A Fogliano Redipuglia, a due passi dal confine con la ex Jugoslavia, una vecchia armeria ospiterà un frantoio, utile perché nella zona sta prendendo piede la coltura dell’ulivo.

Secondo il Cigno Verde, «Le infrastrutture della Guerra fredda offrono pure spunti per una proposta turistica alternativa, come avviene in Nord Europa lungo la “European green belt”, quella linea che segue l’ex cortina di ferro, oggi una grande infrastruttura verde, che passa anche per il Friuli Venezia Giulia». In Italia, a sfruttare questa opportunità, al momento è solo l’associazione Landscapes di Udine, che organizza visite guidate in un bunker a Ugovizza.

Walter Coletto, che per Legambiente del Friuli Venezia Giulia ha realizzato sul web una mappa partecipata delle aree dismesse in regione, scoprendo tra l’altro grazie ai cittadini un’area addestrativa inutilizzata da anni nella campagna pordenonese, di cui si era persa traccia, spiega: «Ci siamo accorti che spesso le aree militari, anche abbandonate da anni, sono vissute come corpi esterni alle città e alle comunità. Insomma, si sa che ci sono, ma non ci si pone il problema del riutilizzo. Eppure si parla di estensioni importanti, dai 6  ettari in su»,

Con il convegno del 31 maggio e 7 giugno, Legambiente del Friuli Venezia Giulia si propone di approfondire, con storici, antropologi, esperti, amministratori locali ed esponenti della società civile, come la regione potrebbe riappropriarsi delle tante aree militari dismesse. È un messaggio alle istituzioni, perché affrontino il problema sfruttandone le opportunità.