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Quando la caccia è uccidere le persone

[16 dicembre 2013]

Sandro il 10 dicembre avrebbe compiuto 60 anni, se non fosse che l’otto dello stesso mese si è fermato a 59: è stato ucciso da un caccia tore, nella provincia di Macerata. Sandro Latini non ha potuto festeggiare il compleanno con l’anziana madre con cui conviveva, né il Natale assieme ai propri cari, perché passeggiava nel bosco alla ricerca di funghi. Nello stesso bosco dove qualcun altro era alla ricerca di selvaggina a cui sparare. Purtroppo questo tipo di eventi è ormai tragicamente ordinario. Solo da settembre ad oggi, secondo quanto riporta il sito dell’Associazione Vittime della Caccia, siamo arrivati a 56 vittime di cui quattro (e 16 feriti) non sarebbero persone legate alle battute di caccia. Una silenziosa carneficina che si distilla giorno dopo giorno in timide notizie sui giornali locali. Visti i numeri dovrebbe diventare un caso nazionale, soprattutto per le ripercussioni sulla popolazione che vive in campagna o in montagna e che vede la propria incolumità fisica e tranquillità messa a repentaglio da chi, ancora preso dalla voglia di ammazzare animali con armi da fuoco, fa dell’invadenza un tratto caratteristico arrivando a sparare nei terreni, sulle case o addirittura alle persone. Potrebbero essere un uomo mentre raccoglie la legna, due ragazzi mentre fanno un pic-nic o una donna che protesta per gli spari ravvicinati alla propria abitazione, non importa: l’esito è sempre il ferimento o in alcuni casi la morte.

Ormai alcuni cacciatori si sono spinti anche nelle zone palesemente vietate, come accaduto di recente nel Parco Nazionale del Cilento. Il cinque dicembre nella Valle del Treja un bracconiere ha addirittura messo a repentaglio la vita del personale guardiaparco sparando contro di loro in forma intimidatoria, secondo quanto informa l’agenzia di stampa GeaPress. Ancora più grave questo gesto in considerazione del fatto che in questo periodo ci sono anche visitatori dell’area protetta. Pessimo segno di come gli atteggiamenti di una parte della “popolazione venatoria” siano diventati pericolosi anche per il controllo del territorio.

La solidarietà degli amministratori locali, dell’assessore all’Ambiente nonché del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti dovrà ora trasformarsi da semplice faro su una questione che sta lentamente sfuggendo di mano a una presa d’atto politica attivandosi per una adeguata perlustrazione congiunta con le forze dell’ordine nelle aree in cui non è permessa la caccia e dove si registrano atti intimidatori, nonché regole più severe per limitare il diritto a sparare e gli accessi nelle aree private riducendo, quanto più vicino allo zero per cento, il rischio di finire colpiti sul proprio terreno e rischiare conseguenze irreparabili per la propria salute.

 Emanuele Rigitano