Quel pasticciaccio del Parco Nazionale dello Stelvio

[4 maggio 2015]

La vicenda del trasferimento della gestione del Parco Nazionale dello Stelvio alla Regione Lombardia e alle Province autonome di Trento e Bolzano ha radici lontane, e anche nella legge quadro sulle aree protette se ne ritrovano delle tracce. L’art. 35, infatti, demanda, per l’adeguamento della normativa del Parco alla legge 394/91, all’art. 3 del DPR 279/1974 (Tra le funzioni esercitate dalle province di Trento e di Bolzano, ciascuna per il rispettivo territorio, ai sensi dell’art. 1 del presente decreto sono comprese quelle concernenti il Parco nazionale dello Stelvio, al quale sarà conservata una configurazione unitaria). Nel 1993 viene creato il Consorzio di gestione.  Con la legge 147 del 2013 (legge di stabilità 2014), siamo quasi al capolinea. Al comma 515 dell’art. 1 si stabilisce che mediante intese tra lo Stato, e  le province autonome di Trento e di Bolzano, da concludere entro  il  30 giugno 2015, sono definiti gli ambiti per il trasferimento o  la  delega delle funzioni statali e dei relativi oneri finanziari  per le   funzioni amministrative,  organizzative   e   di   supporto il Parco nazionale dello Stelvio, per le province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano.

L’intesa è stata siglata nel febbraio scorso. Oltre alle province autonome è firmata dalla regione Lombardia e dal Ministero dell’Ambiente.

Di fatto lo Stelvio, una volta recepita l’intesa dal Consiglio dei Ministri, non sarà più un parco nazionale. L’art. 3 dell’intesa prevede che Tutte le funzioni di tutela e di gestione del Parco nazionale dello Stelvio sono trasferite alle Province autonome di Trento e di Bolzano e alla Regione Lombardia … Le predette funzioni sono comunque esercitate in armonia con le finalità e i principi dell’ordinamento statale in materia di aree protette, nonché con la disciplina dell’Unione europea relativa alla rete Natura 2000.

Il più grande Parco Nazionale alpino, di oltre 130.000 ettari, confinante con il Parco Nazionale Svizzero, parco storico che proprio quest’anno, il 24 aprile, ha compiuto 80 anni, sarà declassato con tre gestioni separate. L’intesa prevede, per garantire la configurazione unitaria (sancita da una Legge dello Stato, la legge quadro!), la costituzione di un Comitato di coordinamento e di indirizzo, di cui ci sfugge la natura giuridica. Per assicurare la “configurazione unitaria”, le proposte di piano e di regolamento saranno sottoposte al preventivo parere vincolante del Ministero, dove il Ministero potrà suggerire modifiche e integrazioni. Suggerire, si badi bene !!! Ma la cosa più grave è che questi strumenti dovrebbero essere predisposti e approvati in modo indipendente dai tre enti gestori, ciascuno per il proprio pezzetto di territorio, fortemente indebolendo (se non annullando) la reale valenza pianificatoria e gestionale di tali strumenti. Ma poi con quali finanziamenti verrà garantita la gestione di quel che resta del Parco?

Verrebbe meno, infatti, il contributo ordinario dello Stato per il funzionamento dell’ente parco (soppresso!), che sarebbe interamente assunto dalle province autonome, anche per la parte lombarda del Parco.

Siamo basiti di fronte a un’operazione di questo tipo, dove si cerca malamente di mascherare l’evidenza: sul proprio territorio, la regione Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano avranno completa autonomia di gestione, compreso il finanziamento, infatti, e di nazionale non rimarrà un bel nulla.

Com’è possibile che questo stia succedendo, che il localismo si appropri della gestione di territori con valori riconosciuti di valenza nazionale e internazionale? Si sono moltiplicate le  iniziative a favore del mantenimento del Parco nazionale ma paiono proprio prevalere altri interessi e, al solito, quello per l’ambiente passa in secondo piano. In nome di un’illusione di semplificazione e risparmio si finiscono per giustificare le più gravi aberrazioni, senza che si tenga conto che i costi reali saranno pagati dai cittadini di domani, un domani che non pare più tanto lontano.

di Elio Tompetrini, presidente 394 – Associazione Nazionale Personale Aree Protette