Questa donna è un patrimonio mondiale dell’umanità

La difficile strada per difendere la natura nella regione araba, tra pregiudizi culturali e di genere

[14 gennaio 2016]

Donna patrimonio dell'umanità

Le donne che lavorano in un settore in gran parte dominato dagli uomini, come la conservazione della natura, possono dover affrontare molte difficoltà, in particolare quando operano in culture dove il ruolo dirigente della donna è spesso percepito negativamente, ad esempio nella regione araba. Haifaa Abdulhalim è una di queste donne che hanno il coraggio di dimostrare a tutti che le donne non solo meritano pari opportunità, ma che hanno anche un ruolo fondamentale per fare in modo  che le attività di salvaguardia della natura siano davvero efficaci sul territorio.

La Abdulhalim  è coordinatrice  del World Heritage IUCN per gli Stati arabi e l’Asia Occidentale al Arab Regional Centre for World Heritage in Bahrein, un  “category II centre” sotto l’egida dell’Unesco, e all’IUCN  siegano che «Haifaa ha accumulato oltre  10 anni di esperienza nella conservazione del Patrimonio Mondiale. Durante la scrittura la sua tesi sul patrimonio naturale della Giordania nel 2006, ha realizzato il potenziale per una migliore rappresentazione della sua regione nella Lista del Patrimonio Mondiale e nel 2008 è stata coinvolto nell’IUCN, l’organo consultivo sulla natura per il World Heritage Committee».
E’ la stessa Haifaa Abdulhalim a raccontare come è andata: «Sono stata affascinata dalla Convenzione del Patrimonio Mondiale, in quanto copre tanti aspetti, dalle comunità locali al processo decisionale internazionale, ed è sempre in evoluzione. Grazie al suo prestigio, la Convenzione è anche uno strumento utile per motivare gli Stati che ne fanno parte ad investire nella conservazione».

La Abdulhalim  a volte partecipa alle missioni sul campo nei  siti Patrimonio dell’Umanità: «Sono spesso l’unica donna in un gruppo. Le donne lavorano in natura, ma raramente sul campo. Non è che le donne non siano autorizzate a lavorare in quest’area, ma culturalmente viene percepito come non accettabile, così le donne non ci provano».

Ma proprio secondo l’esperienza fatta  da Haifaa Abdulhalim,  può essere molto importante che una donna esperta sia presente durante una missione , soprattutto quando si interagisce con le comunità locali che vivono vicino ai siti Patrimonio dell’Umanità. «Secondo la mia esperienza, lavorare  con le comunità locali è il modo più efficace per implementare la conservazione, perché si prendono cura dei loro siti del Patrimonio Mondiale. E  a livello comunitario le donne sono spesso più influenti rispetto agli uomini. Sono donne forti,  che gestiscono le risorse e interagiscono strettamente con la natura:  riuniscono e alimentano i loro animali. Ad esempio, gli uomini chiedono alle donne se è il momento giusto o posto giusto per tagliare un albero –  spiega Haifaa – Ma alcune comunità semplicemente non accetterebbero che un esperto di sesso maschile parli  con una donna del posto. La discussione è molto importante per capire le sfide che esistono a livello di sito e le donne sono molto più consapevoli degli uomini delle esigenze della comunità. Quindi avere un esperto di sesso femminile ci può rendere le cose molto più facili».

Nonostante questa consapevolezza, a causa di radicati pregiudizi culturali, la dottoressa Abdulhalim ha incontrato molte resistenze lungo la sua carriera.  Alcune istituzioni hanno chiesti che non partecipasse al lavoro sul territorio solo per il fatto che è una donna, «Perché pensavano che avessi bisogno di un trattamento speciale». Altri hanno cercato di impedire che diventasse coordinatrice del programma,  un ruolo che è stato accettato da molti solo col passare del tempo e  con la dimostrazione delle grandi capacità professionali ed intellettuali della Abdulhalim.

Ma Haifaa  è serena: «L’esperienza mi ha insegnato che la pazienza può vincere ogni sfida» e consiglia alle altre donne che sperano di lavorare nella salvaguardia della natura dei Paesi arabi di  «Fare in modo che siano le vostre azioni a parlare. Cambiare una cultura non è facile, sarete messe  alla prova. Ma con il tempo, a poco a poco, si vedrà un cambiamento». E le azoni di Haifaa parlano davvero da sole: da quando è entrata nell’IUCN nel 2008,  i  siti naturali del Patrimonio Mondiale nella regione araba sono diventati un’area pilota per lo “IUCN World Heritage Outlook”, a prima valutazione globale di tutti i siti naturali del Patrimonio mondiale  pubblicata nel 2014. Due rapporti “Tabe”a (natura in arabo)  pubblicati nel  2011 e nel 2015, sono stati molto ben accolti dalla comunità della conservazione e dai decision-makers  regionali, e sono diventati i documenti su cui basarsi per identificare le priorità e le esigenze dei dversi territori. Il coinvolgimento  della Abdulhalim nell’IUCN è stato fondamentale per dare il via al Tabe’a Programme for natural World Heritage in the Arab region  nel 2011 e per istituire l’Arab Regional Centre for World Heritage in Bahrein nel 2012, dove Haifaa  ora lavora grazie ad un una partnership tra il Centro e IUCN per l’attuazione del programma Tabe’a. «Pensiamo che sia meglio creare sinergie e lavorare in partnership che separatamente », spiega ancora. La Abdulhalim non vuole solo che le meraviglie della regione araba siano meglio rappresentati nella Lista del patrimonio mondiale, ma anche per i siti esistenti si avvalgano di professionalità e finanziamenti adeguati per  garantire una gestione efficace: «L’obiettivo finale è quello di responsabilizzare ciascun Paese,  così da sperare che un giorno saranno in grado di gestire da soli tutti i procedimenti relativi al Patrimonio dell’Umanità».