Il raduno degli scout e il parco di San Rossore. Pericolo per l’ambiente o occasione di conoscenza?

[18 aprile 2014]

Un gruppo di ricercatori, ambientalisti e intellettuali ha rivolto un appello, promosso da Fabio Garbari e Alessandro Spinelli, ai presidenti della Regione Toscana e del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli perché «Non sia ospitata all’interno della Tenuta di San Rossore la route nazionale dell’Agesci, in programma ad agosto». Secondo l’appello il raduno degli scout provocherebbe «un imponente danno ambientale». Il raduno degli scout si terrà dal 6 al 10 agosto su 74 ettari di San Rossore, lungo il viale che da Cascine Vecchie porta a Cascine Nuove, si prevede l’arrivo di 30.000 ragazzi e ragazze  tra i 17 e i 21 anni che verranno ospitati in 10.000 tende, in 5 sottocampi di 6.000 posti ciascuno, con 2.000 adulti in un campo tende per la gestione delle attività della manifestazione, una piazza di 4.000 m2 con un presidio sanitario, due palchi (di 10 x 8 e di 6 x 4 m2), un magazzino per i generi alimentari, una segreteria, 1.400 servizi igienici chimici, 750 docce e 750 lavabi con rete di distribuzione idrica fornita dall’acquedotto comunale (405.00 litri all’ora), con scarichi nel bosco, un’area di 5 ettari con una tenso-pagoda per 500 persone, spazi espositivi coperti per mostre, biblioteca, cinema, stampa.

L’appello, firmato tra gli altri anche da Salvatore Settis, Adriano Prosperi e Fulco Pratesi, sottolinea che «La lettura dello studio di incidenza prodotto dall’Agesci provoca uno stato di vero allarme per quanto riguarda l’opportunità di tale manifestazione in un luogo che rischia danni e alterazioni ambientali forse non irreversibili ma certo non riparabili in pochi anni. E sul documento non risulta essersi espresso, come prevedono le norme, il comitato scientifico del parco».

In effetti un campo scout non è un’attività  inserita nella legge regionale sulla Via, un buco legislativo dato che la Via è prevista anche  per campeggi di minori dimensioni, ma il campo scout non è ritenuto un campeggio. L’appello punta evidentemente a fare in modo che la Giunta Regionale intanto chieda comunque la Via per opere potenzialmente impattanti e non previste nella a norma.

Nella polemica, che sta diventando anche giornalistica, sulla Route degli scout è stata coinvolta anche Nature and Environment Management Operators (Nemo) che precisa  meglio alcuni aspetti sollevati in questi giorni e sottolinea di non aver elaborato il progetto della Route: «Il progetto è stato elaborato da un gruppo di lavoro composto da architetti e ingegneri esperti di differenti tematiche. La Nemo srl ha unicamente svolto lo Studio di Incidenza del progetto, relativo pertanto agli effetti ambientali del progetto esclusivamente sugli habitat e sulle specie animali e vegetali di interesse comunitario e regionale presenti nel Sito Natura 2000 “Selva Pisana”, Studio presentato da Agesci all’Ente Parco Naturale Regionale di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, Ente preposto ad esprimere un parere in merito. La Nemo srl non ha pertanto svolto uno Studio di Impatto su tutte le componenti animali e vegetali presenti nel Sito né, tantomeno, ha fornito una valutazione sugli effetti del progetto sull’intero Parco Regionale. Tali valutazioni esulavano dall’incarico ricevuto da Agesci e relativo unicamente allo Studio di Incidenza sul Sito Natura 2000 “Selva Pisana”, svolto ai sensi della Direttiva 92/43/CEE e dei DPR 357/97 e 120/2003».

Nemo  dice di aver «Analizzato in modo imparziale il progetto ed i suoi effetti sul Sito Natura 2000, individuando probabili criticità. In previsione di tali probabili interferenze con le componenti naturali di interesse comunitario e regionale, ha individuato alcune misure di mitigazione da inserire nel progetto iniziale in merito alle modalità di illuminazione, al disturbo sonoro, alla localizzazione delle aree di cantiere, all’accesso alle aree boscate. A conclusione dello Studio è stato espresso un parere a termini di legge sull’incidenza del progetto sull’integrità futura del Sito a seguito del progetto: l’Ente Parco si esprimerà in merito ai contenuti di tale Studio».

E proprio il direttore del Parco, Andrea Gennai, chiamato in causa dall’appello per il no alla Route Nazionale Agasci a San Rossore, sottolinea che «Tutti i pareri sono rispettabili ma è curioso che questi esperti abbiano già le idee chiare sul previsto impatto di tale Route, pur non avendo nemmeno visto il progetto. Hanno infatti visionato solo la versione non definitiva dello studio di incidenza e sinceramente mi sembra un pò poco per poter giudicare. Nessuno di loro ha chiesto chiarimenti o informazioni, sentendosi evidentemente già sicuro del proprio parere. Nessuno ha verificato se l’area oggetto del campo è classificata a libera fruizione o meno… In questo modo, chi come me è chiamato a giudicare attraverso il Nulla Osta, è già preventivamente tacciato di essere in errore qualora esprima parere favorevole…».

Gennai spiega che «La Conferenza dei Servizi composta da tutti gli enti coinvolti esaminerà il progetto definitivo che deve ancora essere consegnato e quindi anche noi dobbiamo ancora valutare. Vedremo cosa ne uscirà. Quello che non è accettabile è però il pregiudizio che emerge dall’appello, che allude a non precisate logiche politiche (?) e addirittura commerciali (???) la cui origine non si capisce proprio dove sia.
Io sono abituato a ragionare secondo logiche diverse: un progetto lo si giudica nei suoi contenuti, senza farsi condizionare dal credo o dal pensiero politico del proponente. La politica interessata alle scadenze elettorali, di grazia, stia fuori da questi aspetti tecnici e la tecnica ci aiuti piuttosto a combattere le mille pressioni che ogni giorno erodono il Parco nella sua bellezza ed integrità senza che nessuno convochi conferenze stampa su tali argomenti: discariche, prostituzione e degrado umano, fruizione selvaggia di alcune spiagge, abusivismo, bracconaggio, inquinamento…tutti temi che ogni giorno ci vedono combattere con le poche forze che abbiamo».

Il direttore del Parco sottolinea anche un altro aspetto: «Potrei certamente nascondermi dietro al fatto che il permesso per realizzare la Route l’ha rilasciato il Presidente della Regione senza consultare preventivamente il Parco. Invece credo – e lo dico da uomo di sinistra, non credente e lontano dagli Scout mille miglia – che questa route sia una straordinaria occasione per chi, come me, crede nella conservazione della natura come ad una vera e propria religione. Una straordinaria occasione per mettere nella testa e nel cuore di questi 30.000 ragazzi un po’ di conoscenza e di amore per il nostro Parco, per le nostre foreste, per i nostri meravigliosi animali. La sfida dei parchi come il nostro è proprio questa: confrontarsi con l’uomo, facendolo vivere nella natura cercando sempre più la perfetta sostenibilità. Chiudere i cancelli di San Rossore agli Scout (certo diverso sarebbe se fosse l’associazione bracconieri o quella dei motocrossisti..) diventerebbe l’errore educativo più grande che il mondo della conservazione possa fare.
Che vengano, rispettando le regole che gli daremo, prendendosi le multe per gli errori che faranno ed i complimenti per le attenzioni che dimostreranno, ascoltando il nostro personale ed i nostri volontari che spiegheranno loro le caratteristiche del Parco e del lavoro quotidiano che facciamo per proteggerlo.
Andranno via dopo 4 giorni con il cuore gonfio per la bellezza di questi posti e per le emozioni vissute grazie a questa natura, che certo saprà sopportare questa “invasione”, così come sopporta da decenni, proprio nella stessa area della Route, quelle dei turisti di Pasquetta e del primo maggio, molto meno sensibili degli scout alle tematiche ambientali.  Dopo questa esperienza, i ragazzi diventeranno 30.000 angeli custodi del nostro Parco, attenti alla natura anche quando andranno negli altri parchi e, credo, anche quando andranno in cabina elettorale o educheranno i loro figli».

Ed a professori e ambientalisti gennai ricorda che «La precedente Route nazionale si tenne ai Piani di Pezza, luogo incontaminato abruzzese dove nel 1986 orsi, lupi, aquile e bellissime montagne “ospitarono” circa 15.000 ragazzi senza particolari traumi. Chi dice che i Parchi non son luoghi per manifestazioni come queste (ovviamente una tantum, ma qui si parla di una Route ogni 30 anni!), temo non sappia quasi nulla delle strategie di conservazione e di educazione ambientale. Io che, nel mio piccolo, lavoro per i parchi da ben 24 anni, continuerò il mio impegno con perizia, senza influenze ideologiche e con la giusta dose di coraggio, nel tentativo di proteggere “davvero” questo straordinario Parco».