Rapporto Animali in Città 2014: quante sorprese

[24 febbraio 2014]

Oggi QuattroZampeinFiera dà i numeri della presenza di animali da compagnia nel nostro Paese: «Il 55% degli italiani ha in casa un amico a quattro zampe facendo registrare un trend positivo rispetto all’anno precedente con un aumento del 13,6 %. Ben il 90% dei padroni sostiene di trarre benefici psicofisici dalla presenza di un animale in casa». L’animale più diffuso è il cane presente nel 55,6% delle famiglie, seguito dal gatto (49,7 %), mentre l’ultima moda in famiglia sono gli animali da fattoria come il coniglio che ha registrato un + 4,6%.

Nonostante la crisi «Il 9% degli italiani non bada a spese per il proprio animale da compagnia e la principale categoria, quella degli alimenti per cani e gatti, è cresciuta del 2,1%, per un totale di 1 miliardo e 735 milioni di euro di fatturato. In particolare, il mercato è composto da 932 milioni di euro di alimenti per gatti e 703,4 milioni di euro per quelli per cani, a cui vanno ad aggiungersi 99,9 milioni di snack funzionali e fuoripasto, categoria quasi interamente dedicata al cane».  Più 2,4% per giochi, guinzagli, cucce, ciotole, gabbie e trasportini, con prodotti per l’igiene e cosmesi a trascinare la crescita.

Ma se in casa adoriamo fino all’umanizzazione i nostri animali, secondo il “Rapporto Animali in Città”, l’indagine di Legambiente dedicata ai servizi e alle attività dei Comuni capoluogo di provincia per la tutela e la gestione degli animali, fuori dalle nostre porte c’è «Un Paese pigro e poco attento alla tutela e alla gestione degli animali. Le migliori città raggiungono oggi a malapena la sufficienza (60 punti su100) in un settore che, invece, dovrebbe ottenere punteggi ben più alti considerata la grande presenza di amici a quattro zampe in città». La terza edizione dell’indagine del Cigno Verde, realizzata attraverso un questionario inviato a 104 Amministrazioni comunali ed a cui hanno risposto 81 Comuni, traccia il solito quadro delle virtù private e dei vizi pubblici: «un Paese che, seppur ama gli animali, è ancora molto indietro nell’effettiva tutela e nei servizi offerti ai cittadini e ai loro animali d’affezione».

Le città che si impegnano maggiormente per gli animali d’affezione e che nella classifica finale dell’indagine di Legambiente, superano la sufficienza sono quelle medie: Prato è prima con 79,36 punti, seguita da Bolzano (74,34) e Modena (71,42). Non va bene per le città piccole e grandi:  la prima tra le grandi città, Padova, è poco sopra la sufficienza (59,97) seguita da Firenze (50,81) e Verona (47,99). Tra le piccole città la migliore è Pordenone  (63,5), seconda Chieti (59,1) e terza  Biella (57,51).

Nel dossier si legge: «Se l’86% delle amministrazioni dichiara di avere un assessorato e/o un ufficio comunale dedicato ad affrontare le problematiche animali, scende al 72% il numero delle amministrazioni che ha semplicemente chiesto alle ASL quale fosse il numero dei cani iscritti all’anagrafe canina (ad eccezione di Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia dove i Comuni tengono l’anagrafe canina), strumento indispensabile per fronteggiare il randagismo in Italia». Ma è nel merito del dato che emerge il dramma: «In media, ai Comuni capoluoghi risulta un cane ogni 24 cittadini residenti, passando da un cane ogni 33 residenti nelle grandi città, ad uno ogni 24 residenti nelle medie città ed uno ogni 21 residenti nelle piccole, cifre palesemente irrealistiche anche se solo confrontate con la media nazionale (un cane ogni 9 cittadini) e che dimostrano la totale assenza di attenzione data dagli uffici al valore e alla coerenza di quanto registrato».

Per quanto riguarda i servizi mancano sufficienti spazi aperti dove portare quotidianamente a spasso i propri amici a quattro zampe: in media nei Comuni italiani è presente uno spazio dedicato ogni 28.837 cittadini».

Il 47% dei Comuni ha dichiarato di aver adottato regolamenti per l’accesso degli animali in uffici e/o locali aperti al pubblico, ma solo il 34% dei Comuni costieri che ha risposto al questionario ha adottato un regolamento o un’ordinanza sindacale per l’accesso degli animali alla spiaggia: nel 33% dei casi nelle grandi città, per il 40% dei casi nelle medie e solo in un Comune su quattro (il 25%) per le piccole città costiere.

Sono ancora più negativi i dati sulla conoscenza della biodiversità animale in città: «Solo il 26% dei Comuni realizza una mappatura delle specie animali presenti sul territorio comunale, il 23% nelle grandi città, il 33% nelle medie e il 19% nelle piccole città. Una conoscenza indispensabile per migliorare le azioni di prevenzione e ridurre conflitti e danni (basti pensare ai rischi di incidente stradale) che sono sempre più costosi e talvolta drammatici».

L’ l’83% dei Comuni  ha  uno specifico capitolo di spesa per gli animali, una media di  2,87 euro/residente nei Comuni capoluogo, che vanno da un valore medio di 1,58 euro/residente delle grandi città, ai 2,95 euro/residente delle medie, ai 3,47 euro/residente delle piccole città. «Costi molto diversi per le tasche dei cittadini italiani – sottolinea il rapporto – e, ad esempio, come accade a Matera, Grosseto e Roma non correlati ad una maggiore qualità del servizio offerto come conferma la posizione in classifica».

Secondo   Antonino Morabito, responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, «Il quadro che emerge dal Rapporto Animali in Città mostra tutta l’urgenza, anche economica, di un totale cambio di strategia tra i diversi attori responsabili: Amministrazioni comunali, Regioni e Governo. Una città pet-friendly non è un sogno impossibile da realizzare, ma è fondamentale che le Istituzioni diano assoluta priorità ad anagrafe e sterilizzazione mettendo in campo soluzioni innovative ed economicamente vantaggiose per cittadini, al fine di “chiudere quei rubinetti” oggi totalmente aperti che ininterrottamente alimentano le vie del randagismo di cani e gatti, con tutti i problemi e le sofferenze che porta con sé. Nel contempo non è possibile trascurare oltre l’attivazione di efficaci e regolari controlli e sanzioni per il funzionamento delle regole di civile convivenza in città».

C’è poi il capitolo dei regolamenti e/o ordinanze sindacali che vietano e sanzionano l’utilizzo di esche e bocconi avvelenati: «Solo un Comune su due lo ha adottato (il 49% dei casi), molto meglio nelle grandi città (il 77% dei casi) che nelle medie (il 53% dei casi), mentre solo un Comune su tre delle piccole città lo ha fatto (il 32% dei casi)».  Un bel rischio in un Paese dove i Comuni che hanno cani liberi controllati e tutelati dalla Pubblica Amministrazione sono nel 72% dei casi al sud, nel 28% al centro e in zero casi al nord Italia. Per quanto riguarda l’esistenza di un nucleo del Corpo di Polizia municipale dedicato all’applicazione di regolamenti e ordinanze comunali sugli animali, il 54% dei Comuni ha risposto positivamente. Dato negativo per i lettori dei microchip: «Benché il 64% dei Comuni dichiari di aver dotato il proprio personale di tale lettore, andando a vedere quanti sono i microchip che le amministrazioni dichiarano di aver dato in uso al personale ne risultano soltanto 106 in tutta Italia, ossia in media 1 per Comune capoluogo».

Dall’indagine di Legambiente è emerso che il 54% dei Comuni sa dare informazioni ed ha predisposto procedure di intervento per aiutare i cittadini che soccorrono animali liberi in difficoltà, come un falco, un gabbiano ferito o un gattino. I contatti per rivolgersi ad un Centro di recupero di animali selvatici li ha invece solo il 15% dei Comuni. Risposte efficienti si riscontrano, tra i grandi centri, ad esempio a Napoli grazie al servizio h24 svolto dal pronto soccorso veterinario dell’ASL NA1, tra le medie città a Modena e tra le piccole città a Biella grazie al lavoro degli uffici comunali in collaborazione con i Centri di recupero della fauna selvatica.

La direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni, conclude: «In Italia sono milioni le famiglie che hanno animali da compagnia in casa. Una tendenza in crescita che sottolinea la necessità di ripensare e arricchire i centri urbani garantendo servizi e strutture di qualità a cittadini e ai loro amici a quattro zampe. Per realizzare ciò è indispensabile l’impegno delle amministrazioni per quanto riguarda una buona conoscenza della presenza e distribuzione di questi nuovi “abitanti”, la promozione di anagrafe canina e sterilizzazione degli animali, la sensibilizzazione dei proprietari di animali d’affezione a tenere comportamenti virtuosi nel rispetto dell’ambiente, delle persone e del benessere del proprio animale domestico. È inoltre importante rendere noti i contatti dello sportello comunale a cui le persone si possano rivolgere se soccorrono animali liberi in difficoltà. A questo riguardo il Rapporto Animali in città offre una accurata fotografia dei punti critici su cui lavorare per migliorare le nostre città attraverso l’impegno congiunto di amministrazioni e cittadini».