Rapporto BirdLife International: in Italia si cacciano 5 specie minacciate a livello globale

Coturnice, moriglione, pavoncella, tortora selvatica, tordo sassello

[3 maggio 2017]

Secondo la Lipu-BirdLife Italia, che anticipando alcuni dati del Birds in Europe 3, il nuovissimo studio di BirdLife International sullo stato di conservazione degli uccelli selvatici in Europa, che verrà presentato in anteprima europea a Parma il 20 maggio, in occasione dell’assemblea nazionale della Lipu, in Italia si possono cacciare « cinque specie il cui stato di conservazione si è fatto estremamente critico e richiede interventi immediati: la coturnice, il moriglione, la pavoncella, la tortora selvatica, il tordo sassello».

Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia, spiega che «Il nuovo studio europeo, oltre a confermare lo status ancora non favorevole di diverse specie cacciabili in Italia, classificate sotto le categorie SPEC 2 e 3  ha evidenziato che cinque specie inserite nelle liste delle cacciabili risultano ora classificate SPEC 1, ovvero minacciate a livello mondiale. Con lo studio precedente, del 2004, quattro di queste specie già versavano in condizioni sfavorevoli, essendo classificate SPEC 2 o 3, mentre la quinta, il tordo sassello, era classificata non-SPEC, cioè non minacciata. In 13 anni la situazione è dunque nettamente peggiorata, ritrovandosi ora tutte al massimo grado di classificazione negativa. Per questa ragione, abbiamo scritto con la massima urgenza ai soggetti preposti a garantire la tutela di queste specie, ovvero Ispra, regioni e ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole, chiedendo di intervenire senza esitazioni, in modo da escludere sin da subito queste cinque specie dalla lista delle cacciabili e predisporre un pacchetto di adeguate misure di conservazione».

Mamone Capria conclude: «Diversi fattori possono aver inciso su un calo così forte, dalla perdita di habitat ai mutamenti climatici alla caccia. E’ fuori discussione, in ogni caso, che occorra agire bene e in fretta per garantire protezione e limitare ulteriori danni alle specie, tra cui quelli che possono derivare dal prelievo venatorio».